Ami le lingue? Come diventare mediatore linguistico

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

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Dopo il diploma arriva il momento della fatidica scelta, “il corso di laurea universitario che fa per me”. E spesso e volentieri sono dolori: molti giovani cercano infatti di raccogliere informazioni per non perdersi nel mare magnum dell’offerta formativa, cercando di non prendere cantonate e azzeccare proprio il corso che fa per loro. Scelta ardua e per nulla facile! Perché non tutti conoscono davvero l’iter che di primo acchito sembra li ispiri di più, da cosa c’è dentro (materie, stage, …) agli sbocchi professionali più gettonati. Ecco allora che AlmaLaurea viene in aiuto dando alcune dritte utili ed efficaci ai diplomati che si ritrovano a fare i conti con il loro futuro formativo e professionale: dalla conoscenza delle performance formative dei loro fratelli maggiori che hanno già conquistato il titolo, ai diversi percorsi magistrali più in linea con la triennale, fino all’appeal che i diversi titoli di laurea hanno sul mercato del lavoro.

MEDIAZIONE LINGUISTICA: PER I CITTADINI DEL MONDO - Mai pensato di iscriversi al corso di laurea di primo livello in mediazione linguistica? Cosa si studia veramente? Anche se c’è corso e corso, e ciascuna università lo organizza a modo suo, in generale le materie più diffuse sono: Lingue e Letterature Moderne, Lettere e Lingue Orientali. Sapete chi e come sono i ragazzi che decidono di seguire questo iter? A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a mediazione linguistica provenga in maggior misura da un liceo linguistico (38,5%) o scientifico (21%), ma nulla vieta che si arrivi anche da un istituto tecnico (20%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo tra libri, lezioni e interrogazioni se la cavano benino rispetto ai colleghi triennali: si laureano in media a 24,2 anni (ma attenzione, non tutti si immatricolano a 19 anni) e comunque, in generale, ci mettono 4,2 anni per conquistare il titolo triennale. E lo fanno portando a casa un voto medio di laurea pari a 101,5. In aula ci vanno eccome, 68 laureati su cento hanno seguito la stragrande maggioranza delle lezioni. Ma l’estero, c’è poco da fare, è loro meta preferita: ben il 47% ha fatto le valigie e si è portato a casa un’esperienze internazionale, soprattutto con un programma Erasmus. E anche sugli stage formativi i nostri futuri mediatori sanno stare sul pezzo: il 65% ne ha messo almeno uno in saccoccia.

E DOPO LA TRIENNALE? - In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che a un anno dalla conquista della laurea triennale si dividono quasi equamente tra lavoro e studio. Così il 46% s’iscrive alla magistrale, e poco meno 43% entra nel mondo del lavoro. Attenzione però che in entrambi i due lati della medaglia c’è un gruppetto di giovani, 12%, che mette insieme lavoro e studio. E poi c’è un 17%, tre punti in più della media, che non lavora, non studia e cerca occupazione. Ma quali percorsi di secondo livello scelgono quando vanno avanti negli studi? I più gettonati sono:
1) lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale (scelta dal 38%),
2) traduzione specialistica e interpretariato (28%),
3) lingue e letterature moderne europee e americane (16%).

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