Il 'merito'? Per 1 giovane su 2 in Italia non è premiato abbastanza. Meglio avere 'buoni contatti'

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Di Redazione
assorienta onore al merito

L’Italia? Un luogo dove contano i contatti che si hanno e dove il merito non viene premiato a sufficienza. Al punto che 1 su 3 ipotizza che il proprio futuro lavorativo sarà all’estero. Questa l’opinione che le ragazze e i ragazzi che si apprestano a diplomarsi hanno del proprio Paese e delle opportunità che gli potrà offrire negli anni a venire.
È quanto emerge dall’Osservatorio “Giovani e Orientamento” promosso da Skuola.net e AssOrienta – Associazione che raggruppa gli orientatori italiani – con lo scopo di comprendere l’idea che i più giovani hanno della vita dopo la scuola. Per farlo sono stati coinvolti 10mila alunni dell'ultimo triennio delle scuole superiori.

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  • Meglio le 'conoscenze' della preparazione


    La maggior parte – quasi 6 su 10 – pur avendo un'età in cui i sogni dovrebbero avere strada libera già pensa, infatti, che il merito sia un valore non considerato in Italia. Al punto che solo il 28% crede che sia ancora oggi valida la proporzione tra titoli di studio (e formazione più in generale) e successo in ambito lavorativo. Molto meglio avere le giuste 'relazioni': ne sono convinti più di 9 su 10 (per il 47% sono determinanti).

    Nell'immediato futuro di molti c'è una prova di selezione


    Tuttavia non c’è rassegnazione. Laddove la prospettiva desiderata preveda uno sbarramento, ovvero un test d’ingresso all’università oppure una prova di selezione per le professioni in divisa, non sono pochi quelli che si stanno preparando: accorpando i ragazzi dell’ultimo triennio delle superiori, circa 1 su 4 si è portato avanti col lavoro in largo anticipo; isolando i maturandi 1 su 2 ha iniziato a studiare ancor prima del lockdown (per qualcuno di loro, il 10% per la precisione, la preparazione è partita addirittura prima di iniziare il quinto superiore).

    Università strada maestra, ma attenzione alle professioni 'in divisa'


    Cosa li attende dopo il diploma? Il 75% al momento non vede alternative all’università, mentre il 9% si dichiara propenso a tentare direttamente l’accesso al mondo del lavoro. Se poi per il 3% è fattibile addirittura un anno sabbatico e per il 4% i percorsi professionalizzanti (ITS, AFAM, ecc.), il 5% invece ha messo nel mirino un concorso per l'ingresso nelle Forze Armate o di Polizia. Proiettando il dato sul totale degli studenti dell'ultimo triennio delle superiori si traduce in un bacino potenziale di 70mila aspiranti, spinti non tanto dalla stabilità lavorativa (prima motivazione per il 12%) quanto dai valori che incarnano le professioni in divisa (il 52%). Da notare come questi valori arrivino direttamente dal vissuto: solo 1 su 5, fra quelli interessati, ha ricevuto informazioni dalla scuola su come accedere a questo tipo di opportunità dopo il diploma.

    Il bando "Onore al Merito"


    È proprio osservando questa esigenza che AssOrienta ha pensato di coinvolgere uno dei suoi partner per permettere a quanti più giovani di perseguire il proprio sogno. Nasce così il bando “Onore al merito”, giunto nel 2020 alla seconda edizione, con cui l’Associazione Orientatori Italiani, in collaborazione con Nissolino Corsi - scuola leader in Italia per la preparazione ai concorsi nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia - ha messo a disposizione 391 borse di studio per prepararsi ad affrontare i concorsi ‘in divisa’ ad altrettanti ragazzi (di età compresa tra i 17 e i 26 anni). Selezionati in base a una procedura che mette al centro proprio il concetto di merito e che si è articolata su ben 3 prove: una di cultura generale, una con test logico-deduttivi, un colloquio motivazionale.





    Ai ragazzi la voglia di mettersi in gioco non manca


    Un’iniziativa che ancora una volta ha riscosso un enorme successo. Questo nonostante il bando sia stato aperto (e chiuso) in pieno lockdown e le prove si svolgessero a fine maggio, a poche settimane dalla conclusione di un complicato anno scolastico (per qualcuno a un mese dall'esame di maturità). Alla fine sono state più di 5mila le domande inoltrate agli oltre 65 centri della Nissolino Corsi dislocati sul territorio nazionale; 3.500 i ragazzi che hanno effettivamente potuto concorrere.

    L'impegno di AssOrienta


    “Giovani che guardano al futuro e inseguono le loro passioni. Ci rivolgiamo a loro e quest’anno, per la seconda volta, insieme a Nissolino Corsi aiutiamo quelle ragazze e quei ragazzi che sognano la divisa”, sottolinea il Dott. Emanuele Buscarino, Presidente di AssOrienta. “Parlare di divisa per tutti questi giovani significa parlare di ideali e valori da mettere in pratica con generosità e dedizione. Mai come in questi giorni le Forze dell’Ordine ce lo stanno dimostrando e vedere che una bella parte della futura generazione già abbraccia questi concetti, ci gratifica e ci inorgoglisce”.

    Scarseggia l'orientamento a scuola


    La motivazione, dunque, sembra non mancare ai nostri giovani, che però lamentano una carenza di attività di orientamento: per circa 6 studenti su 10 il proprio istituto non ha fatto abbastanza su questo fronte. Ecco perché solamente il 40% dei ragazzi intervistati (saliamo al 54% per i maturandi), ha già inquadrato il percorso da intraprendere dopo il diploma. Per gli altri si tratta di una scelta provvisoria o addirittura di tabula rasa.

    Il lavoro secondo la Generazione Z


    Ma che tipo di lavoratori saranno i ragazzi della Generazione Z italiana? Di sicuro emerge forte e chiara la ricerca di un senso più che di una soddisfazione economica: immaginando l’impiego del futuro, le tre caratteristiche principali sono la coerenza con le proprie passioni (al primo posto per il 49%), la retribuzione adeguata (in cima a tutto per il 16%), la possibilità di imparare cose nuove (al vertice per il 14%).

    Carriera e vita privata sono sullo stesso piano


    La più grande paura? In qualche modo legata al profilo appena tracciato: è ritrovarsi insoddisfatti del lavoro svolto (così per il 40%). Per questo più della metà (52%) sarebbe ben disposto a cambiare spesso posto di lavoro, per crescere. Ennesima riprova del fatto che, nonostante la disillusione di fondo, vogliono provare a emergere. Ciò però non vuol dire che, per realizzarsi, siano disposti a sacrificare del tutto la propria vita privata: 1 su 2 vorrebbe riuscire a bilanciare carriera e tempo libero, anche a costo di accontentarsi di guadagni ‘normali’.
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