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Parafrasi versi 1-101 Libro III Iliade

Dopo che entrambi gli eserciti si furono schierati,i Troiani iniziarono a muoversi con urlo e strepito come gli uccelli: le gru che fuggono dall’inverno e le nubi minacciose, e sorvolano l’oceani con grida acute, portando guerra e morte al popolo pigmeo.
I Greci invece marciavano silenziosamente e valorosamente, pronti a darsi una mano a vicenda.
Come lo scirocco sparge la nebbia tra le cime della montagna - odiata dai pastori, amata dai ladri nel corso della notte – e uno ci scorge lontano fino a dove è in grado di lanciare una pietra: allo stesso modo si presentava la tempesta di polvere sollevata dai piedi dei guerrieri che attraversavano velocemente il campo.
Quando i due eserciti nemici si trovarono uno di fronte all’altro, Alessandro si fece avanti nelle prime file dell’esercito troiano, bello come un Dio.
Indossava una pelliccia di pantera, l’arco curvo e la spada; muoveva in maniera agitata due lance di bronzo per sfidare i Greci.
Vide Menelao davanti a tutti, mentre avanzava a passi rapidi, glorioso; il suo cuore si rallegrò come quello di un leone che si imbatte in un grande corpo o capriolo disteso per terra e, spinto dalla fame, vuole mangiarlo, non importandosene dei latrati degli scattanti cani e dei giovani molto fiorenti; in questo modo gioì Menelao alla vista di Alessandro. Pensando infatti alla vendetta da arrecargli, scese armato dal cocchio.
Nel momento in cui Alessandro lo vide apparire tra i primi, fu assalito dal terrore: e indietreggiava tra la folla dei suoi compagni cercando di scampare la morte.
Come quando una persona scorge tra le gole di una montagna un serpente e indietreggia, balza e fugge via, tremante di paura e bianca in viso: nello stesso modo Alessandro, provando paura verso il figlio di Atreo, si dileguò tra la folla dei soldati troiani.
Ettore lo vide, e rimproverandolo con parole dure, gli andò incontro gridando: “Oh scellerato!
Oh seduttore di donne, grazioso quanto vile! Oh, non dovresti essere venuto al mondo o saresti dovuto morire senza essere sposato, soprattutto questo vorrei, che tu fossi migliore, anziché essere una così grande vergogna. Senti le risate dei gioiosi Greci che prima pensavano fossi valoroso guardando il tuo aspetto, e ora hanno la prova di quanto la tua anima vile e fiacca.
E vigliacco come facevi a varcare il mare con i compagni fedeli? e come hai fatto ad entrare in contatto con persone straniere e a rapire la bellissima donna, una nuora di guerrieri armati, dalla terra lontana, mettendo nei guai tuo padre e tutta Troia ed infamar te stesso?
Perchè fuggi? perchè non attendi lo scontro con Menelao? Allora saprai si merita e può godersi la bellissima sposa (Elena): non ti aiuteranno né la cetra né i doni di Afrodite, né la tua grande bellezza e né la chioma, quando cadrai sconfitto per terra.
Oh fossero meno paurosi i Teucri!Saresti già vestito di pietre per le cose malvagie che hai commesso.”
Alessandro (Paride) replicò: “Ettore, hai ragione a
rimproverarmi, e ti capisco.
Ma quel tuo duro cuore assomiglia ad una scure che taglia l’albero di una nave e utilizzata con molta forza,
Il fiato del fenditore e il nerbo raddoppiano.
Non rinfacciarmi i doni di Ciprigna (Afrodite), perché, qualunque pur sia, gradito e bello è pur sempre il dono d’un Dio; rinnegarlo non è nel nostro volere. Adesso se ti fa piacere che io scenda a duellare, fai in modo che gli eserciti achei e troiani stiano tranquilli, e mettete nel mezzo me e Menelao, a combattere per Elena e per tutte le sue ricchezze. Colui che vince, abbia la donna e tutti i tesori e si porti Elena a casa sua; e tutti voi, dopo avere raggiunto un accordo, vivrete nel territorio fiorente di Troia sicuri, e quelli di Argo, nutrice di cavalli, ritorneranno lì e in territorio greco dalle loro splendide donne.»
Sentendo queste parole, Ettore brillò di gioia, e sollevando l’asta, si fece spazio tra la folla e face cenno alle sue schiere di fermarsi.
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