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l'inganno del cavallo nell'Eneide

Eneide: L'inganno del cavallo

Enea approda sulle coste africane dove viene accolto dalla regina di Cartagine, Didone, e viene ospitato con i compagni nella sua reggia. Durante il banchetto offerto in suo onore, Didone prega Enea di narrare le vicende riguardanti la terribile distruzione di Troia. Sono ricordi che riaprono indicibili ferite e riacutizzano passate sofferenze, tuttavia l'eroe troiano, per compiacere la sua ospite, rievoca gli ultimi momenti di Troia e l'inganno architettato dai Greci per conquistare e vincere la città.


Tacquero tutti e tenevano attento lo sguardo.
Allora dall'alto giaciglio il padre Enea cominciò:

Mi chiedi, o regina, di rinnovare un dolore indicibile,
il modo tenuto dai Danai nel distruggere la potenza troiana
e il regno sventurato, tristissimi fatti dei quali
fui testimone e protagonista. Chi mai a raccontarli,
mirmidone o dolope o soldato del duro Ulisse,
frenerebbe le lagrime? E già l'umida notte discende
dal cielo e le stelle al tramonto conciliano il sonno.
Ma se desideri tanto di conoscere le nostre vicende
e di udire brevemente l'estremo travaglio di Troia,
sebbene l'animo inorridisca al ricordo e sempre si sia
abbandonato al pianto, comincerò.

Parafrasi


Tutti tacquero e interessati tendevano il viso.
Dal triclinio Enea cominciò a raccontare:
Desideri che io faccia rivivere un dolore indicibile, o regina,
ossia come i Greci distrussero i troiani e il loro regno,
le cose tristi che ho visto, e di cui ne feci parte.
Chi mai a raccontare certi fatti non piangerebbe anche se fosse mirmidone o dolope
o anche un soldato del duro Ulisse?
E' già notte e le stelle invitano a dormire. Ma se il desiderio di conoscere le nostre vicende, ascoltare l'angoscia estrema di Troia, sebbene il mio animo inorridisca a ricorso e sempre si sia
lasciato andare al pianto, inizierò a raccontarti.
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