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parafrasi di Odisseo e Calipso, parte 1

Testo tratto dalla fonte Odissea - Traduzione dal greco di Ippolito Pindemonte


Inorridì Calipso, e, con alate
Parole rispondendo, Ah, Numi ingiusti,
Sclamò, che invidia non più intesa è questa,
Che se una Dea con maritale amplesso
Si congiunge a un mortal, voi nol soffrite?
Quando la tinta di rosato Aurora
Orïone rapì, voi, Dei, cui vita
Facile scorre, acre livor mordea,
Finchè in Ortigia il rintracciò la casta
Dal seggio aureo Diana, e d'improvvisa
Morte il colpì con invisibil dardo.
E allor che venne innanellata il crine
Cerere a Giasïon tutta amorosa,
E nel maggese, che il pesante aratro
Tre volte aperto avea, se gli concesse,
Giove, cui l'opra non fu ignota, uccise
Giasïon con la folgore affocata.
Così voi, Dei, con invid'occhio al fianco
Mi vedete un eroe da me serbato,
Che solo stava in su i meschini avanzi
Della nave, che il telo igneo di Giove
Nel mare oscuro gli percosse, e sciolse.
Io raccogliealo amica, io lo nutria
Gelosamente, io prometteagli eterni
Giorni, e dal gel della vecchiezza immuni.
Ma quando troppo è ver, che alcun di Giove
Precetto vïolare a un altro Nume
Non lice, od obbliar, parta egli, e solchi,
Se il comandò l'Egidarmato, i campi
Non seminati. Io nol rimando certo:
Chè navi a me non sono, e non compagni,
Che del mare il carreggino sul tergo.
Ben sovverrogli di consiglio, e il modo
Gli additerò, che alla sua dolce terra
Su i perigliosi flutti ei giunga illeso.
Ogni modo il rimanda, l'Argicida
Soggiunse, e pensa, che infiammarsi d'ira
Potrebbe contra te l'Olimpio un giorno.
E sul fin di tai detti a lei si tolse.
L'augusta Ninfa, del Saturnio udita
la severa imbasciata, il prode Ulisse
Per cercar s'avviò. Trovollo assiso
Del mar in su la sponda, ove le guance
Di lagrime rigava, e consumava
Col pensier del ritorno i suoi dolci anni.
Chè della Ninfa non pungealo amore:
E se le notti nella cava grotta
Con lei vogliosa non voglioso passa,
Che altro l'eroe può? Ma quanto è il giorno,
Su i lidi assiso, e su i romiti scogli,
Con dolori, con gemiti, con pianti
Struggesi l'alma, e l'infecondo mare,
Lagrime spesse lagrimando, agguarda.


Parafrasi


A queste parole Calipso rabbrividì, chiara tra le dee,
e a lui rivolse sublimi parole dopo aver preso fiato:
<<Oh dei, siete empi e invidiosi più di ogni altro,
poiché disprezzate alle dee il congiungersi a letto con
uomini e se si legano al compagno
desiderato. In egual modo, quando Aurora dalle rosse
dita si unì ad Orione, voi dei dalla vita tranquilla lo
invidiavate tanto, al punto che Artemide, pura e dal trono
splendente, lo colpì con le sue frecce in Ortigia, uccidendolo.
Come quando Demetra dalle belle trecce, colta dalla passione,
si unì a Iasione nell’amore e nel letto,
nel campo arato tre volte: subito Giove ne fu conscio
e lo uccise colpendolo con un accecante fulmine.
Ancora una volta, oh dei, provate astio perché un uomo mortale
giace vicino a me. Ma, giunto su una carena, lo salvai,
dopo che Giove gli distrusse con un accecante fulmine
la spedita nave e la disseminò nel mare scuro come vino.
Così morirono tutti i suoi valorosi compagni,
ed il vento e il mare lo condussero fin qui.
Io lo amavo e sfamavo, giurandogli di renderlo
immortale e sconosciuto alla vecchiaia.
Ma siccome nessun altro dio può violare
o annullare in alcun modo il volere di Giove armato d’egida,
questo vagabondi, se viene chiesto e ordinato,
per l’infecondo mare: io non potrò accompagnerò
ovviamente in nessun luogo poiché non ho navi attrezzate né
uomini che possano accompagnarlo per le onde del mare.
Lo aiuterò volentieri con consigli, e non gli nasconderò
come raggiungere la sua patria senza conseguenze. >>
Le rispose allora il messaggero Argheifonte:
<<Allora lascialo partire e preoccupati dell’ira di Zeus,
in modo che egli poi non provi per te rancore pur
indignandosi>>. Dopo aver pronunciato queste parole
il valoroso Argheifonte andò via: la splendente ninfa allora
raggiunse il nobile Odisseo, dopo aver ascoltato il messaggio di Zeus.
Lo trovò seduto sulla spiaggia: i suoi occhi erano ancora
bagnati dalle lacrime, la vita in lui si logorava piangendo
per il ritorno, poiché non era più attratto da Calipso.
In verità egli dormiva nella cava spelonca,
svogliato, insieme a lei, desiderosa;
ma durante il giorno, seduto sugli scogli e sulle rive,
lacerando il suo animo piangendo, gemendo e soffrendo,
osservava spesso il mare infecondo, piangendo.
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