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Biografia di Manzoni


Il perno della sua vita e la conversione che avviene nel 1810, e l'evento più significativo. Nasce a Milano 1785, il padre era il conte Pietro Manzoni, un conservatore, un nobile di famiglia aristocratica, mentre la madre era una giovane donna aperta alle idee illuministiche, il padre di Cesare Beccaria e infatti il loro fu un matrimonio di convenienza infatti si pensa che Manzoni sia il figlio di uno dei fratelli Verri. Viene educato negli ambienti religiosi, ma poi insofferente di questa educazione che gli era stata data nel periodo del collegio, entra in contatto con i vari intellettuali dell'illuminismo lombardo milanese. Entra in contatto con Cuomo e altri intellettuali e lo avvicinano alla filosofia di Vico e allo studio della realtà, della società, in modo oggettivo. Conosce e frequenta Monti e Foscolo e comincia a cimentarsi in una produzione letteraria che ripropone motivi e temi del neoclassicismo. La sua prima produzione e infatti improntata su temi e modi del neoclassicismo. Poi fa un viaggio a Parigi dove va a trovare la madre che si è separata dal marito e si è trasferita a Parigi con Carlo Imbonati che muore proprio nel 1805 e Manzoni gli dedica un poemetto che quindi appartiene alla produzione migliore: In morte di Carlo imbonati. Questi versi rappresentano un programma di vita e di poesia che Manzoni non abbandonerà ne tradirà mai anche se si tratta di una produzione giovanile che lui ad un certo punto della sua vita nega. Questo poemetto però contiene alcuni versi che rimarranno sempre un Manifesto, programma di vita e poesia per Manzoni che non tradirà mai: immagina che Carlo gli compaia in sogno e gli dia dei precetti da seguire nella vita e nella poesia (p455). È un manifesto poetico e un programma di vita: rifiuto della mondanità, di compromessi, l'adesione e il rispetto del vero, sono principi. A Parigi intanto conosce e frequenta il gruppo degli ideologi,dove conosce anche Madame d'Estaille e altri intellettuali come Claud Forielle con il quale stringe un rapporto di amicizia che durerà nel tempo e sarà mantenuto vivo grazie ad un fitto scambio di lettere: rappresenta per Manzoni una guida intellettuale soprattutto nei periodi di maggior lavoro e produzione artistica di Manzoni. Questi ideologi sono degli intellettuali eredi delle idee dell'illuminismo e della rivoluzione francese aperti però alle idee romantiche, aperti all'interesse per la storia è quindi lo avvicinano all'interesse per la ricerca storica e del ruolo svolto nella storia dalle masse anonime che vengono ignorate e trascurate dalla storia ufficiale. Comincia a formarsi in lui l'idea di una letteratura che abbia come fine l'etica, i diritti dell'uomo, la società è la sua analisi, con le sue ingiustizie, una letteratura che si ispiri al vero. È importante per questo la sua esperienza francese.
Nel 1808 si sposta con Erichetta Biondelle che era calvinista e con lei compie un percorso di riavvicinamento alla fede cattolica che termina nel 1810 e ricelebrano il matrimonio cristiano. Questo percorso che avviene sotto la guida di un abate è una conversione con orientamento giansenista: il cattolicesimo di Manzoni quindi inizialmente è influenzato dal giansenismo (da Giansenio vescovo olandese le cui idee sono riprese da Pascal, la morte di Cristo non ha liberato l'uomo dal peccato originale e che l'uomo senza l'aiuto della grazia non si può salvare, si è predestinati però o alla grazia o alla dannazione e quindi non c'è possibilità di riscatto e non c'è la via di mezzo del Purgatorio, ciò implica una visione n cupa e pessimistica dell'esistenza dell'uomo che porta al rigorismo morale, tutto ciò che non è perfezione è male non essendoci la via di mezzo). Manzoni crede sempre nella responsabilità del singolo per il raggiungimento della salvezza, la sua adesione al giansenismo si manifesta al rigore morale che impone a se stesso e che vorrebbe anche negli altri: l'austerità della vita. La conversione per Manzoni non rappresenta un distacco o una rottura ai valori dell'illuminismo, ma ne è una conferma di quei valori rivoluzionari che vanno a coincidere con i principi evangelici, libertà, uguaglianza,fratellanza. Sente di doverli perseguire come un dovere della coscienza prima ancora che come un impegno civile e politico di giustizia terrena, vengono rafforzati quei valigie pricipi rivoluzionari con la conversione: se prima li riteneva giusti perché rappresentavano una forma di giustizia terrena, ora li sente come necessari e fondamentali perché sono un dovere e un sostegno della coscienza sorretta dalla fede in Dio, prima ancora che come impegno politico, dovere della propria coscienza. Queste sue convinzioni lo avvicinano al romanticismo che per lui e capire gli uomini, i loro bisogni, le loro aspirazioni gioie e dolori e condividerle, Manzoni e romantico in questo senso: capire, comprendere e trasmettere i nostri degli uomini e dei popoli, una posizione diversa da quella di Leopardi. La letterstura oer Manzoni deve avere una funzione morale e civile, deve rendere anche consapevoli gli uomini della loro condizione e dei loro diritti. Torna a Milano e frequenta gli ambienti romantici e comincia a scrivere intorno al 12 con gli Inni sacri, tragedie e poi romanzo. Il periodo di maggiore intensità produttiva e quello che va dal 20-27. Dopo il 27 comincia l'ultima revisione del romanzo ma già sta cambiando la sua concezione della poesia e della letterstura e si sta avvicinando ad un'idea di letteratura che escluda completamente l'invenzione: arriva a sostenere che l'intero etile deve attenersi esclusivamente al vero e gli ultimi anni della sua vita sono dedicati non ad una scrittura creativa, ma a saggi, trattati, gli viene affidato di fare studi sulla lingua e diventa presidente della confederazione statale per l'unificazione della lingua. Nel 1860 anche senatore del regno d'Italia e per questo viene accusato dalla chiesa che avversava il regno d'italia. Nonostante la sua fede fosse così incrollabile accetta la carica. L'ultimo periodo è caratterizzato da diversi lutti familiari: muore la moglie nel 1833 il giorno di Natale, muore la figlia Giulia moglie di Massimo d'Azzeglio, si risposa nel 37 ma muore anche la seconda moglie. Non aveva un carattere semplice, era riservato e soffriva di agorafobia, non aveva neanche un ottimo rapporto con i figli, era riservato anche nelle manifestazioni dei sentimenti verso di loro.
Natalia Ginsburg scrive La famiglia Manzoni e viene osservato Alessandro nei rapporti con i figli, la moglie e avviamo un ritratto diverso da quello che può apparire dalla lettura delle sue opere, anche il rigore morale che lui esprimeva nelle opere forse non c'era.
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