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parafrasi de La gara con l'arco dall'Odissea di Omero

Testo tratto dalla fonte Odissea - Traduzione dal greco di Ippolito Pindemonte


L’arco Euméo tolse intanto; e già il portava
E i Proci tutti nel garriano, e alcuno
Così dicea de’ giovani orgogliosi:
Dove il grand’arco porti, o disennato
Porcajo sozzo? Appo le troje in breve
Te mangeran fuor d’ogni umano ajuto
Gli stessi cani di tua man nutriti,
Se Apollo è a noi propizio, e gli altri Numi.
Impaurito delle lor rampogne,
L’arco ei depose. Ma dall’altra parte
Con minacce Telemaco gridava:
Orsù, va innanzi con quell’arco. Credi
Che l’obbedire a tutti in pro ti torni?
Pon cura, ch’io con iscagliati sassi
Dalla cittade non ti cacci al campo,
Io minor d’anni, ma di te più forte.
Oh così, qual di te, più forte io fossi
De’ Proci tutti, che qui sono! Alcuno
Tosto io ne sbalzerei fuor del palagio,
Dove il tesser malanni è lor bell’arte.
Tutti scoppiaro in un giocondo riso
Sul custode de’ verri, e della grave
Contra il garzone ira allentaro. Euméo,
Traversata la sala, innanzi a Ulisse
Fermossi, ed il grande arco in man gli mise.
Poi, chiamata Euricléa, parlò in tal forma:
Saggia Euricléa, Telemaco le stanze
Chiuder t’ingiunge, e dell’ancelle vuole,
Che per rumor nessuna, o per lamento,
Che l’orecchio a ferir le andasse a un tratto,
Mostrisi fuori, ma quell’opra siegua,
Che avrà tra mano allor, nè se ne smaghi.
Non parlò al vento. La nutrice annosa
Tutte impedì le uscite, e al tempo istesso
Filezio si gittò tacitamente
Fuor del palagio, e rinserrò le porte
Del cortil ben munito. Una gran fune
D’Egizio giunco per navigli intesta
Giacea sotto la loggia; ed ei con quella
Più ancor le porte rafforzò.
Ciò fatto, rientrava.


Parafrasi


L’onesto custode, preso l’arco ricurvo, glielo consegnò;
tutti i pretendenti presenti nella sala urlavano
e così qualcuno dei più altezzosi parlava:
<< Sciocco porcaro, pazzo, dove porti l’arco ricurvo?
Lontano dagli uomini, ti sbraneranno tra i porci
i feroci cani che tu stesso hai allevato, se ci saranno
benevoli Apollo e tutti gli altri dèi>>.
Detto questo, spaventato, egli lo rimise lì dove
l’aveva preso, a causa delle grida di molti nella sala.
Dall’altra parte Telemaco gridava minaccioso:
<<Porta l’arco, vecchio! Ti sottometterai a tutti per tua rovina:
che non ti rimandi in campagna lanciandoti pietre,
anche se più giovane: io ti sovrasto in forza.
Magari potessi sopraffare, con le braccia e la forza,
allo stesso modo tutti i Proci presenti in casa.
Subito manderei via spregevolmente taluni
da questa casa, poiché congiurano mali>>.
Tutti i proci risero felicemente a queste parole;
posero così fine alla rabbia contro Telemaco.
Il porcaro attraversò la sala reggendo l’arco
e, ormai vicino, lo consegnò al prode Odisseo.
Chiamò in disparte la nutrice Euriclea dicendole:
<< Sapiente Euriclea, Telemaco ordina
di chiudere le porte della grande sala, ben serrandole,
e se qualcuna sentisse grida e gemiti di uomini
da dentro, non esca fuori,
ma continui il proprio lavoro, silenziosamente>>.
Detto questo, ella comprese quelle parole
e chiuse le porte delle sale più visitate.
Filezio uscì silenziosamente fuori di casa
e serrò le porte dell’atrio murato.
Sotto il portico trovò una fune di fibra papiro
di una nave: serrò le porte e poi rincasò.
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