Fra Cristoforo è uno dei personaggi del romanzo I Promessi Sposi scritto da Alessandro Manzoni. È uno dei frati cappuccini del convento di Pescarenico, che si vede impegnato nel tentativo di aiutare i promessi sposi, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, e porli al riparo dal temibile aristocratico del paese di don Rodrigo. È un uomo piuttosto avanti con l'età, avendo superato i sessant'anni. Viene descritto come un uomo dalla lunga barba bianca e un aspetto che reca i segni dell'astinenza e delle privazioni monastiche. Lo incontriamo per la prima volta nel terzo capitolo, quando Lucia gli confessa ciò che don Rodrigo ha intenzione di programmare. Nel capitolo successivo si viene improvvisamente a conoscenza del burrascoso passato che il personaggio ha vissuto. Ha qui inizio una specie di flashback che ci racconta la ragione principe per la quale Fra Cristoforo è diventato un frate cappuccino. Si viene a sapere che in precedenza il suo nome era Lodovico e che era figlio di un ricco mercante, che, conducendo una vita agiata, aveva cresciuto il figlio facendolo abituare ad una vita non priva di alcun lusso. In seguito a uno scontro sorto per futili motivi con un nobile noto per la sua prepotenza, Lodovico aveva ucciso il suo nemico ma era rimasto ferito. Inoltre nello scontro aveva perso la vita il suo fedele servitore di nome Cristoforo, da cui prese il nome per mantenerne vivo il ricordo. Lodovico era stato subito portato dalla povera gente, cui tanto stava a cuore, in un convento di frati cappuccini, per risparmiargli una fine terribile per condanna a morte Una volta diventato frate, Lodovico aveva chiesto perdono alla famiglia di colui che aveva ucciso e aveva mutato il suo nome in Cristoforo. Il pentimento di ciò che aveva compiuto in passato lo porta a rifiutare ogni pensiero di violenza e a riprendere duramente Renzo, ogni volta che questi manifesta desideri di vendetta nei confronti di Don Rodrigo. È dunque con la carità e la fiducia nella benedizione divina che padre Cristoforo spera di riuscire ad aiutare i due giovani: da primo si reca nel palazzo di don Rodrigo e discute con lui tentando di persuaderlo a lasciar perdere Lucia, infine, capita l'irremovibilità del signore, scaglia su di lui una maledizione, che lo colpisce dritto al cuore, turbandolo fortemente. In seguito, dopo il fallimento dei piani di Renzo, Lucia e Don Abbondio nella notte degli imbrogli, il frate decide di indirizzare il giovane Renzo presso un convento di Milano, dove sarebbe stato al sicuro dalla prepotenza di Don Rodrigo, e di mandare Lucia e sua madre Agnese a Monza, presso il convento delle monache, dove la potente Gertrude, meglio conosciuta come la monaca di Monza, sarebbe stata in grado di offrire loro riparo e sicurezza. Tuttavia intercettati i piani dell'anziano frate, don Rodrigo decide di rivolgersi al conte Zio, ottenendo in questo modo l'immediato trasferimento di Fra Cristoforo in un convento di Rimini, dove il frate sarà costretto a recarsi. Nel IV capitolo del romanzo, cosìManzoni ci presenta Fra Cristoforo: “Il padre Cristoforo era un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquant'anni. Il suo capo raso, salvo la piccola corona di capelli, che vi girava intorno, secondo il rito cappuccinesco, s'alzava di tempo in tempo, con un movimento che lasciava trasparire un non so che d'altero e d'inquieto; e subito s'abbassava, per riflessione d'umiltà. La barba bianca e lunga, che gli copriva le guance e il mento, faceva ancor più risaltare le forme rilevate della parte superiore del volto, alle quali un'astinenza, già da gran pezzo abituale, aveva assai più aggiunto di gravità che tolto d'espressione. Due occhi incavati eran per lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgoravano, con vivacità repentina; come due cavalli bizzarri, condotti a mano da un cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto, che scontan subito, con una buona tirata di morso.” Manzoni ci offre dunque una descrizione molto dettagliata di Padre Cristoforo, che appare ai nostri occhi come un anziano frate che riporta i segni dell'età e delle vicende che hanno caratterizzato la sua vita.

Il personaggio di Fra Cristoforo è sicuramente uno personaggi più influenti all'interno delle vicende narrate, non a caso egli impersona un modello positivo della figura ecclesiastica. Infatti, se vi si presta attenzione, il clero è raffigurato come un mondo molto vario in cui vengono messe in risalto le differenze sociali; sono per l'appunto presenti personaggi sia borghesi che nobili, figure che hanno avuto un impatto positivo essendosi presi l'impegno di aiutare i protagonisti e altre che al contrario sono state negative e che, o per perfidia o per paura, sono complici dei soprusi. Ma d'altro canto Fra Cristoforo è anche il Lodovico peccatore, tormentato da un passato difficile che alle volte ritorna a galla in alcune situazioni dove il personaggio dimostra di non riuscire a controllare azioni impulsive che tante volte ha raccomandato al giovane Tramaglino di evitare. Nel romanzo vengono sottolineate le difficoltà che l'uomo incontra nel dominare la propria indole: infatti il giovane Lodovico, pur essendo animato dal senso di giustizia, viola la legge uccidendo il proprio avversario, per ottenere vendetta. Egli commette dunque un imperdonabile errore, il cui rimorso lo tormenterà per tutta la vita.

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