Maturità, meglio la "vecchia" o la "nuova"? I maturandi preferiscono la tradizione

Marcello G.
Di Marcello G.

Per un esame che arriva al capolinea, ce n’è un altro pronto in rampa di lancio. La Maturità 2018 sarà l’ultima prima della riforma. Dall’anno prossimo si cambia: via le tre prove scritte e ritorno ai due classici scritti (italiano e prova d’indirizzo), più peso al curriculum scolastico (quasi metà voto dipenderà dal rendimento in classe), relazione sull’alternanza scuola lavoro all’orale, prove Invalsi in quinta. Ma come stanno vivendo questo momento di passaggio i maturandi che tra pochi giorni inizieranno il proprio esame? Sono felici di sfruttare quest’ultimo treno o avrebbero voluto cimentarsi con la nuova maturità? Skuola.net lo ha chiesto a 2mila di loro. Gli studenti si dividono ma, su parecchi punti, le novità non sembrano proprio aver fatto breccia nel loro cuore.


Prove scritte: tre sono meglio di due?

Perché sulla struttura della maturità del futuro i pareri sono discordi: il 53% degli intervistati è contento che ancora per quest’anno ci saranno 3 prove scritte (che assegnano fino a 15 punti) e un orale che può valere 30 punti, ma il 47% avrebbe preferito solo due scritti (con un tesoretto di 20 punti per ciascuna prova) e un colloquio ridimensionato (a 20 punti anch’esso). Ma, ad esempio, la forma che dovrebbe assumere la seconda prova dal 2019 in poi non convince affatto. Le indiscrezioni vorrebbero per lo scritto d’indirizzo delle tracce multidisciplinari. I maturandi, però, bocciano questa ipotesi: l’80% è ben lieto che per l’ultima volta (anche se è tutto da vedere) ci si concentri su una sola materia.

Colloquio orale: tesina o relazione sull’alternanza?

Idee abbastanza chiare pure sul colloquio orale. In base alla nuova maturità, come detto, potrebbe sparire uno dei pilastri dell’esame di Stato: la tesina. A rimpiazzarla un report sul periodo di alternanza scuola lavoro svolto dagli studenti nell’ultimo triennio delle superiori. Ma il 67% dei ragazzi si tiene stretto l’elaborato su un argomento a piacere. Per l’11%, invece, ci dovrebbero essere entrambe le cose (tesina e relazione sull’alternanza). Solo il 22% - 1 su 5 – avrebbe atteso volentieri dodici mesi per cimentarsi con le domande sul proprio tirocinio.

Test invalsi in quinto superiore? Bocciati

Meno ostilità, invece, rispetto all’eventualità – in realtà è una certezza – che aver completato le ore di alternanza scuola lavoro (sempre dal 2019) sia preso come parametro di valutazione per l’ammissione all’esame: il 53% non è d’accordo, ma il 47% non ci vede nulla di scandaloso. Così come sull’entità del credito scolastico: al 52% sta bene che ammonti al massimo a 25 punti, ma il 48% non avrebbe disdegnato salire fino a 40. Decisamente più netti i giudizi su un’altra new entry della nuova maturità: i Test Invalsi, anch’essi requisito d’ammissione ma svolti prima dell’esame di giugno. Nonostante ciò, il 73% dei maturandi non pensa sia una buona idea attaccarli al treno della maturità figlia della ‘Buona Scuola’.
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3 ottobre 2018 ore 16:30

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