Indice
Questionario
1. Le voci del paese nella notte degli imbrogli: quelle conosciute e quelle senza nome.2. Il Resegone e il Duomo
3. Agli occhi di Renzo si presenta una strana famiglia
4. Quali sono i sentimenti di Renzo quando si accorge di essere giunto in una “città sollevata”? Che cosa significa, letteralmente e metaforicamente? “le cappe si inchinavano ai farsetti”?
5. Le similitudini del capito XI.
6. Le interferenze dello scrittore.
7. Riferimenti a vicende già avvenute ed anticipazioni delle future.
Risposte
1) Nella notte degli imbrogli si intersecano molte voci che contribuiscono a dare un’ atmosfera fortemente realistica e l’impressione di un caos totale, amplificato dall’ora notturna. Alcune voci sono ben note, altre senza nome e queste hanno la funzione di creare la coralità dell’episodio. Qualcuna pur essendo ben individuata occupa un posto di comparsa, ma non per questo meno vivace e caratterizzata nei comportamenti. Il senso di coralità è affidato ai contadini che al suono della campana si svegliano di soprassalto ed hanno reazione diversificata: chi si rigira nel letto e continua a dormire, chi s’affaccia alla finestra per vedere che cosa sia successo, chi afferra la forca per affrontare i malviventi e accorrere così in difesa del curato. Le comparse sono: Gervaso, descritto come uno “spiritato” col ruolo di testimone, Tonio che con la scusa di saldare il debito a don Abbondio, aiuta Renzo ad entrare nella canonica, Menico, il nipote di Agnese che si trova coinvolto nel tentato rapimento di Lucia, il campanaro Ambrogio, dall’atteggiamento comico, il sarto, che ritornerà più volte nel corso del romanzo e che è il simbolo della solidarietà fra gli umili perché accoglie i fuggiaschi di buon grado nella propria casa. Infine, abbiamo i bravi di don Rodrigo che agiscono nell0ombra e rendono l’atmosfera ancora più cupa e inquietante. Le voci principali sono:• Lucia, presa da spavento che si trova in una situazione incontrollabile
• Renzo, come sempre molto audace, ma anche abbattuto e preso dalla disperazione a seguito del tentativo fallito
• Don Abbondio, come sempre impaurito e che non è in grado di prendere in mano la situazione
• Perpetua, la serva, pronta a rispondere sempre a tono al suo padrona, ma che si lascia irretire dalle parole di Agnese a proposito dei rapporti avuti dai sedicenti pretendenti
• Agnese, la donna di buon senso, molto prammatica, in gradi di escogitare sempre una soluzione nuova
2) Il Resegone è un’alta vetta frastagliata che viene descritto già nel I° capitolo, quasi come fosse un simbolo del paesaggio intorno a Lecco. Dopo la notte degli imbrogli, Renzo fugge dal paesello per recarsi a Milano, in un convento dei cappuccini. Durante il percorso volge lo sguardo indietro e vede all’orizzonte la cresta frastagliata del “suo” Resegone ed è preso da un senso di tristezza. È come se egli salutasse il suo passato, preparandosi ad affrontare la città ed un futuro incerto. Il Duomo di Milano costituisce per il giovane un costante punto di riferimento. Quando, per la prima volta, il giovane arriva nella città lombarda, esso viene definito come l’ottava meraviglia del mondo per la sua maestosità e più di una volta serve da orientamento perché, nel Seicento, esso sorgeva ancora isolato in mezzo alla pianura.
3) La strana famiglia, almeno vista con gli occhi di Renzo, è quella che il giovanotto incontra a Milano, dove è in corso una rivolta a seguito della carestia. Essa è formata da un uomo, una donna e un ragazzotto dai vestiti infarinati. Questi tre personaggi preannunciano, con toni caricaturali e grotteschi, l’irrazionalità e l’avidità mista a rabbia che ben presto Renzo incontrerà nella folla. L’uomo regge a stento sulle spalle un grande sacco che, essendo bucato, in presenza di una mossa squilibrata lascia uscire della farina. La donna, paragonata grottescamente, ad una pentola con due manici, porta nel grembiule una grande quantità di farina, mentre il figlio che segue i genitori di qualche passo, tiene con le due mani sulla testa un cesto pieno di pani; ogni tanto perdendo l’equilibrio, qualche pane finisce sulla strada, fra i rimproveri della madre
4) L’espressione “le cappe si inchinavano ai farsetti” è una metonimia e sta ad indicare il rovesciamento dei rapporti sociali, a Milano, durante la carestia. Le cappe indicano i nobili e i farsetti i popolani. Presi dalla paura per le conseguenze della rivolta, i nobili si adeguano e rispettano la volontà del popolo che si concretizza in atti di violenza. Letteralmente, “città sollevata” significa che la popolazione di Milano è in rivolta a causa della carestia. Tuttavia, il termine ha anche un significato metaforico: rappresenta una crisi generalizzata della tradizionale struttura sociale del tempo, derivata dal mal governo spagnolo che Manzoni critica severamente. Le relazioni sociali sono capovolte: il popolo che fino ad ora è sempre stato sottomesso, ora prende forza, fa sentire la propria voce con violenza, mentre i nobili come il vicario o Ferrer, restano incapaci di agire, come attoniti di fronte ad un simile rovesciamento. Inizialmente Renzo prova curiosità , stupore; poi, piano piano si lascia coinvolgere dai fatti, fino a diventarne parte attiva e diventare un pubblico sostenitore della giustizia. Tendenzialmente il giovanotto è di natura ingenua, ma onesto.
5) Possiamo individuare almeno 3 similitudini:
• I bravi che ritornano al palazzo del padrone dopo il fallimento del rapimento di lucia sono paragonati ad un branco di segugi che, inutilmente, hanno inseguito una lepre. Tengono il muso (termine per indicare questa parte del corpo di un animale) e le code ciondoloni. Questa similitudine richiama quella del cap. CIII in cui il Griso e i bravi sono paragonati al cane che scorta una mandria di porci.
• Parlando del segreto che una donna tiene nel proprio cuore, (nella fattispecie Agnese e Perpetua), abbiamo il paragone con il vino novello che ribolle e che vorrebbe venir fuori e alla fine fa tanta schiuma che sa.
• Il Griso è simile ad un lupo che, pere fame va a caccia, camminando in modo sospettoso sia per il timore di essere cacciato sia per il desiderio ardente di poter presto cibarci della preda.
6) Nel capitolo XI, più volte, lo scrittore abbandona il ruolo storico che riporta la cronaca del tempo per intervenire nella narrazione con funzione psicologica ed omnisciente. Egli non si limita a descrivere dettagliatamente i fatti che conducono Gertrude alla monacazione forzata. Più volte, si sofferma a descrivere la psicologia tormentata della ragazza che oscilla fra il desiderio di libertà e l’obbligo di rispettare ciecamente la volontà del principe-padre. La storia di Gertrude è anche un’occasione per il Manzoni di criticare i metodi educativi dell’epoca fondati sulla coercizione. Un altro momento di interferenza si ha ogni volta che lo scrittore interviene per esprime, più o meno velatamente un giudizio morale sul comportamento dei personaggi.
7) Riferimenti a vicende già avvenute; 1) il padre guardiano accenna a Gertrude la necessità che ha avuto Lucia di fuggire dal paese e nascondersi altrove affinché nessuno la disturbi più 2) Agnese precisa in modo più dettagliato quanto è avvenuto: il matrimonio impedito, il ruolo di don Abbondio, l’aiuto di Padre Cristoforo, i soprusi di don Rodrigo
Anticipazioni a fatti futuri: 1) Come reazione ad Agnese che risponde a Gertrude al posto di Lucia, la monaca dice “…già lo so che i parenti hanno sempre una risposta da dare i nome de’ loro figliuoli”, con chiara allusione alla sua vicenda personale che l’avevano vista succube della volontà del principe-padre come verrà narrato più avanti. 2) i discorsi strani tenuti da Gertrude a Lucia creano un alone di mistero in grado, dice lo scrittore, di spiegare i motivi della sua condotta, chiaramente esplicitati, nelle pagine successive, nella disgressione sulla storia della monaca.