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parafrasi del testo incontro di Enea e Didone

Testo tratto dalla fonte Eneide - Traduzione dal latino di Annibale Caro


Rimase in chiaro Enea, tale ancor egli
Di chiarezza e d’aspetto e di statura,
Che come un Dio mostrossi: e ben a Dea
Era figliuol, che di bellezza è madre.
Ei degli occhi spirava e de le chiome
Quei chiari, lieti e giovenili onori
Ch’ella stessa di lui madre gl’infuse.
Tale aggiunge l’artefice vaghezza
A l’avorio, a l’argento, al pario marmo,
Se di fin' oro li circonda e fregia.
Cotal, comparso d’improvviso a tutti,
Si fece avanti a la regina, e disse:
Quegli che voi cercate Enea troiano,
Son qui, dal mar ritolto. A te ricorro,
Vera regina, a te sola pietosa
De le nostre ineffabili fatiche.
Tu noi, rimasi al ferro, al fuoco, a l’onde
D’ogni strazio bersaglio, d’ogni cosa
Bisognosi e mendici, nel tuo regno
E nel tuo albergo umanamente accogli.
A renderti di ciò merito eguale
Bastante non son io nè fôran quanti
De la gente di Dárdano discesi
Vanno per l’universo oggi dispersi.
Ma gli Dei (s’alcun Dio de’ buoni ha cura,
Se nel mondo è giustizia, se si truova
Chi d’altamente adoperar s’appaghe)
Te ne dian guiderdone. Età felice!
Avventurosi genitori e grandi
Che ti diedero al mondo! Infin ch' i fiumi
Si rivolgono al mare, infin ch’a’ monti
Si giran l’ombre, infin c’ha stelle il cielo,
I tuoi pregi, il tuo nome e le tue lodi
Mi saran sempre, ovunque io sia, davanti.
Ciò detto, lietamente a’ suoi rivolto,
Al caro Ilïoneo la destra porse,
La sinistra a Sergesto, e poscia al forte
Cloanto, al forte Gìa: l’un dopo l’altro
Tutti gli salutò. Stupì Didone
Nel primo aspetto d’un sì nuovo caso,
E d’un uom tale, indi riprese a dire:
Qual forza o qual destino a tanti rischi
T’hanno in sì strani, in sì feri paesi
Esposto, o de la Dea famoso figlio?
E sei tu quell’Enea che in su la riva
Di Simoenta il gran dardanio Anchise
Di Venere produsse? Io mi ricordo
Quel che n’intesi già da Teucro, quando,
Fuor di sua patria, il suo padre fuggendo,
Nuovi regni cercava. Egli a Sidone
Venne in quel tempo a dar sussidio a Belo.
Belo mio padre allor facea l’impresa
E ’l conquisto di Cipro. Infin d’allora
Io del caso di Troia e del tuo nome
E de l’oste de’ Greci ebbi notizia.
Ed ei ch’era sì rio nimico vostro,
Celebrava il valor di voi Troiani,
E trar volea da Troia il suo legnaggio.
Voi da me dunque amico e fido ospizio,
Giovini, arete. E me fortuna ancora,
A la vostra simile, ha similmente
Per molti affanni a questi luoghi addotta,
Sì che natura e sofferenza e pruova
De’ miei stessi travagli ancor me fanno
Pietosa e sovvenevole agli altrui.

Parafrasi


Apparve Enea in piedi e risplendette nell’aria limpida,
simile per volto e corpo ad un dio, poiché la stessa Venere
donò al figlio una chioma elegante, infuse una splendente
giovinezza e negli occhi un’amabile grazia.
Come l’artista che aggiunge bellezza all’avorio, come quando all’oro
rossiccio viene unito l’argento o il marmo di Paro.
A sorpresa, si volge allora a Didone e subito
dice: <<Avete davanti colui che cercate,
il troiano Enea, scampato alle acque della Libia.
Oh Didone, che solo tu hai pietà per le pene immense
di Troia e di noi, esausti per tanti eventi per terra
e per mare, accoglici come amici bisognosi di tutto
in città, nella reggia; né noi né coloro della stirpe di Dardania,
che vasta è nel mondo, non siamo in grado
di renderti degne preghiere.
Ma se qualche dio volge gli occhi ai devoti, se mai in terra
hanno pregio la giustizia e la coscienza del bene, gli dei
ti diano degno compenso. Quale felice epoca
ti diede vita? Quali nobili genitori ti crebbero così umana?
Finché correranno al mare i fiumi, finché i dorsi
dei monti mostreranno le loro ombre, finché pascoleranno
le stelle nel cielo, sempre dureranno le tue virtù,
il tuo nome e la tua gloria, qualunque paese mi chiami>>.
Detto ciò, porge la mano destra al caro Ilionèo, la sinistra a Seresto
e man mano anche al forte Gia, al forte Cloanto e agli altri.
La Sidonia Didone dapprima stupì a vederlo,
poi ascoltando la triste storia dell’eroe, disse:
<<Figlio di dea, quale destino ti insegue in mezzo a questi grandi
pericoli? Quale forza ti spinge verso inospitali lidi?
Sei tu quell’Enea che la divina Venere ed Anchise Dardanio
diedero vita presso le acque del Simoenta di Frigia?
Ricordo bene che Teucro, scacciato dal suo territorio,
venne un giorno a Sidone per cercare un nuovo regno,
aiutato da Belo; allora mio padre Belo saccheggiava
e otteneva vittorioso la ricca Cipro.
Perciò da allora di Troia ne conobbi
la caduta, il tuo nome e quello dei principi Achei.
Teucro, benché nemico, lodava molto i Troiani
e si credeva discente dal ceppo antico dei Teucri.
Avanti, dunque, oh giovani, entrate nella mia casa.
Uno stesso destino volle che anch’io colpita da
numerosi affanni, qui giungessi alla fine:
consapevole del male sono propensa a soccorrere i miseri>>.
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