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Odissea - Riassunti dal libro 1 al libro 5

Libro I

Il concilio degli Dei

Telemaco, il figlio di Odisseo, era ancora un bambino quando suo padre era partito per la Guerra di Troia. Al momento in cui la narrazione dell'Odissea ha inizio, dieci anni dopo che la guerra stessa è terminata, Telemaco è ormai un uomo di circa vent'anni, e condivide la casa paterna con la madre Penelope e , suo malgrado, con un gruppo di uomini turbolenti ed arroganti, i Proci, che intendono convincere Penelope ad accettare il fatto che la scomparsa del marito è ormai definitiva e deve , di conseguenza, scegliere tra di loro un nuovo marito. La dea Atena, che è la protettrice di Ulisse, in un momento in cui il dio del mare Posidone (che invece è suo nemico giurato) si è allontanato dall'Olimpo, discute del suo destino con il re degli dei Zeus.

Minerva a Itaca/Il diverbio con i Proci

Quindi, assunte le sembianze di Mente, re dei Tifi, va da Telemaco e lo esorta ad andare al più presto in cerca di notizie del padre. Telemaco le offre ospitalità e insieme assistono alle gozzoviglie serali dei Proci; Telemaco litiga anche con due di loro ma poi si calma.
Il cantastorie Femio recita per loro un poema. Penelope si lamenta del testo scelto da Femio, ovvero il "Ritorno da Troia", perché le ricorda il marito scomparso, ma Telemaco si oppone alle sue lamentele.

Libro II

L'assemblea degli Itacesi

Telemaco si alza, si veste, e scende in paese per una riunione con gli anziani. Egizio parla e chiede perché Telemaco ha convocato questa riunione. Telemaco risponde che i Proci stanno "usurpando" la casa di Ulisse, e qualcuno li deve fermare. Nessuno si offre e Telemaco scoppia a piangere.

La tela di Penelope

Cantino rimprovera Telemaco e lo esorta a trovare a Penelope un marito, perché solo questo è il modo per far andare via i proci. Cantino minaccia Telemaco e gli impone di non lasciare la reggia di Ulisse.

Il presagio divino

Telemaco rifiuta di trovare una moglie a Penelope e Giove, in risposta alla sua richiesta di vendetta invia un segno. Due aquile si scorgono nel cielo, combattono fino ad arrivare alle case di Itaca.
Ali terse, grande lettore del volo degli uccelli, dice subito che Ulisse è vivo e tornerà per uccidere i Proci e che bisogna farli andare via.
Eurimaco invece si arrabbia e minaccia Ali terse: poi ribadisce quello che ha detto Cantino: deve trovare un marito a sua madre. Telemaco, furbo risponde che ha già scelto, andrà con una nave e venti uomini a chiedere notizie di Ulisse. Se è vivo, lo aspetterà, se è morto troverà un marito a Penelope e scaccerà i Proci.

La preghiera a Minerva

Telemaco, rimasto solo in riva al mare, prega Minerva di aiutarlo. Minerva, prese le sembianze di Mentore, un amico del figlio di Ulisse, lo rassicura dicendogli che tutto andrà bene, che lei sarà con lui, e che se ha preso dal padre non può fallire.

La preoccupazione di Ericlea

Telemaco torna a casa e rifiuta un invito a banchettare con i Proci. Loro lo insultano. Lui gli ignora e va in cantina dove c'è Euriclea e gli dice che dovrà partire, di preparargli le provviste e di non dirlo a Penelope prima del tempo. Euriclea scoppia a piangere e implora Telemaco di non andare. Esso la rassicura dicendogli che un dio gli ha detto di andare a cercare Ulisse.

Libro III

La nave approda a Pilo, sull'altra sponda del mar Ionio. Atena (questa volta nei panni di Mentore, amico devoto di Ulisse e consigliere del giovane Telemaco) fa parte dell'equipaggio, che viene accolto calorosamente da Pisistrato, figlio di Nestore. Il re di Pilo è molto vecchio, ma non ha perso niente della sua vivacità di spirito. Egli rievoca i lunghi anni passati davanti a Troia, loda il coraggio ed il buon senso di Ulisse in termini commoventi, e dà a Telemaco molti particolari sulla sorte degli altri capi achei : Agamennone, Diomede e Menelao. Conclude rassicurando il giovane che Atena non avrà certo lasciato morire un re come Ulisse, a cui tanto spesso ha testimoniato la propria benevolenza. Del resto la dea si manifesta in quel preciso momento sotto forma di una grande aquila di mare che vola verso la nave di Telemaco. Nestore si rallegra per il giovane e l'assicura che tutto avrà buon fine. Quindi manda a cercare anche i compagni di Telemaco e invita tutti nel suo palazzo per un banchetto in loro onore. Telemaco divide il letto con il giovane principe Pisistrato, che l'indomani accompagna il figlio di Ulisse a Sparta.


Libro IV

L'accoglienza di Menelao

Telemaco e Pisistrato giungono a Sparta, ma Menelao non si accorge che sono arrivati perchè c'è il matrimonio di suoi due figli. Però se ne accorge Eteone il servo che non sa se farli entrare o no. Menelao lo rimprovera e fa ristorare subito i due ospiti. Telemaco fa notare a Pisistrato che la casa di Menelao è ricca e sfarzosa, e se magari uguale a quella di Giove. Menelao lo sente e dice che mai niente di divino potrà essere eguagliato da qualcosa di terrestre. Dice anche che rinuncerebbe a due terzi della sua casa se potrebbe riavere i suoi compagni morti a Troia. Lui è tornato da Troia in sette anni ed è andato in Egitto ma è ancora triste perchè gli hanno ucciso il fratello, per colpa della moglie infedele di quest'ultimo. Ma il più sfortunato è stato Ulisse che non è ancora tornato a casa per quanto ne sappia lui. Telemaco scoppia a piangere, ma cerca di nasconderlo. Nonostante ciò Menelao se ne accorge.

Elena riconosce Telemaco

Elena arriva nella stanza e chiede a Menelao chi sono questi ospiti. E dice anche se quello (Telemaco) non è il figlio di Ulisse, perchè è uguale a lui. Menelao concorda ma Telemaco non vuole insuperbirsi e non dice niente e allora Pisistrato racconta la triste storia del figlio di Ulisse. Tutte le persone presenti nella sala si commuovono ma Menelao riporta la calma, e fa continuare gli ospiti a mangiare.

Il cavallo di Troia

Durante il banchetto Elena ha compassione di Telemaco e gli scioglie un potente farmaco che provoca sonnolenza. Poi racconta una vicenda che ha come protagonista Ulisse. Il padre di Telemaco era penetrato nella città travestito da mendicante e aveva ucciso molti soldati troiani prima di scappare. Anche Menelao racconta lo stratagemma del cavallo di Troia. Mentre erano dentro il cavallo di legno, Elena bussa al cavallo e fa tre giri intorno ad esso. Molti vogliono rispondere ma Ulisse li fa tacere con un cenno. Anticlo stava per rispondere quando Ulisse gli tappa la bocca.

Terminato il racconto di Menelao Telemaco si sente stanco e va a dormire.

Itaca, amata terra rocciosa

Menelao prega Telemaco di restare a casa sua, ma il figlio di Ulisse rifiuta cortesemente, dicendo che oramai deve tornare a casa, la sua amata Itaca. Menelao loda la sua saggezza e lo ricompensa con un cratere d’oro.

Intanto ad Itaca...

Intanto a Itaca i Proci stanno giocando, banchettando e divertendosi. A un certo punto arriva Noemone e dice ad Antinoo (capo dei Proci) che aveva prestato una nave e venti uomini a Telemaco ma che ora gli servivano delle navi. Antinoo si arrabbia e chiede a Noemone se Telemaco gli ha rubato la nave o se gliel’ha data di buon grado. Noemone risponde che gliel’ha data di buon grado, e con Telemaco sono partiti venti valorosi nobili, tra cui Mentore, che però potrebbe essere un dio travestito. Antinoo pensa che Telemaco potrebbe rivoltare contro di loro i valorosi uomini con cui è andato a Pilo. Quindi prepara un agguato al figlio di Ulisse.

Il sogno di Penelope

L’araldo Medonte ha sentito tutto e lo riferisce a Penelope. Essa si accorge che Telemaco è quindi partito. Euriclea gli confessa che lei lo sapeva già. Penelope si addormenta, disperata.
Sogna che Minerva, travestita da Iftime, la figlia di Icario, gli dice che Telemaco è vivo e sta già tornando a casa. Ma Penelope non si calma e teme che qualche sciagura colga Telemaco. Ma Minerva e’ sempre accanto a Telemaco, e lo condurrà a casa. Penelope chiede anche come sta Ulisse ma Minerva non gli risponde. La moglie di Ulisse si sveglia molto più tranquilla. Intanto i Proci sbarcano su un’isola rocciosa, e preparano l’agguato a Telemaco.

Libro V

Il volo di Ermete

Si tiene un nuovo concilio sull'Olimpo e Minerva cerca di commuovere Giove narrandogli la storia di Ulisse. Giove acconsente a mandare Ermete da Calipso per liberare il re di Itaca. Minerva chiede anche di poter proteggere Telemaco dai Proci che gli stanno tendendo un agguato, e Giove gliene da il permesso. Appena Ermete arriva alla caverna di Calipso si meraviglia della bellezza dell'isola.

La grotta di Calipso

Ermete entra nella grotta dove Calipso tesse e canta. La grotta è enorme e sfarzosa.

L'incontro tra Calipso e Ermete

Calipso accoglie Ermete, ma quando apprende il motivo della visita, va su tutte le furie e dice che gli dei sono solo invidiosi. Lei ha salvato Ulisse, quindi ora è di "sua proprietà". Ma non può disubbidire a Giove e quindi a malincuore va a chiamare Ulisse.

Ulisse è diffidente

Calipso da il permesso a Ulisse di andare, ma lui non ci crede e pensa di essere preso in giro. Allora chiede a calipso di giurare che non è uno scherzo; lei giura e Ulisse si prepara mangiando un'ultima volta con la dea.

Una proposta allettante

Calipso cerca di convincere un'ultima volta Ulisse a restare offrendoli l'immortalità e gli predice delle sventure che sarebbero accadute se avesse solcato il mare. Ma Ulisse non molla e vuole partire.

La costruzione della zattera

Quindi Ulisse prende dei bei tronchi per costruire la zattera; dopo avere finito la dea lo riempie di viveri per affrontare il viaggio. Per diciassette giorni naviga spedito, ma al diciottesimo, quando ormai aveva avvistato Itaca, vede dei nuvoloni neri.

La tempesta

Nel frattempo Posidone era tornato all'Olimpo e, ancora arrabbiato con Ulisse, era stato lui a inviare la tempesta. Ulisse rimpiange di non essere morto in battaglia, gloriosamente, meglio di morire annegato in una tempesta. Ma un'onda lo sommerge e resta sotto per un po', ma riesce ad aggrapparsi a un pezzo della zattera, salvandosi la vita.

Il velo di Ino

Lo vide Ino, la dea dei naufragi, e ne ha pietà; quindi gli parla e gli chiede cosa ha fatto per meritarsi la rabbia di Nettuno. Ma lei lo salverà. Gli dice di togliersi i vestiti e cercare di nuotare, e di avvolgersi con un suo velo, che lo aiuterà, ma quando toccherà terra di lanciarlo lontano. Ulisse, nonostante sia diffidente, constata che può solo seguire i consigli di Ino. Minerva placa tutti i venti tranne Borea che porterà Ulisse all'isola dei Feaci.

Come raggingere l'isola

Ulisse si chiede cosa deve fare. Ormai è arrivato all'isola dei Feaci, ma questa è circondata da degli scogli, e non riesce a passare. Sta anche per schiantarsi contro una roccia aguzza ma Minerva lo salva.

Finalmente l'approdo

Ulisse individua uno sbocco di un fiume e lo risale pregando il dio del fiume di non farlo ingrossare, facendolo così morire. Il dio del fiume lo ascolta e lo fa approdare in un canneto. Ulisse però è incerto se dormire sulla riva del fiume, con l'umidità, oppure addentrarsi nel bosco, con il pericolo delle belve feroci. Alla fine sceglie di dormire dentro il bosco, e trova un perfetto rifugio. Lì si addormenta.

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