Mascherine, come funzionano davvero? Le differenze fra le tipologie

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri
Tutti i tipi di mascherine e il loro grado di sicurezza

La mascherina è ormai diventata un “accessorio” essenziale per poter svolgere tutte quelle attività quotidiane ritenute primarie come lavorare o andare a fare la spesa, occupazioni in cui spesso sono imprescindibili anche forme di interazione sociale con altri soggetti.
Proprio per l’importanza che le mascherine oggi rivestono, sono diventate merce rara in quanto presa d’assalto da tutta la popolazione, costringendo molti anche a ricorrere a prototipi “fai da te”, cuciti in tessuto o ideati con materiali di ventura.
In generale, di qualsiasi tipo si tratti, tutte le mascherine in commercio e in uso si possono distinguere in due grandi categorie: mascherine con o senza filtro. Ma qual è il loro livello di sicurezza? E possono essere riutilizzate? Vediamo di rispondere a queste e ad altre domande, cercando di fare luce sul loro grado di affidabilità e sul loro corretto utilizzo.

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Mascherine con filtro

Le mascherine con filtro, per lo più identificate dalla nomenclatura N95, N99, N100 e FFP1, FFP2, FFP3, generalmente coprono la parte inferiore del viso riuscendo a isolare bene naso, bocca e mento. Il loro grado di sicurezza risulta abbastanza elevato in quanto il filtro permette sia l’inspirazione sia l’espirazione, proteggendo da polveri sottili, fumi e ovviamente anche dagli agenti patogeni presenti nelle goccioline di tosse o di muco, ritenuti i principali responsabili della diffusione del Covid-19.
Le mascherine con il filtro dunque proteggono da un’eventuale contaminazione sia chi le indossa sia gli altri con cui si viene a contatto.
In particolare, le tre classi di FFP, si distinguono per le seguenti caratteristiche:
    FFP1: sono comunemente usate in diversi settori industriali per salvaguardare le vie respiratorie dall’inalazione di particelle liquide e solide nocive. Hanno una capacità filtrante minima dell’80% e non sono molto indicate per proteggere dagli agenti patogeni trasmissibili attraverso l’aria.
    FFP2: anche questo tipo di mascherina è solitamente impiegato in diversi settori industriali. Possiedono una capacità filtrante del 94% e sono ideali per proteggere anche da nebbie, fumi e polveri presenti nell’aria.
    FFP3: sono le più sicure di tutte, per questo comunemente impiegate in tutti quei settori professionali ad alto rischio di infezione o contagio, in quanto possiedono una capacità filtrante pari al 99%.
Le tre classi di N invece sono dotate di filtri antiparticolato, nessuno dei quali resistente agli oli, differenziati in base alla capacità filtrante delle particelle patogene nell’aria:
    N95: filtrano il 95% dell’aria.
    N99: filtrano il 99% dell’aria.
    N100: filtrano il 99,97% dell’aria.

Mascherine senza filtro

Si tratta delle mascherine chirurgiche, immediatamente riconoscibili sia per l’assenza di filtro, sia per il solito colore blu o verde che comunemente le contraddistingue. A causa della mancanza del filtro e della minore aderenza al volto, risultano meno affidabili delle altre anche se comunque evitano la fuoriuscita di particelle durante la respirazione e durante colpi di tosse o starnuti.
Questo tipo di mascherina dunque protegge gli altri da possibili fuoriuscite, ma non chi la indossa.

I tipi di mascherine con o senza filtro


L’uso corretto delle mascherine

Le mascherine si possono riutilizzare? Mentre alcune sono riutilizzabili, altre sono monouso e ad indicare la loro natura è proprio un codice impresso su di esse che a seconda del tipo riporterà la lettera “R” per quelle riutilizzabili e le lettere “NR” per quelle non riutilizzabili.
In ogni caso, per garantire efficacia, le mascherine devono comunque essere cambiate ogni 4-5 ore ed è importante non solo evitare di toccarle ma, mentre si indossano o si rimuovono, è fondamentale anche prestare molta attenzione alle corrette norme igienico-sanitarie previste. È opportuno quindi lavare le mani prima e dopo la loro rimozione e gettare immediatamente le mascherine usate nel cestino dei rifiuti indifferenziati. In tal modo si evita il contatto con altre superfici e si scongiura quindi il pericolo di una possibile contaminazione.

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