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L’età postunitaria


Storia, Società, Cultura, Idee


Le Strutture Politiche, Economiche e Sociali


Nel 1861 con l’unità, l’Italia divenne una monarchia costituzionale regolata dallo Statuto Albertino (1848). A tutta l’Italia venne estesa la legislazione sabauda, in vigore in Piemonte. Solamente il 2% della popolazione aveva il diritto di voto (es. grandi proprietari terrieri). Con la Sinistra storica si ebbe un allargamento elettorale, ma di poca importanza, fino ad arrivare al 1913 dove si arriva al suffragio universale maschile.

Dopo l’Unità, l’Italia era un paese arretrato rispetto agli altri paese europei. Al governo vi era la Destra Storica che era contro ad uno sviluppo industriale, principalmente per due motivazioni:
Riteneva l’Italia non adatta, a causa delle scarse materie prime a disposizione
Era intimorita dal fatto che, con la formazione delle industrie, si sarebbe potuto formare un gruppo di proletariato di fabbrica che avrebbe causato tensioni pericolosi.
Si arrivò così alla conclusione che l’Italia avrebbe avuto la funzione di paese agricolo-commerciale. Essendo formata dalla borghesia agraria principalmente, la Destra storica applicò tariffe doganali molto basse per favorire l’esportazione dei prodotti agrari, allo stesso tempo favorivano l’importazione dei prodotti industriali, facendo così fallire le industrie italiane, schiacciate dalla concorrenza.
Vi era quindi una situazione di arretratezza, tranne per quanto riguardava il settore delle infrastrutture; comprendente la creazione di strade, ponti, ferrovie, opere pubbliche. Affiancato a questo settore vi fu una fortissima speculazione che però, portarono al fallimento di diverse banche.

Nel 1876 sale la Sinistra al potere, che si occupò principalmente di tutelare gli imprenditori industriali italiani, infatti venne istituito un protezionismo doganale. La nascita dell’industrializzazione venne favorita dall’unione con la Triplice Alleanza (Prussia e Austria) che inaugurò una politica di potenza, andava quindi potenziata l’industria siderurgica per poter avere l’acciaio necessario per la produzione di navi da guerra e cannoni. Affiancato a questo sviluppo vi è però una forte crisi agraria, anche a causa dell’arrivo di grandi quantità di grano americano a basso costo.

Con il mutamento dell’economia, vi è anche quello della struttura sociale italiana. Vi è l’Aristocrazia, prestigio e grande peso sociale, la Borghesia e il ceto medio comprendente commercianti, artigiani, professionisti ecc…
Vi sono infine i ceti popolari, da ben distinguere con i ceti superiori, le loro condizioni infatti diventano sempre più critiche, a causa delle imposte dirette, delle malattie e dalle leve militari obbligatori che sottraevano lavoratori agricoli validi.

Le Ideologie


Dal punto di vista letterale, gli scrittori hanno differenti tipi di atteggiamenti nei confronti dell’industrializzazione;
Atteggiamento apologetico (vedere in essa la realizzazione del progresso).
Atteggiamento di rifiuto romantico (in difesa dei valori passati)
Atteggiamento di curiosità conoscitiva (né pro né contro, indaga semplicemente i cambiamenti che porta).

Per quanto riguarda l’atteggiamento apologetico, si sviluppa il Positivismo caratterizzato dall’ottimismo e dal culto della scienza. Infatti la scienza viene ritenuta l’unico metodo valido, rifiutando così visioni religiose e idealistiche.
Essendo l’unico metodo valido, va applicato e esteso a tutti campi, compresi l’uomo e la società.
La fede nel progresso è legata alla scienza in quanto il poter conoscere e spiegare il reale ci consente anche di dominarlo, garantendo quindi la scomparsa dei mali fisici e sociali, creando una società più razionale.

Le Istituzioni Culturali

Si ha uno sviluppo dell’industria editoriale, perché il mercato assume dimensioni nazionali. Le imprese sanno quindi di poter aver molti più clienti fuori dall’Italia, essendo che solo 12% sapeva leggere e scrivere. Per poter promuovere i propri libri le imprese editoriale, solitamente, erano anche proprietarie di giornali e periodici per diffondere i loro prodotti.
I giornali però vengono inoltre utilizzati per politica (es. “Fanfulla della domenica”) o per cultura (es. “Nuova Antologia”, attiva ancora oggi).

Viene inserita l’istruzione elementare obbligatoria per due anni, con la legge Casati del 1859, non però troppo efficiente a causa degli scarsi fondi e dei maestri scadenti, che a stento sapevano parlare la lingua italiana. Nel 1877 venne inserita dalla Sinistra la legge Coppino che la rendeva obbligatoria fino a nove anni.
Come scopo principale, la scuola, voleva fornire a tutti un minimo di bagaglio culturale (“leggere, scrivere e far di conto”), con lo scopo anche di amalgamare la popolazione; funzione che possiamo individuare nel libro Cuore di Edmondo de Amicis (gruppo di studenti torinesi provenienti da tutte le classi sociali che devono imparare certe virtù e l’amore per la patria).
Vi era la possibilità di continuare a istruirsi, finiti gli studi elementari, raggiungendo istruzioni tecniche e successivamente arrivare alla laurea. La maggioranza delle persone si fermava alle elementari, ma, nonostante ciò vi fu una gran disoccupazione per coloro che erano diplomati e/o laureati, diedero quindi sfogo alle loro frustrazioni in proteste popolari e molti si avvicinavano al socialismo.
Diventa importante anche il teatro che mette in scena i problemi della borghesia (teatro realistico).

Gli Intellettuali

Dopo la fine del periodo risorgimentale, gli intellettuali perdono il ruolo sociale, si ha così un conflitto con la società, caratterizzato da atteggiamenti di rivolta e rifiuto dei valori borghesi. Nascono gli “Scapigliati” che seguono gli stili di vita “maledetti” dati da Baudelaire, qui incontriamo anche Verga e Carducci.
Con lo sviluppo della produzione letteraria si formano due gruppi di scrittori distinti: coloro che seguivano i propri obiettivi accettando l’insuccesso (es. Verga) e coloro che invece accettano il mercato e che man mano si adattano a scrivere per il pubblico (es. D’Annunzio).

Erano pochi coloro che appartenevano alle seconda categoria, infatti il restante viveva accettando un impiego pubblico, come ad esempio l’insegnamento. Si formarono quindi gli intellettuali specializzati (es. il chimico, il fisico, l’economista, il sociologo…), facendo perdere l’importanza del letterato, la quale sapienza non era l’unica per eccellenza, ma era considerata un tipo di sapere.


Storia della Lingua e Forme Letterarie


La Lingua

Durante il primo censimento nazionale, avvenuto nel 1861, si notò che l’analfabetismo raggiungeva il 78% e che solo lo 0,8% sapeva parlare e scrivere con sicurezza l’italiano.
Vi era quindi necessità di un’unificazione linguistica, ma vi era anche il problema di quale lingua diffondere. La prima proposta si ebbe da Alessandro Manzoni il quale voleva diffondere l’italiano parlato dai fiorentini colti, attraverso maestri e mediante l’uso di vocabolari, cercando di combattere l’uso dei dialetti. Fu però una proposta astratta e impraticabile, non poteva infatti venire imposto un modello linguistico dall’alto.
Bisognava invece che la lingua nascesse dalla circolazione di idee, soluzione di Graziadio Isaia Ascoli, che si oppose alla proposta di Manzoni, grazie alla quale si è formata la lingua italiana che parliamo ancora oggi.

Fu un processo lungo, lento, graduale e difficile (non completamente concluso nemmeno oggi). Contribuirono alla diffusione dell’italiano:
Leva militare obbligatoria
Scambi sul mercato nazionale
Estendersi della burocrazia (funzione di organizzazione pubblica)
Emigrazione all’estero (che metteva gli analfabeti in contatto con società più evolute)
Migrazioni interne (a causa dell’industrializzazione)
Diffusione di giornali e stampe
Comparsa dei cinema, radio e della televisione
Nonostante la diffusione dell’italiano, vi continuava ad essere la presenza dei dialetti che caratterizzavano la comunicazione quotidiana.

Fenomeni letterari e generi

Si possono identificare due tendenze poetiche differenti nel periodo dopo l’Unità, entrambe opposte al Romanticismo:
La prima è rappresentata dalla Scapigliatura, diffusa sopratutto a Milano, caratterizzata dal rifiuto di ogni fede religiosa e dalla rappresentazione del vero. Le loro idee sono caratterizzate da “Fiori del male” di Charles Baudelaire. Il linguaggio è invece caratterizzato da forzature espressive ottenute mescolando termini crudi con termini rari e preziosi.
La seconda tendenza è invece rappresentata dalla poesia carducciana, che vuole restaurare le forme classiche. Tratta di argomenti politici sia attuali che del passato risorgimentale.
Vi è inoltre il Verismo, che prende spunto dal Naturalismo rifiutandone però lo studio scientifico della letteratura.

Nella seconda parte dell’Ottocento il Romanzo diviene il genere più diffuso e più amato, utilizzato per esprimere le proprie esigenze artistiche.
Contribuirono alla sua diffusione romanzi europei come la “Commedia umana” di Balzac, o “Rougon Macquart” di Zola e infine i romanzi di Dickens (meno crudi di quelli di Zola).
Importanti sono anche i romanzieri russi, tra i quali incontriamo Dostoevskij e Tolstoj. Importante anche Flaubert che si basava sulla rappresentazione della stupidità borghese.

Accanto al romanzo incontriamo la Novella che grazie alla sua forma breve riusciva a soddisfare le esigenze di comunicazione e pubblicazione giornalistica. La Novella inoltre viene considerata come una possibilità di sperimentazione di temi e soluzioni narrativi, infatti molto scrittori applicavano le loro idee nella Novella, per poi andare a completare romanzi più impegnativi. E’ il caso di Verga, con Rosso Malpelo, dal quale poi riuscirà a sviluppare i Malavoglia.

Si sviluppano inoltre i Romanzi d’Appendice, rappresentati da romanzi pubblicati a puntate nei giornali nella sezione dedicata alla letteratura. Solitamente i romanzi a puntate venivano pubblicati però anche in un volume unico. Questi romanzi erano caratterizzati da linguaggi approssimativi, da intrighi complicati e rapporti tra i personaggi con netta separazione tra bene e male. Rappresentanti di questa tipologia di romanzo sono Mastriani e Invernizio.
Si diffonde inoltre la produzione letteraria femminile, utilizzata come denuncia della condizione di inferiorità sociale della donna. (es. “Una Donna” di Sibilla Aleramo).
Inoltre vi è la letteratura dedicata all’infanzia, con la quale bisogna proporre le virtù morali tra le quali la religione, la famiglia, l’amor per la patria, solidarietà con i meno fortunati (es. “Cuore“ di Edmondo de Amicis, o “Pinocchio” di Collodi). Alcuni romanzi per bambini però avevano anche un messaggio anti conformistico come ad esempio personaggi come “Sandokan” o “Il Corsaro Nero”.

Il teatro, oltre che essere luogo di divertimento e spettacolo, viene considerato anche come luogo di ritrovo, dove conversare e relazionarsi. Scompare la tragedia, sostituita dal dramma, che rappresenta la vita borghese di quei tempi con temi principali: famiglia e denaro (Torelli, Giacosa). Nasce inoltre il teatro dialettale (Bersezio, Bertolazzi).

Gli Scapigliati


Gli Scapigliati sono un gruppo di scrittori che operano nello stesso luogo (Milano) e nello stesso periodo (1860-1870). Il termine “Scapigliatura” stava ad indicare un gruppo di ribelli che amava vivere in maniera disordinata ed eccentrica, troviamo questo termine in un romanzo di Cleto Arrighi, l’equivalente del Bohème francese.
Come detto in precedenza, si ebbe il primo conflitto tra intellettuale e società della storia, infatti gli artisti andavano pian piano emarginati facendo nascere in essi comportamenti ribelli e anti borghesi. Gli scapigliati vedevano la modernità e il progresso economico sia con orrore che con rassegnazione, si limitano quindi a rappresentare il vero accettando la scienza concreta.
Si ha quindi una forma di “Dualismo” (titolo di un manifesto di Camillo e Arrigo Boito) caratterizzata da una mancanza di conciliazione tra orrendo e bello, vizio e virtù, male e bene.

Riprendono, inoltre, temi caratteristici del Romanticismo (sogno, irrazionale, fantastico, macabro, orrore, satanismo, bellezza…). Sopratutto quelli del Romanticismo tedesco (es. Jean Paul, Hoffman, Heine..), principalmente Baudelaire caratterizzato dalle sue opere che trattano di noia, vuoto e disgusti per la vita e l’angoscia per la vita moderna. Da Baudelaire prese spunto anche Edgar Allan Poe, nei suoi racconti fantastici e orrorosi.
Si sviluppano, sempre in questi periodo, i poeti del Parnasse; erano un gruppo di poeti francesi che aspiravano ad una poesia fredda e priva di emotività, ma allo stesso tempo impeccabile. Parnasse deriva da Parnaso; monte dedicato ad Apollo e alle muse, il movimento prese invece il nome da una raccolta del 1866 “Parnaso contemporaneo” pubblicato da Baudelaire, Gautier, Mallarmè, Leconte de Lisle e Verlaine.

Igino Ugo Tarchetti - “Fosca”

Inizialmente uscì puntate, in seguito nel 1869 venne pubblicato in un volume unico. La vicenda narra di un ufficiale d’esercito, Giorgio, che parla in prima persona, diviso tra due immagini di donna. Clara e Fosca. Clara è una bella donna, serena, con la quale ha una felice relazione, mentre Fosca è una donna brutta, isterica considerata donna-vampiro. Piano piano Giorgio, rimane colpito dal fascino di Fosca che, però muore dopo una notte d’amore con lui.



Il Naturalismo Francese

Si afferma in Francia nel 1870 basandosi sul positivismo, come ad esempio, prese spunto da questo movimento Hippolyte Taine. Credeva in un determinismo materialistico, che si basava su razza, ambiente e momento storico; cioè fattori che determinano la vita di un individuo.

Come precursori del Naturalismo possiamo individuare Honoré de Balzac, autore della Commedia Umana (Comedie Humaine), Gustave Flaubert autore di Madame Bovary. Infine troviamo i fratelli Edmund e Jules Goncourt (Germine Lacerteux).

Importante divenne Emile Zola, uno degli autori più rappresentativa del Naturalismo, che scrisse “Il Romanzo Sperimentale” nel quale affermava che la scienza doveva venire usata per poi studiare passione e sentimenti e infine riuscire a dominarli. A sua volte questi sentimenti modificano la società e a sua volte la politica e l’economia. Zola si sente quindi responsabile socialmente e politicamente, infatti attraverso la letteratura voleva correggere l’economia e la politica.
Tra il 1871 e il 1893 vengono pubblicati un ciclo di 20 romanzi, i Rougon-Macquart, dove l’autore descrive la società francese attraverso vicende familiari; attraverso queste vicende vuole dare un completo quadro della società francese dell’epoca in tutti i suoi aspetti, studiandoli di persona e raccogliendone una grande quantità di documenti e testimonianze.
Dal romanzo emerge una polemica contro la corruzione affiancato ad un interesse per i ceti subalterni, di cui sono denunciate le condizioni disumane di vita. Riproduce le immagini e le situazioni in modo realistico e ripugnante, tanto da scandalizzare i benpensanti e i moralisti, ma che gli concessero fama e ricchezza.

Oltre ad identificarsi nel movimento Naturalista, in Zola si riconosco anche tendenze romantico-decadenti; ad esempio per quanto riguarda le tendenze romantiche, attribuisce ad alcuni oggetti un valore simbolico e vi associa ulteriormente una componente di vitalismo panico che fonde l’uomo con la natura attraverso i sentimenti e le emozioni.

Gustave Flaubert

Dal 1851 inizia a scrivere l’opera “Madame Bovary” pubblicata nel 1857 ispirato ad un fatto di cronica che crea molto scalpore.
Nel 1862 pubblica l’opera “Salammbô”, romanzo storico che tratta dell’antica Cartagine.
Il romanzo Madame Bovary tratta di una ragazza di nome Emma Rouault che si sposa con un medico, Charles Bovary. La ragazza è ossessionata da pensieri romantici, causa dei tanti libri letti in età adolescenziale, e pensava che sposandosi avrebbe ottenuto tutto ciò. Nonostante il marito l’amasse e facesse di tutto per lei (ad es. cambiare paese), lei continuava a star male. Ha comunque relazioni con Léon e con Rodolphe, delle quali Charles non sa niente, dalle quali però Emma rimane delusa ugualmente. Arriverà a vivere una vita stravagante e dispendiosa che la porterà ad essere piena di debiti. Dopo una vita piena di sofferenza, Emma, decide quindi di prendere del veleno e suicidarsi.
Emma l’eroina protagonista del romanzo, può essere vista sotto un punto di vista positivo e uno negativo. Per quanto riguarda il primo, vi è una critica nei confronti della borghesia, infatti lei vuole scappare da quel mondo. Al contrario risulta anche lei stessa colpita dal mondo borghese e dalle sue caratteristiche dalle quali non riesce ad uscirne.
Vi è la presenza di un narratore onnisciente, il quale riesce a commentare e a spiegare le vicende e un utilizzo di un discorso indiretto libero.

Emile Zola

E’ figlio di un ingegnere italiano, nacque a Parigi nel 1840.
Trascorse l’infanzia ad Aix-en-Provence con il futuro Paul Cézanne.
Dopo la morte del padre fu costretto a lavorare nell’ambito del giornalismo che non abbandonerà neanche in seguito.
Le prime sue opere furono di tendenza romantica, ma successivamente subì l’influenza positivista, scrivendo il suo primo romanzo naturalistico.
In seguito si dedicò ad una collezione di romanzi; i Rougon-Macquart, dei quali fa parte “L’Assommoir” che grazie alle sue crude descrizioni riuscì ad ottenere successo. Piano piano cominciò quindi ad essere considerato un maestro e un caposcuola.
Acquistò quindi una villa a Médan dove riusciva a riunirsi con i suoi discepoli con i quali scrisse una raccolta di novelle “Le serate di Médan”.
Intraprese, inoltre, una nuova collezione, “Le tre città” dove è polemico contro la religione.
Una terza collezione venne rappresentata da “I quattro Evangeli” dove esprime le sue idee umanitarie.
Muore nel 1902 asfissiato da una stufa (si sospetta attentato per vendetta a causa delle posizioni assunte da Zola nell’affare Dreyfus).

Il Verismo italiano

Le opere di Zola arrivarono in Italia grazie alla diffusione negli ambienti milanesi della sinistra, perché essendo Zola uno scrittore sociale, era in lotta contro le ingiustizie della società. La società non era però pronta ad accogliere il Naturalismo francese.
Due figure che aiutarono l’espansione delle idee e le opere di Zola furono Verga e Capuana.
Capuana ci riuscì recensendone diverse opere, con le quali ottenne successo, soprattutto con “L’Assommoir”. Si notava chiaramente però che non condivideva il Naturalismo caratteristico di Zola, infatti non vedeva la letteratura con scopi estrinseci (cioè scopi sociali, politici, scientifici). In questo concordava con Verga, ma la vedeva semplicemente come capacità di rappresentare la realtà.
Il Verismo non può però essere veramente considerato un movimento, infatti non vi sono organizzazioni ne scuole che lo caratterizzano. Quando parliamo di autori veristi, essi non hanno realmente un pensiero comune, ma un semplice riferimento alla realtà.

Il romanzo russo

E’ caratterizzato da un’opposizione alla monarchia assoluta degli zar tramite romanzi realistici. Qui incontriamo Fiodor Dostoevskij e Lev Tolstoj.
Dostoevskij ebbe una vita difficile, caratterizzata da sventure familiari e difficoltà economiche. I suoi romanzi più famosi sono “Delitto e castigo” e “I fratelli Karamazov”, all’interno dei quali troviamo temi riguardanti il male che è insito nell’uomo, la religione…
Tolstoj, al contrario, era di nobili origini. Nei suoi romanzi troviamo la rappresentazione della complessità del reale, come in “Guerra e pace” e in “Anna Karénina”.


Giosuè Carducci

Nacque nel 1835 a Valdicastello da una famiglia medio-borghese.
Si laureò in Lettere nel 1856, iniziando la sua carriera come insegnante nelle scuole secondarie.
Nel 1860 ottiene invece la cattedra di Letteratura italiana all’università di Bologna, abbandonandola nel 1904.
Partecipò alla politica locale tramite periodici culturali (come “Fanfulla della domenica”).
Ottiene il premio Nobel per la letteratura nel 1906.
E, infine, muore nel 1907.

Cresce con idee principalmente democratiche e repubblicane, rimase quindi deluso dal trionfo in politica della Destra storica, al quale si oppose violentemente, ciò gli costò anche una sospensione dall’insegnamento.
Fu anche massone e anticlericale.
Successivamente, però si avvicinò alla politica di Crispi, e all’idea di un autorità monarchica.
Inizialmente Carducci aveva idee anti romantiche e difendeva gli autori classici, col passare del tempo però conobbe anche aspetti del romanticismo europeo, fino ad arrivare ad essere influenzato dal classicismo del secondo impero e dalle tematiche tipiche di Baudelaire.

Le prime opere sono quindi caratterizzate dal classicismo, “Juvenilia” e “Levia Gravia”. Al contrario “Giambi ed Epodi” sono insiemi di poesie che raccolgono gli sfoghi politici da democratico e le critiche contro il potere e infine tramite “Inno a Satana” esprime il suo essere contro la chiesa e alla tirannide papale.

Le “Rime Nuove” sono pubblicate nel 1887, sono un gruppo di poesie caratterizzate in parte dalle impressioni letterarie di Carducci, nelle quali vengono dedicate liriche ad Omero, Ariosto, Dante, Petrarca, Virgilio…
Un altre parte è, invece, caratterizzata da particolare eventi storici del passato cari al poeta come ad esempio la Roma repubblicana.
Infine una parte è dedicata ad un bisogno di evasione del poeta da un mondo moderno verso un’ Ellade piena di gioia e bellezza.
“Pianto antico” venne scritta nel 1871 in memoria del figlio Dante morto nel 1870.

Le “Odi Barbare” vengono pubblicate nel 1877, al quale si aggiunsero un secondo un terzo libro negli anni successivi. Vengono definite barbare perché devono venire lette con un ritmo moderno, i classici infatti penserebbero che fossero scritte da un barbaro se le leggessero. Ricevette molte critiche, ma alla fine venne preso come modello anche da D’annunzio.
Tratta degli stessi temi delle rime nuove aggiungendo bisogni evasivi di rifugiarsi in un passato visto come bello e forte.

“Rime e Ritmi” sono pubblicate nel 1899 e comprendono grandi odi celebrative scritte durante il periodo finale della vita di Carducci, quando era poeta ufficiale dell’Italia Umbertina.

Giovanni Verga


Nacque a Catania nel 1840 da agiati proprietari terrieri.
Compì i primi studi presso maestri privati dai quali assorbì il patriottismo e le idee romantiche, testimoniate dal romanzo scritto a soli 16 anni “Amore e patria”.
A causa del suo studio irregolare, si discosta pian piano dalla tradizione avvicinandosi a scrittori francesi moderni come Dumas.
Lascia Catania per soggiornare per alcuni anni a Firenze, atto necessario per riuscire ad entrare in contatto con la vera società letteraria italiana.
Nel 1872 si trasferisce a Milano, dove frequenta gli Scapigliati.
Inizialmente pubblica romanzi ancora legati ad un clima romantico (es. Eva, Eros, Tigre reale), successivamente si sposta invece verso il Verismo (es.Rosso Malpelo, Vita dei campi, Malavoglia, Novelle Rusticane, Mastro-don Gesualdo).
Nel 1893 torna a vivere definitivamente a Catania, dove cambia idee politiche, diventando chiuso e conservatore.
Muore a Catania nel 1922 (Stesso anno della salita al potere del fascismo).

I romanzi preveristi

“Una peccatrice”: Romanzo autobiografico, che tratta di un intellettuale che raggiunge fama e successo, ma si suicida a causa dell’amore della donna sognata.
Storia di una capinera”: Romanzo sentimentale che narra di un amore impossibile.
“Eva”: Tratta di un pittore che rinuncia ai suoi sogni per l’amore di una ballerina, con ciò Verga vuole spiegare quanto la società sia materialista.
“Eros” e “Tigre Reale” che recano molto successo Verga e sono un esempio di “Realismo” che analizza le piaghe della società.
“Nedda”: Romanzo del periodo romantico scritto nel 1874

La svolta verista

Ulteriori opere del periodo verista dell’autore sono “Rosso Malpelo”, pubblicato nel 1878, che tratta di un minatore e dell’ambiente nel quale vive, il tutto raccontato in maniera popolare, è il primo esempio di romanzo verista ispirato ad una impersonalità.
Questa CONVERSIONE, che si ebbe dal romanticismo al verismo, venne appunto dettata principalmente dal cambio dei temi e dei linguaggi, chiari sopratutto in “Rosso Malpelo”.

Politica e tecnica narrativa del Verga verista

Il nuovo metodo narrativo del Verga verista comprendeva un concetto di impersonalità.
Infatti, per porre il lettore faccia a faccia con i fatti e per evitare che veda i fatti attraverso la visione dell’autore, era necessaria un’”eclissi” del poeta. Non ci devono quindi essere commenti soggettivi dell’autore; così da dare l’impressione al lettore di star vivendo i fatti e non di stare leggendo e basta.
Bisogna quindi distinguere il tradizionale narratore onnisciente, tipico di Manzoni o Balzac, da quello del Verga in periodo verista.
Infatti il suo punto di vista non si avverte mai, non è uno specifico personaggio a raccontare, ma è il narratore che si mimetizza nei personaggi stessi.
Il lettore ha infatti la vera sensazione di trovarsi all’interno dei fatti.
Un esempio, è la frase iniziale di “Rosso Malpelo”, che dice: ≪Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo≫, è come se a raccontare fosse uno dei tanti minatori che lavoravano insieme a Malpelo.
Questo metodo narrativo, però, non offre esaurientemente caratteristiche e dettagli dei personaggi che si scopriranno durante la lettura; attraverso visoni della collettività popolare o attraverso ciò che essi stessi dicono e fanno.
Di conseguenza, il linguaggio è differente da quello colto dell’autore, perché spoglio, povero e pieno di modi di dire, di sintassi elementare e a volte scorretta che però devono rappresentare i personaggi.

L’ideologia verghiana

Verga era un forte pessimista, credeva infatti che la società fosse dominata da una continua lotta per la vita, dove il più forte schiaccia inevitabilmente il più debole. Questa è infatti una legge universale, immodificabile che colpisce nello stesso modo natura e animali.
Ha anche idee di impossibilità di cambiamento della società, quindi non “ha i diritto di giudicare”, se ogni intervento sembra inutile, la materia trattata.
In conclusione, a causa del suo forte pessimismo, Verga, sostiene che la letteratura abbia semplicemente una funzione riguardante lo studio e che non sia in grado di modificare la realtà, esprime ciò utilizzando la tecnica dell’impersonalità.
Questo pessimismo porta ad idee fortemente conservatrici, rifiutando quelle contemporanee, quelle democratiche e quelle socialiste.

Il verismo di Verga e il naturalismo di Zola

Vi sono profonde differenze tra i due modi pensare.
Per quanto riguarda il punto di vista; in Zola notiamo un distacco netto tra narratore e personaggi, attraverso il quale da giudizi sulle materie trattate, mentre in Verga il tutto viene raccontato dal punto di vista dei personaggi.
Vi è un’eccezione, ne ”L’Assommoir" di Zola, l’autore riproduce il gergo dei proletari parigini, ma rimane comunque la netta distinzione tra narratore e personaggi.
Inoltre, per quanto riguarda l’impersonalità, quella di Zola viene intesa come distacco dello “scienziato”, mentre quella di Verga è appunto l’eclissarsi del poeta.

Per quanto riguarda l’ideologia possiamo notare ulteriori differenze; come detto in precedenza, infatti Verga, a causa del suo pessimismo ritiene che la realtà e la società siano immodificabili e che quindi il poeta non abbia il diritto di giudicare, al contrario, Zola ritiene che la letteratura possa essere considerato come studio dei problemi politici e sociali.
Inoltre, la loro differenza è dettare anche dal luogo di provenienza, per Zola la Francia durante un grande sviluppo economico, mentre per Verga l’Italia del sud molto più arretrata.

“Vita dei campi”

E’ una raccolta di romanzi pubblicati tra il 1879 e il 1880, come ad esempio, “La Lupa” o “Pentolaccia”. Sono sottoposti anche essi alla tecnica narrativa dell’impersonalità e hanno tendenze romantiche.
Segna la contraddizione e l’indecisione di Verga tra la tendenza romantica e quella verista, alla quale troverà poi soluzione nei “Malavoglia”.

Il ciclo dei “Vinti”

Ne fanno parte, ad esempio, “I Malavoglia” e “Mastro-don Gesualdo”. Accomuna tutti i romanzi il principio di lotta per la sopravvivenza cercando di concentrarsi principalmente sui vinti.

“I Malavoglia”

Tratta di una famiglia di pescatori siciliani, i Toscano, soprannominati però Malavoglia. Vivono ad Aci Trezza nella “casa del nespolo” e posseggono una barca; la “Provvidenza”. Conducono una vita tranquilla e felice.
Dopo che ‘Ntoni, figlio di Bastianazzo e nipote di padron ‘Ntoni parte per il servizio militare, la famiglia si trova in difficoltà a causa della mancanza di braccia, per le quali dovettero assumere un lavorante da pagare. Inoltre Mena, la figlia maggiore, necessitava della dote per sposarsi.
Padron ‘Ntoni decide quindi di comperare una grande quantità di lupini a credito dallo zio Crocifisso per poi rivenderli, ma la barca Provvidenza naufraga, il carico va perduto e Bastianazzo muore.
Da questo momento la famiglia comincia ad essere colpita da una serie di sventure; la barca, dopo essere stata riparata, naufraga ancora, il secondogenito Luca muore nella battaglia di Lissa, la madre Maruzza muore di colera e la casa viene pignorata.
Queste sventure provocano la disgregazione del nucleo familiare; ‘Ntoni comincia a frequentare brutte compagnie, viene infatti coinvolto nel contrabbando e accoltella una guardia doganale, quest’ultima aveva infatti corteggiato la figlia minore Lia.
La storia finisce con la morte di padron ‘Ntoni, con l’impossibilità di attuare il matrimonio di Mena e con il riscatto di Alessi, l’ultimo figlio, della case del nespolo che continua ad esercitare il mestiere del nonno.

I Malavoglia rappresentano la tipica famiglia tradizionale a arcaica.
La vicenda si svolge a partire dal 1863, nel dopo Unità, durante il quale la società italiana andava pian piano a modificarsi, infatti presenta differente novità, come ad esempio la coscrizione obbligatoria. Togliendo infatti braccia al lavoro e dando inizio alla serie di sventure che colpirono la famiglia dopo quanto fatto, a ciò si aggiunsero le difficoltà economiche causate inoltre da tasse a dalla crisi del settore della pesca.
Queste situazione provocarono nella famiglia un processo di declassazione sociale, con la quale i Malavoglia passarono da pescatori proprietari di una casa e di una barca a nullatenenti vivendo giornata per giornata.

Analizzando i personaggi troviamo in ‘Ntoni una modernità, in quanto con la partenza per il servizio militare conobbe Napoli, metropoli con ritmi di vita completamenti diversi da quelli di Aci Trezza.
Al contrario troviamo in padron ‘Ntoni uno spirito tradizionalista.

Il romanzo ha una costruzione bipolare, cioè due punti di vista estremamente differenti; da una parte abbiamo i Malavoglia caratterizzati da fedeltà e valori puri, dall’altra parte troviamo invece la comunità caratterizzata dall’essere pettegola, cinica, mossa solo dall’interesse.
E’ proprio quest’ultima che “strania” i valori della famiglia Malavoglia, la preoccupazione di padron ‘Ntoni per il nipote ‘Ntoni nella tempesta in mare, viene vista come paura di perdere il carico di lupini.


Le “Novelle Rusticane”, “Per le vie”, “Cavalleria Rusticana”

Le “Novelle Rusticane” vengono pubblicate nel 1883, trattano di personaggi tipici della campagna siciliana.
“Per le vie” viene pubblicato nello stesso anno e tratta del proletariato cittadino
Nel 1884 pubblica invece “Cavalleria Rusticana”, la quale è un dramma teatrale che riscontra molto successo grazie alla rappresentazione di costumi esotici e passioni primitive.

Il “Mastro-don Gesualdo”

Si tratta del secondo romanzo dei cicli dei “Vinti”, viene pubblicato nel 1889 a puntate sulla rivista “Nuova Antologia”. Tratta di un muratore, Gesualdo Motta, che grazie alla sua intelligenza riesce ad accumulare una fortuna. Si sposa con Bianca Trao, sperando inoltre di riuscire ad entrare tra gli aristocratici, ma non vi riesce a causa delle sue origini da muratore. Viene infatti chiamato don mastro, termini che andavano ad indicare uno che si era arricchito. Anche la moglie lo respinge e non lo ama, dal loro matrimonio nasce Isabella. Dopo diverse sfortune si ammala di cancro al piloro (=stomaco), viene ospitato dalla figlia, dalla quale però viene relegato in disparte a causa delle sue maniere rozze, e poco dopo vi morirà sotto lo sguardo sprezzante e infastidito di un servo.

Vi è presenza, come nei Malavoglia, del principio dell’impersonalità, ma contritamente ad esso che si svolgeva in ambiente popolare, in questo incontriamo un ambiente borghese e aristocratico.
Ciò non variava il principio applicato dell’impersonalità, infatti ad esempio la storia dell’ascesa sociale del muratore viene raccontata non dal narratore ma dal personaggio stesso.
Un elemento che lo differenzia dai Malavoglia, riguarda i personaggi, come abbiamo visto in quest’ultimo non vi è un vero e proprio protagonista, ma due gruppi ben distinti di personaggi, mentre nel Gesualdo troviamo il protagonista, che attraverso principalmente il discorso indiretto libero riesce a far vedere al lettore il suo punto di vista.
Scompare inoltre la bipolarità dei personaggi presente nei Malavoglia, in quanto all’interno di questo romanzo la contrapposizione di idee è all’interno del protagonista; infatti i valori come quello familiare, sono compresi nell’essere del protagonista, ma vi è un problema, infatti, lui non riuscirà mai a praticare e metter in atto i valori posseduti perché frenato da un grande interesse economico.

L’ultimo Verga

Durante gli ultimi anni della sua vita, Verga si dedico alla stesura dell’ultimo romanzo del ciclo dei “Vinti” che no riuscì però mai a terminare. Pubblicò successivamente diverse raccolte di novelle che però scandirono il termine della sua attività letteraria. Iniziò ad occuparsi unicamente dei propri fondi agricoli dal 1903, fino ad arrivare al 1922 nel quale morì.
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