Daniele di Daniele
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il duello tra Paride e Menelao nel libro III

In questo appunto viene riportata la parafrasi di grossa parte dei versi dello scontro tra Paride e Menelao raccontato nel libro tre dell'Iliade. Paride ha rapito Elena, la moglie del re Menelao causando quindi l'annosa e celeberrima guerra tra Troiani e Achei. Durante lo scontro Paride invita uno dei nemici a farsi avanti e a combattere contro di lui. Accogliendo la sfida sarà proprio Menelao a volere affrontare Paride in duello.

Indice

Il duello tra Paride e Menelao, parafrasi versi 76-94
Il duello tra Paride e Menelao, parafrasi versi 245-383

Il duello tra Paride e Menelao, parafrasi versi 76-94

Paride disse così e fu molto felice Ettore, pensando ad una grande proposta e, andando nel mezzo della battaglia, tratteneva i battaglioni dei Troiani usando la lancia: e furono fatti sedere tutti.
Ma i Greci dai capelli lunghi tendevano l'arco contro di lui perchè volevano colpirlo con le frecce e coi sassi: allora Agemennone capo degli eserciti gridò forte: "Fermatevi Achei, non colpite Greci, Ettore dall'elmo abbagliante vuole dirci qualcosa!"
Agamennone disse così: essi smisero la battaglia, si zittirono di colpo; Ettore parlò ad entrambi gli eserciti: "Ascoltatemi, Troiani e Achei dai gambali robusti. Riporto la parola di Alessandro (Paride), per colpa del quale è nata la guerra; vuole che i Troiani e i Greci posino le belle armi sopra la terra che madre di molti. Lui e Menelao caro ad Ares combatteranno da soli nel mezzo, per Elena e per tutti i beni. Chi dei due vincerà sarà il più forte, si prenderà tutti i beni e la donna, e la porterà a casa. Noi altri facciamo i patti in modo leale e amicizia".
Disse così.

Il duello tra Paride e Menelao, parafrasi versi 245-383


E gli araldi diffondevano per la città di Troia i patti garantiti dagli dei portando due agnelli e vino che rallegra, frutto dei bei campi, in un otre di capra ed esso veniva trasportato dall’araldo Ideo e le coppe d’oro; e, standogli vicino, incitò il vegliardo pregandolo di sorgere e che egli fosse in invitato dai Troiani dominatori di cavalli, degli Achei chitoni di bronzo, a scendere nella pianura, per consacrare il patto leale con cui Menelao e Paride con lunghe aste combatterai per Elena, al cui vincitore andranno la donna e i beni, ed essi, dopo il patto leale, abitano la Troade, mentre gli altri prevede tornino ad Argo, all’Acaia belle donne.

Detto ciò il vecchio rabbrividì e ordino hai compagni di aggiogare i cavalli; ed essi ubbidirono; e Priamo montò e tirò indietro le briglie, vicino a lui salì sul cocchio bellissimo Antenore, e due, passate le Scee, reggevano i cavalli rapidi in direzione della battaglia.
Ma quando giunsero fra troiano ed achei, scendendo giu dal cocchio sulla tera natale di molti,
sii misero tra troiano ed achei. Si avvicinò subito il comandante Agamennone con Odisseo abilissimo; e gli araldi orgogliosi portarono i patti aventi testimonianza divina, mescolarono il vino nel cratere, versarono loro acqua sulle mani.
E Agamennone, traendo il coltello con la mano, tagliò i peli dalle teste degli agnelli e gli araldi li consegnarono ad entrambe le fazioni; in mezzo ad essi Agamennone, alzando le braccia al cielo pregò Zeus, onorandolo e venerandolo come gloriosissimo, massimo fra gli dei, Sole che tutto vede e tutto ascolta, e, rivolgendosi anche a Gaia e Poseidone, giunse ad annunciare il duello fra Paride, il quale aveva trasgredito giuramenti, e Menelao, come annunciato dal patto leale.
Se Paride avesse ucciso Menelao, si sarebbe tenuto Elena e tutti i beni, ed essi se ne sarebbero andati con le navi che vanno veloci sul mare; ma se Menelao avesse sconfitto Paride, allora avrebbe dovuto rendere Elena e tutti i suoi beni ai troiano, avrebbe dovuto pagare un compenso agli Argivi, che fosse stato conveniente e ricordato dalle generazioni a venire.
E se Priamo e i suoi figli non gli avessero voluto consegnare il compenso, qualora fosse morto Priamo, allora sarebbero rimasti li e avrebbero combattuto per averlo.
Finita la preghiera, tagliò col bronzo la gola agli agnelli e li depose per terra sussultanti; il bronzo tolse loro la forza. E con le coppe dal cratere attingono vino, lo gettavano fuori, ed essi ( gli Argivi e o Troiani) pregavano gli dei, lodando Zeus supplicando che chi avesse peccato per primo contro i patti, così come il vino si versava a terra, anche il sangue del peccatore si sarebbe versato, e quello dei suoi discendenti. E Priamo, padre di Paride parlò richiamando l’attenzione del pubblico confessando loro che non avrebbe potuto sopportare vedere il proprio figlio combattere con Menelao, e perciò si congedò per tornare a Ilio ventosa. Posò gli agnelli sul cocchio l’uomo pari agli dei e vi salì e vi tirò indietro le redini, vicino a lui Antenore salì sul cocchio bellissimo e i due tornarono a Ilio.

Ma Ettore, il figlio di Priamo e Ulisse, uomo glorioso, prima presero le misure del campo, poi tirarono i dadi all'interno di un elmo, per scegliere chi per primo dovesse lanciare l'asta.
I soldati pregavano, alzando le mani verso gli dei, e sia alcuni Greci che alcuni Troiani pregavano Zeus,lodandolo Gloriosissimo e supremo, supplicandolo di fare in modo che colui che causò questa guerra fra essi muoia e se ne vada nell'Ade e fra i loro due popoli rinasca l'amicizia e la lealtà.
Così pregavano: il grande Ettore, dall'elmo abbagliante, agitava l'elmo, senza sbirciare: e venne sorteggiato il turno di Paride. Gli altri allora si sedettero in fila, tenendosi vicino il proprio cavallo, irrequieto, e le armi decorate; ma il glorioso Paride, sposo di Elena, dai bei capelli, si vestì con una bella armatura.
Prima di tutto mise sulle gambe i gambieri, con copricaviglia d'argento, e poi mise la corazza di suo fratello Licaone, che gli andava bene, Si appese alla spalla la spada di bronzo con borchie d'argento e poi il grande e pesante scudo: in testa alla fine si mise un robusto elmo, con la cresta di crine di cavallo: il pennacchio che ondeggiava sembrava minaccioso; poi prese una forte lancia che si adattava a lui.

E nella stessa maniera Menelao battagliero vestì l’armatura.
Quando fuor dalla folla, di qua e di là, si furono armati,
s’avanzarono in mezzo ai Troiani e agli Achei,
guardando ferocemente; stupore teneva, a mirarli,
i Troiani e gli Achei schinieri robusti.
I due si fermarono vicini, nello spazio misurato,
scuotendo l’aste, irati l’un contro l’altro;
e prima Paride scagliò l’asta lunga,
e colpì lo scudo di Menelao tutto tondo.
Ma il bronzo non lo stracciò, si piegò la sua punta
dentro il valido scudo; allora si levò col bronzo
Menelao, pregando il padre Zeus chiedendogli di fare in modo che che si sarebbe potuto vendicare di chi primo gli ha fatto del male,
d’Alessandro glorioso, di ucciderlo per sua mano,
perché ciascuno tremi, anche degli uomini che saranno,
di far del male a un ospite ch’abbia mostrato amicizia.
E palleggiandola scagliò l’asta ombra lunga,
colpì lo scudo rotondo del figlio di Priamo;
passò l’asta traverso allo scudo lucente,
nella corazza lavorata s’inficcò
e lungo il fianco, diritta, stracciò la tunica
l’asta; ma quello, chinandosi, fuggì la Morte nera.
Menelao allora, traendo la spada a borchie d’argento,
l’alzò, colpì il frontale dell’elmo, ma intorno all’elmo
infranta in tre o quattro pezzi, la spada gli cadde di mano.
Menelao gemette, rivolto al largo cielo pregò Zeus imprecando che nessuno dei numi è più rovinoso di lui

Credeva che avrebbe punito del suo delitto Paride
e gli si spezzò in mano la spada, l’asta lontano
dalle sue mani fuggì inutile:non colpendolo.
e l’afferrò con un balzo per l’elmo chiomato,
lo rigirò, si mise a tirarlo verso gli Achei schinieri robusti;
e lo stringeva alla tenera gola il cinghio trapunto,
teso sotto il mento, chiusura dell’elmo chiomato.
Ormai riusciva a tirarlo, e gloria infinita acquistava,
se pronta non lo vedeva la figlia di Zeus Afrodite,
che spezzò la correggia, cuoio di bovino abbattuto.
Vuoto, dunque, l’elmo seguì la mano gagliarda,
e l’eroe fra gli Achei lo gettò roteandolo; i fidi compagni lo presero.
Egli si volse subito, impaziente d’ucciderlo
con la lancia di bronzo; ma lo sottrasse Afrodite,
agevolmente, come una dea, e lo nascose in molta nebbia,
e lo posò nel talamo profumato di balsami.

Hanno contribuito al presente documento: celo8 e xX_TeoT_Xx.

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