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Concetti Chiave

  • Argo, il cane da caccia di Ulisse, è descritto nell'Odissea come un simbolo di fedeltà e legame tra animale e padrone.
  • Nel 17° libro dell'Odissea, Ulisse, tornato a casa dopo vent'anni, viene riconosciuto da Argo nonostante il suo travestimento da mendicante.
  • L'incontro tra Ulisse e Argo è uno dei momenti più toccanti del poema, evidenziando il dolore della separazione e la lealtà del cane.
  • Argo è trascurato e malato, rappresentando le conseguenze della lontananza del suo padrone e la mancanza di cura da parte dei servi.
  • Eumeo spiega a Ulisse che Argo era un cane forte e veloce, ora ridotto in miseria per l'assenza del suo padrone e l'indifferenza degli altri.

Questo appunto di Epica descrive Argo, il cane da caccia di Ulisse, presentato nell’Odissea, fornendo una descrizione del cane, del rapporto fra Argo e Ulisse, e proponendo una parafrasi del testo del poema in cui l’autore descrive l'animale.
Il cane Argo nell’Odissea: descrizione e parafrasi del brano articolo

Il cane Argo nel racconto dell’Odissea

All’interno dell’Odissea, poema greco composto da Omero, che narra le vicende dell’eroe greco Ulisse a partire dalla fine della Guerra di Troia, figura anche il racconto e la descrizione di Argo, il cane di Ulisse. L’Odissea è un poema epico che si compone di ben ventiquattro libri, e la descrizione del cane Argo viene inserita all’interno del 17° libro. Nella trama della storia si evince come Argo sia stato il cane da caccia di Ulisse, che lo allevò prima di partire per la guerra di Troia, durata dieci anni. Nel 17° libro dell’Odissea si narra che Ulisse viene autorizzato da Alcino, re dei Feaci, per far ritorno ad Itaca, la sua terra natia; tuttavia, durante il viaggio Ulisse viene trasformato dalla Dea Atena in un mendicante. Sotto le spoglie del mendicante nessuno riesce a riconoscere Ulisse, e questi quindi si reca assieme ad Eumeo presso il palazzo in cui dimorava prima della guerra; qui ne Eumeo, il suo servo, né Penelope riconoscono la figura che si cela dietro agli abiti da mendicante, solo il suo fedele cane ne riconosce lo sguardo, anche se sono trascorsi vent’anni. Il racconto dell’incontro fra Argo e Ulisse rappresenta uno degli episodi più toccanti e commoventi racchiusi nell’intero poema, in quanto fornisce uno dei primi esempi nella storia del legame fra cane e padrone.

Il Passo dell’Odissea che narra dell’incontro fra Argo e Ulisse

Nel 17° Libro dell’Odissea è descritto accuratamente il momento in cui, dopo circa vent’anni trascorsi distanti, Ulisse ed Argo si incontrano di nuovo, anche se Ulisse è stato trasformato da Atena in un mendicante anziano. Di seguito si riporta la traduzione del passo dell’Odissea in cui è descritto l’incontro:
Cosi’ dicean tra lor, quando Argo, il cane,
Ch’ivi giacea, del paziente Ulisse
La testa ed ambo sollevo’ gli orecchi.
Nutrillo un giorno di sua man l’eroe,
Ma come, spinto dal suo fato a Troia,
Poco frutto pote’. Bensi’ condurlo
Contro i lepri ed i cervi e le silvestri
Capre solea la gioventu’ robusta.
Negletto allor giacea nel molto fimo
Di muli e buoi sparso alle porte innanzi,
Finche’ i poderi a fecondar d’Ulisse,
Nel togliessero i servi. Ivi il buon cane,
Di turpi zecche pien, corcato stava.
Com’egli vide il suo signor piu’ presso,
E benche’ tra que’ cenci, il riconobbe,
Squasso’ la coda festeggiando, ed ambe
Le orecchie, che drizzate avea da prima,
Cader lascio’: ma incontro al suo signore
Muover, siccome un di’, gli fu disdetto.
Ulisse, riguardatolo, s’asterse
Con man furtiva dalla guancia il pianto,
Celandosi da Eumeo, cui disse tosto:
“Eumeo, quale stupor! Nel fimo giace
Cotesto, che a me par cane si’ bello.
Ma non so se del pari ei fu veloce,
O nulla valse, come quei da mensa,
Cui nutron per bellezza i lor padroni”.
E tu cosi’ gli rispondesti, Eumeo:
“Del mio re lungi morto e’ questo il cane.
Se tal fosse di corpo e d’atti, quale
Lasciollo, a Troia veleggiando, Ulisse,
Si’ veloce a vederlo e si’ gagliardo
Gran maraviglia ne trarresti: fiera
Non adocchiava, che del folto bosco
Gli fuggisse nel fondo, e la cui traccia
Perdesse mai. Or l’infortunio ei sente.
Peri’ d’Itaca lunge il suo padrone,
Ne’ piu’ curan di lui le pigre ancelle;
Che’ pochi di’ stanno in cervello i servi,
Quando il padrone lor piu’ non impera.
L’onniveggente di Saturno figlio
Mezza toglie ad un uom la sua virtude,
Come sopra gli giunga il di’ servile”.
Cio’ detto, il pie’ nel sontuoso albergo
Mise, e avviossi drittamente ai proci;
Ed Argo, il fido can, poscia che visto
Ebbe dopo dieci anni e dieci Ulisse,
Gli occhi nel sonno della morte chiuse.

Il cane Argo nell’Odissea: descrizione e parafrasi del brano articolo

Parafrasi dell’incontro fra Ulisse ed Argo

Mentre questo dicevano tra loro (Eumeo e Ulisse), un cane che stava disteso, rizzò le orecchie e il capo. Quel cane era Argo, il cane di Ulisse, che un tempo lo allevò ma non poterono mai andare a caccia, perché Ulisse partì troppo presto per Troia; quando il padrone si allontanò perché il fato lo condusse a Troia per la guerra, abbandonarono Argo al suo destino, lasciandolo sul letame di muli e buoi che si trovava vicino alle porte della reggia, portato li dai servi di Ulisse per fecondare i campi.
Argo giaceva pieno di zecche, e quando Ulisse gli si avvicinò, si agitò scodinzolando e afflosciando le orecchie, ma non potè avvicinarsi al suo padrone in quanto era ammalato. Ulisse si voltò e si asciugò una lacrima senza farsi vedere da Eumèo, e poi disse: “è strano che un cane così, venga abbandonato sul letame, perché è bello e forte, ma non so se era anche veloce nella corsa o se era da banchetto o era solamente un cane allevato per la sua bellezza".
Eumèo dopo aver ascoltato quanto diceva il mendicante rispose dicendo: "questo è il cane di un uomo morto lontano, lo lasciò qui Ulisse, e se non fosse partito per Troia lo vedreste veloce e forte, bravissimo nella caccia; ma ora questo cane è infelice, perché il suo padrone è morto lontano e le ancelle non se si prendono cura di lui. I servi di Ulisse non lavorano più con tanta voglia senza il comando del loro padrone, perchè quando Zeus toglie a un uomo le sue virtù quando diventa schiavo non lavora più di propria iniziativa".
Così disse Eumèo e poi entrò nella reggia dei Proci.
Per ulteriori approfondimenti sull'odissea vedi anche qua
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del legame tra Ulisse e Argo nell'Odissea?
  2. Il legame tra Ulisse e Argo rappresenta uno dei primi esempi storici del profondo legame tra cane e padrone, evidenziando la fedeltà del cane nonostante gli anni di separazione e le avversità (testo).

  3. Come viene descritto Argo nel 17° libro dell'Odissea?
  4. Argo è descritto come un cane da caccia, un tempo forte e veloce, ora trascurato e malato, che giace nel letame, simbolo della sua triste sorte dopo l'assenza del padrone (testo).

  5. Qual è la reazione di Ulisse quando incontra Argo?
  6. Ulisse, riconoscendo il suo fedele cane, si astiene dal piangere per non farsi scoprire da Eumeo, ma esprime stupore e tristezza per la condizione in cui si trova Argo (testo).

  7. Che ruolo ha Eumeo nella descrizione di Argo?
  8. Eumeo spiega a Ulisse che Argo è il cane di un uomo morto lontano e sottolinea come, se fosse stato presente Ulisse, Argo sarebbe stato ancora forte e abile nella caccia, evidenziando la triste realtà della sua attuale condizione (testo).

  9. Qual è il messaggio finale dell'incontro tra Ulisse e Argo?
  10. L'incontro finale tra Ulisse e Argo, che si conclude con la morte del cane, simboleggia la perdita e la fedeltà, sottolineando il dolore della separazione e il passare del tempo (testo).

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