Ominide 172 punti

Tempo Spazio Personaggi/azioni
Venerdì 10 novembre (notte) Palazzotto di Don Rodrigo Il Griso e i bravi tornano senza Lucia
Sabato 11 Novembre (mattino) Villaggio di Renzo Il Griso prende informazioni sull'accaduto
Strada fra Monza e Milano Renzo si dirige a Milano e arriva in città

1° sequenza- il resoconto del Griso- narrativa dialogica
Don Rodrigo attende il Griso e dei suoi bravi nel suo palazzotto. Pensa che il rapimento di Lucia potrebbe destare sospetto e Renzo, Fra Cristoforo, Agnese o il podestà (la giustizia) potrebbero venire a cercarla. Si rincuora sperando di aver vinto la scommessa con il cugino Attilio.

2° sequenza- l'arrivo del Griso e dei bravi + resoconto della missione
Mentre riflette, sente un calpestio, va alla finestra e vede arrivare dalla finestra il Griso e gli altri uomini senza bussola né Lucia; infuriato, Don Rodrigo accoglie il Griso. Il bravo gli spiega l'accaduto della notte precedente e Don Rodrigo ammette che il suo uomo si è comportato bene. A entrambi viene il sospetto che ci possa essere una spia in casa, poi il signore dà ai bravi tre ordini:
1. Minacciare il console perché non riferisca i fatti alla giustizia --> fatto raccontato nel cap. 8)
2. Recuperare la bussola
3. scoprire qualcos'altro sull'imbroglio di quella notte
Il Griso va a letto contento delle lodi del suo padrone.

3° sequenza- dialogo tra il conte Attilio e Don Rodrigo- dialogica
Il giorno dopo è San Martino, e il conte Attilio ha vinto la scommessa. Don Rodrigo spiega al cugino dell'accaduto della notte passata, ed il conte sostiene che ci sia stato l'intervento di Fra Cristoforo. Rimprovera Don Rodrigo per non aver bastonato il religioso dopo il colloquio al suo palazzotto, e si offre per sistemarlo una volta per tutte, con l'aiuto del Conte zio del Consiglio Segreto. Per assicurarsi la compiacenza della giustizia, il conte Attilio è disposto a sopportare le chiacchere del podestà pur di ottenerne la protezione. Poi va a caccia, mentre Don Rodrigo rimane ad aspettare il Griso.
- È la notte stessa del fallito rapimento di Lucia

4° seq. - Le voci al villaggio dopo l'accaduto
Il Griso arriva verso l'ora di pranzo per riferire al padrone le informazioni che ha ottenuto. Nel paese, infatti, l'accaduto e la scomparsa di tre persone destano particolare stupore; Perpetua si lascia scappare qualche parola riguardo alla notte precedente, nonostante Don Abbondio le abbia intimato di non farlo.

Gervaso è contento di sapere di più degli altri per una volta, si sente un uomo come tutti gli altri perché coinvolto in un progetto che simile a un crimine, e vuole vantarsene. Tonio pensa ai provvedimenti di cui potrebbe essere vittima e al conto da pagare, riferisce qualcosa a sua moglie, abbastanza pettegola. Menico cerca di raccontare l'accaduto ai genitori che, spaventati, non lo lasciano terminare; gli comandano di non raccontare nulla a nessuno e lo chiudono in casa per qualche giorno. Le voci diffondono la notizia che Renzo e Lucia siano a Pescarenico.
Le voci formano una storia, che ha diverse versioni, ma tutte in comune hanno al centro Don Rodrigo. L'invasione dei bravi e la vista dei due bravi per strada, e uno di guardia all'osteria sono i principali argomenti di conversazione. L'oste è interpellato ma dice di non ricordare i suoi clienti. Stefano e Carlandrea, inoltre, hanno visto un pellegrino, elemento che crea disordine nella ricostruzione del discorso.

5° seq.- racconto del Griso a Don Rodrigo- narrativo
Per la 2° volta il Griso porta le informazioni ottenute da Don Rodrigo, a cui racconta del tentativo di matrimonio di Renzo e Lucia e del fatto che sono scappati. Il padrone è contento x l'inesistenza di una spia, come aveva pensato, e perché è riuscito a non lasciare tracce.
Insulta il frate, dice di volersi recare a Pescarenico (nel paese si è diffusa la voce che Renzo e Lucia siano lì).

6° seq.- Il Griso riferisce che Agnese e Lucia sono a Monza, Renzo a Milano- narrativa
La sera stessa il Griso riferisce a Don Rodrigo che Renzo è sulla strada di Milano, mentre Agnese e Lucia sono in un convento di Monza. Manzoni dice che l'autore non ha riferito in quante bocche la voce sia passata, ma è stata diffusa dal barocciaio che ha raccontato la sua opera di bene di accompagnare le due donne a un amico.

All'interno della sequenza: seq. riflessiva - riflessione sulla diffusione di un segreto da un amico all'altro
Manzoni sostiene che l'amicizia sia una delle più grandi consolazioni della vita, e in essa è una grande consolazione dire un segreto. Chi conosce un segreto lo racconta a un amico per procurarsi una consolazione, e gli dice di non riferirlo a nessuno, ma ciò non avviene e la voce gira fimo a tornare proprio a colui che non voleva che si sapesse. In questo modo spiega come il Griso ha ottenuto le informazioni sui due giovani e Agnese.

7° sequenza: La reazione di Don Rodrigo e i suoi piani- narrativa dialogica --> dialogo con il Griso
Don Rodrigo è contento di sentire che Renzo e Lucia sono separati, rivede concretamente il realizzarsi dei suoi obiettivi. Si sveglia son die progetti: uno stabilito, l'altro abbozzato.
- Vuole mandare il Griso e altri suoi uomini a Monza,
ma il Griso si rifiuta perché dice di avere una taglia di cento scudi sulla testa in quella città.
Don Rodrigo lo rimprovera aspramente della sua vigliaccheria e gli dice che non dovrà certo andare da solo a Monza e che potrà farsi accompagnare dallo Sfregiato e dal Tiradritto (due bravi al suo servizio), dicendosi certo che il suo nome è abbastanza noto anche in quella città per assicurargli una certa protezione. Il Griso parte dunque per la sua missione, non senza una certa vergogna, simile a un lupo affamato che scende dai monti innevati in cerca di preda, mentre annusa l'aria sospettoso (l'autore cita un verso di un poema ancora inedito di Tommaso Grossi, amico di Manzoni che egli loda con bonaria ironia --> i Lombardi alla prima crociata)

- In seguito don Rodrigo pensa alla maniera per sbarazzarsi di Renzo usando la giustizia, magari inducendo il podestà a farlo arrestare o bandire dallo Stato per il tentativo fatto in casa del curato, ripromettendosi di parlarne al dottor Azzecca-garbugli. Il signorotto, tuttavia, non può immaginare che Renzo nel frattempo si sta comportando in modo tale da mettersi da solo nei guai con la legge, senza bisogno di alcun intervento da parte sua.


8° sequenza: intervento dell'autore- narrativa
L'autore spiega di aver raccontato prima le vicende di lucia, poi quelle di Don Rodrigo, e si passare quindi a quelle di Renzo, come un pastorello che, per mettere i suoi porcellini d'India in un covile, prima spinge quelli più vicini alla porta, poi gli altri.

Compiti del Griso:
- Rapire Lucia --> fallisce, la notte stessa porta il resoconto al padrone, che inizialmente lo rimprovera, poi lo loda dicendogli che ha fatto un buon lavoro.
- Ricavare informazioni --> la mattina dopo la notte degli imbrogli
- Spedizione a Monza con due bravi

9° sequenza- i pensieri di Renzo verso Milano- riflessiva
Renzo cammina verso Milano, triste e adirato perché ha dovuto allontanarsi dal suo paese e dalla sua promessa sposa, e abbandonare il lavoro, per colpa di Don Rodrigo (che chiama "birbone"). Pensando a ciò, si arrabbia, poi ripensa alla preghiera fatta a Pescarenico in compagnia di Fra Cristoforo e si tranquillizza; quando gli torna la stizza, se vede un'immagine religiosa sul muro si ferma a pregare. L'autore dice che Renzo ha ucciso e fatto risuscitare il signorotto almeno 20 volte durante il tragitto.

10° sequenza- Renzo è vicino alla città- narrativa dialogica
Il giovane percorre una strada infossata tra due rive nel terreno, per poi salire in posizione più elevata grazie a un sentiero a scalini più ripido: da lì scorge a un tratto la sagoma del duomo di Milano, restando meravigliato di fronte a quel monumento di cui ha tanto sentito parlare fin da bambino. In seguito Renzo si volta e vede le sue montagne, tra cui il Resegone che ha dovuto lasciare, quindi prosegue e giunge in prossimità della città, di cui vede ormai case ed edifici. Si avvicina a un distinto viandante e gli chiede con cortesia quale strada conduca al convento di padre Bonaventura: l'uomo, che si allontana di fretta da Milano a causa del tumulto che è in atto, dice con altrettanta cortesia a Renzo che per indirizzarlo dovrebbe sapere di che convento si tratta, al che il giovane gli mostra la lettera avuta da fra Cristoforo. L'uomo legge "Porta Orientale" e mostra a Renzo la via per arrivarci, dicendogli di costeggiare il fossato che circonda il lazzaretto fino ad arrivare alla porta, superata la quale troverà il convento molto facilmente. L'uomo si congeda con grande gentilezza e Renzo rimane stupito dei modi garbati dei Milanesi, non sapendo che in quella giornata tutti i signori si mostrano gentili con i popolani a causa della rivolta.

11° sequenza- Descrizione di Milano all'epoca del manoscritto- descrittiva
Renzo arriva a Milano grazie alle indicazioni dell'uomo e attraversa Porta Orientale (oggi Porta Venezia). Manzoni dice che al tempo quella parte di città era molto diversa da come è nel momento in cui scrive:
- La strada è dritta e prosegue lungo tutto il lazzeretto, poi diventa stretta e serpeggiante tra due siepi; assomigli a quella che al tempo di Manzoni conduce a porta Tosa; in mezzo c'è un fossato che la divide in due parti coperte di polvere o fango, a seconda della stagione; il fosso termina in una fogna in corrispondenza di via Borghetto, dove c'è la croce di San Dionigi, posta su una colonna, ci sono siepi e un gruppo di case abitate perlopiù da lavandai.
- La porta consiste in due pilastri coperti da una tettoia per proteggere i battenti, a un lato c'è una casuccia per i gabellini, cioè le guardie daziarie
- I bastioni scendono in pendio irregolare
- Il terreno è una superficie inuguale di cocci e rottami buttati per terra

12° sequenza- Renzo entra in città - riflessiva (pensieri di Renzo/narrativa)
Renzo passa attraverso la porta senza che i gabellieri si interessino a lui, cosa che lo stupisce molto ricordando i racconti di chi era stato a Milano e aveva riferito dei controlli minuziosi che aveva dovuto subire. La strada è deserta e la città pare disabitata, salvo il fatto che in lontananza si sente un vocio confuso.
Renzo prosegue il cammino e, a un tratto, vede sul terreno delle lunghe strisce bianche che sembrano di neve, cosa impossibile anche per la stagione dell'anno; il giovane osserva con più attenzione e scopre, con enorme sorpresa, che si tratta di farina. Renzo pensa che a Milano debba regnare l'abbondanza, visto che la farina viene sciupata in questo modo, ma poco dopo, giunto vicino alla colonna di S. Dionigi, vede sugli scalini del piedistallo delle cose simili a pagnotte e, incuriosito, ne raccoglie una: si tratta proprio di un pane tondo e soffice, bianchissimo, il che riempie il giovane di meraviglia e lo induce a pensare che questo sia il "paese di cuccagna", visto che il pane viene gettato via così e per di più in tempo di carestia. Renzo riflette sul da farsi e poi decide di raccogliere alcuni pani, dal momento che sono stati buttati per terra, ripromettendosi di pagarli al proprietario se mai lo incontrasse. Ne raccoglie due e ne mangia un terzo, proseguendo il cammino e desideroso di capire cosa stia succedendo in questa città.

13° sequenza- La famiglia di rivoltosi- narrativa
Renzo prosegue e dopo un po' vede arrivare gente, a cominciare da una donna, un uomo e un ragazzo: tutti e tre portano un carico pesante, sono infarinati e sembrano pesti, doloranti. L'uomo regge sulle spalle un gran sacco che perde farina, mentre la donna regge i lembi della gonna che contiene anch'essa farina, in quantità tale che ne vola via un po' a ogni passo. Il ragazzo porta sulla testa una cesta di pani e, nel tentativo di tenere il passo dei genitori, fa cadere ogni tanto alcune pagnotte a terra. La madre lo rimprovera aspramente e, muovendosi, fa cadere anche lei un buon quantitativo di farina. Il marito invita ad andare via in fretta, mentre alcuni nuovi arrivati da fuori città chiedono ai tre dove si va a prendere il pane: la donna risponde di andare più avanti e poi osserva con l'uomo che i contadini finiranno per depredare tutti i forni di Milano, mentre il marito la invita a pensare che finalmente c'è abbondanza per tutti.
Renzo ha capito che è in corso un tumulto popolare e che i rivoltosi saccheggiano i forni per rubare il pane, cosa che gli fa istintivamente piacere sia per le ingiustizie da lui sofferte, sia per la convinzione (generalmente diffusa) che la carestia sia causata dagli incettatori di pane e che per questo sia giusto provare a togliere dalle loro mani ciò che viene negato al popolo affamato. Decide comunque, per il momento, di tenersi fuori dalla sommossa e si affretta a raggiungere il convento dove è stato indirizzato.

14° seq. - Renzo arriva in convento - narrativa dialogica
Renzo raggiunge il convento dei cappuccini, che sorge in una piazzetta con quattro grandi olmi davanti: mette via il pane che stava mangiando, prepara la lettera di Fra Cristoforo e tira il campanello. Si apre uno sportello con una grata e il frate portinaio gli domanda cosa voglia: Renzo dice di dover consegnare al padre Bonaventura una lettera di padre Cristoforo, al che il frate gli domanda di darla a lui. Il giovane rifiuta e afferma di doverla dare in mano a padre Bonaventura, ma il portinaio gli dice che è assente e rifiuta di fare entrare Renzo, consigliandogli di attendere in chiesa il ritorno del padre. Lo sportello si richiude e il giovane, dopo essersi incamminato verso la chiesa, è poi attratto dall'idea di vedere da vicino il tumulto: si dirige pertanto verso il vociare del popolo, incuriosito, mentre sbocconcella la mezza pagnotta che gli è rimasta. L'autore interrompe il racconto per spiegare le cause e le origini di quella sommossa popolare.

Hai bisogno di aiuto in Riassunti Promessi Sposi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email