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L’Epica classica


L’epica classica comprende gli antichi poemi che raccontano in modo “epico” (cioè solenne) le imprese guerresche e le avventure degli eroi avvenute in un tempo lontanissimo e quindi mitico.
• l’Iliade, scritta in greco da Omero nell’VIII secolo a.C. che narra della guerra degli Achei
(Greci) contro Ilio (Troia) e dell’assedio della città;
• l’Odissea, scritta in greco da Omero nell’VIII secolo a.C. che racconta le avventure di
Odisseo (Ulisse) che è prigioniero della ninfa Calipso e decide di ritornare in patria, ad
Itaca, dopo numerose avventure;
• l’Eneide, scritta in latino da Virgilio nel I secolo a.C., che descrive le gesta di Enea che
fugge da Troia dopo l’assedio e, dopo varie peripezie, arriva nel Lazio dove dà inizio alla I poemi epici sono sempre scritti in esametri e sono testi lunghissimi, formati da tantissimi libri
o canti. Tutti i poemi epici hanno delle caratteristiche simili: iniziano sempre con un proemio o introduzione in cui si descrive l’argomento e si invocano le Muse o le divinità che sono fonte dell’ispirazione poetica; il narratore è sempre esterno (però nell’Eneide è ad un certo punto interno, infatti Enea ricorda in prima persona le avventure con Didone); i personaggi sono eroi straordinario “belli e buoni” cioè forti nel fisico e con dei valori morali eccezionali, gli
antagonisti sono creature mostruose, infine la morte di un eroe è sempre accompagnata da molti
Nei poemi epici vengono usati gli epiteti (cioè l’eroe viene descritto sempre con lo stesso
aggettivo, per ricordarlo meglio, es. “il pio Enea”) e i patronimici (cioè il personaggio viene descritto usando il nome del padre per indicare l’ascendenza, es. “pelide Achille” = Achille Gli Dei dell’epica classica vivono sul monte Olimpo, in Grecia, che esiste ancora oggi.
Il dio di tutti gli dei è Zeus (Giove), sposato a Era (Giunone) a cui però è spesso infedele, suscitando la sua ira. Zeus, a causa dei suoi numerosi tradimenti, ha quindi molti figli per il mondo: questi figli sono esseri semi-umani perché nati da un dio e da una donna mortale. Le dee
femminili sono Atena (Minerva) dea della sapienza, Afrodite (Venere) dea della bellezza e dell’
amore, Artemide (Diana) dea della caccia e della luna; gli dei maschili sono Apollo, dio del sole bellissimo che guida il carro solare, Ares (Marte) dio della guerra, Ermes (Mercurio), figlio di Afrodite, messaggero degli dei, Poseidone, dio del mare, Ade dio dei morti e sovrano degli Inferi.
Quando leggiamo i testi epici classici, abbiamo bisogno di fare la parafrasi per capire. Cosa significa ciò? Parafrasare dei versi significa esporre il loro contenuto in prosa con parole
proprie, in un linguaggio più semplice e quotidiano, in modo tale da ottenere una migliore comprensione; si tratta cioè di “tradurre” i versi in un linguaggio comune, che sia però fedele al testo. La prima operazione da compiere è quella di ricostruire l’ordine delle parole, impostando
la frase con soggetto, predicato e complementi. Molto spesso infatti i poeti cambiano l’ordine normale delle parole, mettendo il soggetto alla fine della frase o il complemento oggetto prima
del verbo, con il risultato di rendere i versi di difficile comprensione. In secondo luogo bisogna
sostituire le parole letterarie con altre di uso quotidiano. Infine si tratta di chiarire e sviluppare i
concetti, rendendo esplicite le informazioni poco chiare.
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