Indice
Proposte di analisi e verifica di lettura
1) Nella descrizione del paesaggio individuare il punto di osservazione e distinguere le parti più propriamente descrittive da quelle evocativeIl romanzo inizia con la descrizione dei luoghi che costituiscono lo scenario delle vicende di Renzo e Lucia, cioè il ramo di Lecco, parte del Lago di Como, situato fra le Alpi Orobie e i monti della Brianza. I periodi sono molto ampi, le enumerazioni dettagliate sono abbondanti ed organizzate ricorrendo a binomi (pendio lento e continuo, vasto e variato specchio dell’acqua) e a contrasti. Nell’insieme si ha una sensazione di silenzio e di immobilità che però nasconde un alto potenziale di vita. Le parti, per lo più sono descrittive per la ricchezza di dettagli e l’uso di termini geografici. Bisogna però ricordare che gli antenati di Manzoni provenivano dalla Valsassina da cui erano discesi a Lecco verso la fine del Settecento. Si tratta pertanto di un ambiente che rievoca i ricordi del Manzoni. Ad un certo punto la descrizione si interrompe per far posto ad un primo incontro con la storia ed evocare, in tono ironico, i soprusi a cui erano sottoposti gli abitanti del luogo.
2) L’abbigliamento dei bravi: distinguere le parti propriamente descrittive da quelle che rimandano a caratteristiche sociali, psicologiche, ecc.
I due bravi si mostrano sicuri di sé, baldanzosi e per farsi rispettare ed incutere timore mostrano di essere armati di tutto punto. Ad una cintura di cuoio pendono due pistole e al collo, come si trattasse di una collana, tendono un corno ripieno di polvere da sparo. Da una tasca dei pantaloni esce il manico di un coltellaccio, il tutto completato da una grossa spada la cui impugnatura di ottone è tutta lavorata. Alcuni dettagli come la reticella verde intorno al capo che scende sulla spalla sinistra con una nappa e l’enorme ciuffo sulla fronte, per l’epoca erano un segno distintivo e quindi una caratteristica sociale.
3) Il carattere di don Abbondio è la risultante del “suo naturale” e dei tempi (quindi dello stato sociale e dell’educazione ricevuta). Individuare le espressioni relative all’una e agli altri.
Per natura, certamente don Abbondio non è coraggioso e il modo di amministrare la giustizia nel Seicento non lo proteggeva. Le leggi esistevano, ma non venivano applicate e i colpevoli restavano impuniti. Don Abbondio si rivela il tipico esempio di uomo tranquillo e inoffensivo, sottoposto al potere e bisognoso dell’aiuto degli altri. Chiuso nella sua paura, l’intimidazione e la violenza lo costringono a venir meno ai suoi obblighi di curato. La sua filosofia di vita è quella di stare sempre dalla parte del più forte, però non esponendosi mai e facendo capire al più debole di non essergli volutamente nemico perché sarebbe stato dalla sua parte se le cose fossero andate diversamente. Ha scelto la carriera ecclesiastica seguendo sia la volontà dei genitori, sia per opportunismo, perché si trattava di entrare a far parte di una classe sociale riverita e che comunque gli avrebbe permesso di vivere senza problemi economici. Nella società del Seicento in cui la violenza ed i soprusi dominavano, essere curato rappresentava una sicurezza. Allo stato sociale e all’educazione ricevuta fanno parte i termini: e le espressioni “dissimulando le soverchierie dei prepotenti”, un comportamento fatto di “inchini e dui rispetto gioviale”. Il “suo naturale” è ripreso dall’espressione “ “scansare tutti i contrasti” e “cedere in quelli che non poteva scansare” ed infine “neutralità” in tutte le liti che gli sorgevano intorni fra nobili, fra contadini che spesso si concludevano a coltellate.
4) Perpetua, la “serva padrona”: evidenziare gesti e parole
Nel delineare la donna di servizio di don Abbondio, Manzoni si è forse ricordato delle figure analoghe che si ritrovano in Molière o in Goldoni. L’atteggiamento, a volte assunto, è quello tradizionale della “serva padrona”: di fronte al curato, appena rientrato dall’incontro con i bravi, insiste per conoscere che cos’è successo, don Abbondio le chiede di dargli un bicchiere di vino per riprendersi, ma la donna sembra quasi ricattare il padrone (tiene il bicchiere pieno in mano come se glielo volesse dare a condizione che il padrone le racconti l’accaduto), essa se ne sta ben dritta davanti a lui, con le mani sui fianchi, con i gomiti rivolti in direzione dell’interlocutore e soprattutto con lo sguardo fisso. Anche le parole che pronuncia fanno risaltare le caratteristiche della donna: non denotano sottomissione, non crede a quello che il padrone riferisce e lo incalza in continuazione per avere la confessione.
5) Il “buon senso” di Perpetua
Pur essendo molto astuta e amante dei pettegolezzi, Perpetua è anche capace di dare dei consigli frutto del buon senso. Infatti egli suggerisce a don Abbondio di parlare di quanto è successo all’arcivescovo. Che si tratti di un buon consiglio ci viene confermato più avanti, durante il dialogo fra don Abbondio e il Cardinale Federico che rimprovera al curato di non aver informato delle minacce avuto il suo diretto superiore.
6) Perpetua e la voglia di chiacchierare
Perpetua chiacchiera volentieri e i pettegolezzi le piacciono. Il Manzoni ce ne dà spesso un’immagine umoristica. Nel paese ha diverse amiche che sostengono che la donna è rimaste nubile perché non ha mai trovato un uomo che la volesse sposare, mentre la donna sostiene di essere stata lei a rifiutare tutti partiti: questo è un punto debole. Nella notte degli imbrogli, Agnese, sa abilmente sfruttare l’interesse di Perpetua per i pettegolezzi e con facilità la allontana dall’ingresso della canonica per permette a Renzo, Lucia, Tonio e Gervasio di arrivare a sorpresa in cospetto di don Abbondio.
Individuazione di tematiche
1) A quali immagini ricorre il Manzoni per esprime la condanna morale dell’occupazione straniera?
Manzoni utilizza l’immagine della vigna che giunto il momento della vendemmia, viene devastata dall’esercito spagnolo, evitando così, ironicamente ai contadini di durare faticare per raccogliere l’uva. Altre immagini con lo stesso scopo, e con la stessa ironia sono: i soldati spagnoli che insegnano la modestia alle fanciulle e alle donne (ossia che le violentano), gli spagnoli che accarezzano le spalle ai mariti e ai padri (ossia che li trattano con violenza, prendendoli a bastonate). Ne consegue un’immagine degli spagnoli invasori, violenti, oppressori, stupratori, senza alcuna dignità morale, oggetto di chiara condanna da parte dello scrittore
2) Che cosa sono le grida? E i bravi? E le corporazioni?
Le grida erano dei proclami emessi dal governatore, delegato dal re di Spagna. Il termine deriva dal verbo “gridare” poiché esse venivano lette da appositi banditori, visto che il popolo era analfabeta. Succedeva molto spesso che le grida non venissero rispettate a causa della corruzione dilagante.
I bravi erano degli sgherri a servizio di un signorotto locale. Essi erano senza scrupoli, arroganti, violenti e spesso provenivano dall’ambiente della malavita.
Le corporazione erano delle associazioni di artigiani che esercitavano stesso mestiere, Anche se nel romanzo, l’autore non ne parla espressamente, è probabile che Renzo appartenesse alla corporazione dei filatori, un’attività molto fiorente nella Lombardia del Seicento.
Osservazioni grammaticali, linguistiche e stilistiche
1) L’antifrasi (figura di tipo logico cui si vuole affermare esattamente il contrario di quello che si dice) nella descrizione degli occupanti spagnoli.• I soldati spagnoli accarezzavano la schiena degli uomini per dire che nei confronti di questi ultimi, usavano violenza, prendendoli a bastonate
• I soldati insegnavano la modestia alle donne e ai fanciulli, per dire che non esitavano a violentarle
• I soldati si preoccupavo di vendemmiare, liberando i contadini da questa fatica, per dire che, invece, essi devastavano le vigne e distruggevano il raccolto
• Inoltre il castello che dominava il villaggio aveva il vantaggio di ospitare una guarnigione spagnola il che vuole invece significare che la presenza di un castello, in questo caso era una fonte di disgrazie.
2) Perpetua: ragioni di una antonomasia (figura semantica consistente nel sostituire un nome comune con un nome proprio o, viceversa, un nome proprio con una caratterizzazione nota del possessore)
Nel linguaggio comune, il termine perpetua” si riferisce ad una donna di una certa età (età sinodale perché stabilita dal Concilio di Trento), ma piena di energie a cui piace spettegolare ed impicciarsi dei fatti altri. Questa è la caratteristica di Perpetua: sa gestire le cose di don Abbondio, è al corrente di tutto, non ha peli sulla lingua, è molto loquace, ama il pettegolezzo e ricorre ad un registro linguistico popolare.
3) Individuare i registri linguistici dei diversi personaggi, ponendo attenzione al lessico, alla sintassi, ai modi di dire, alle citazioni, alle immagini.
Quando don Abbondio si rivolge ai bravi lo fa in modo ossequioso, con un linguaggio forbito ed ampolloso. Con Perpetua, il registro linguistico diventa medio-basso (“date qui”, “ Date qui”, Ohimè! Tacete!”, “Quando mi fosse toccata una schioppettata nella schiena…”). Anche Perpetua ricorre ad un registro linguistico polare ricorrendo a delle immagini frequenti fra le persone umili: “le schioppettate non si danno via come i confetti…””..e se i cani dovessero mordere tutte le volte che abbaiano…”, “….Calare le brache”
4) Il punto di vista è, in certi passi, quello del personaggio: individuare parole ed espressioni che lo dimostrino.
All’inizio del capitolo, abbiano il punto di vista dello scrittore omnisciente che ci fornisce una descrizione minuziosa dei luoghi, vista dall’alto. Invece i due bravi che aspettano arrivo di don Abbondio sono visti tramite gli occhi di quest’ultimo il quale, sempre impaurito com’è, è attirato soprattutto dalle armi che i due portano indosso e dai dettagli che indicano la loro posizione sociale. Dopo la disgressione sull’uso delle grida, si alternano il punto di vista dell’autore e quello del curato.
5) Che cosa significa “coordinazione per asindeto”? Scegliere opportuni esempi tratti dal capitolo
Abbiamo l’asindeto quando due o più parole o frasi sono collegate senza ricorrere aduna congiunzione. Esempio: “….Il nostro don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno….” “il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna." Nel secondo esempio l’asindeto serve per indicare un ampio spazio che si estende a perdita d’ occhio.
6) La litote è una figura retorica che consiste nell’affermare qualcosa negando il suo contrario. Si parla di litote intensiva poiché, spesso, la negazione ha effetto di dare maggior rilievo al concetto opposto. Individuare una famosa litote in questo capitolo.
Una famosa litote è quella che Manzoni utilizza per descrivere il carattere di don Abbondio, prima che quest’ultimo incontri i due bravi: “…«Don Abbondio... non era nato con un cuor di leone». Lo scrittore vuole sottolineare che il curato era pauroso e codardo per natura, ma non ricorre mai a questi due termini.