Indice

  1. Questionario
  2. Risposte

Questionario

1) Sottolineare come nel capitolo si intrecciano tre vicende simultanee.
2) La quiete di don Abbondio prima della “tempesta”.
3) La modesta cultura di don Abbondio.
4) Chi era Carneade?
5) I pretendenti di Perpetua.
6) La diffidenza di don Abbondio.
7) Lo “scempiato” Gervasio (cfr. anche i capitoli VI, VII e XXXIII).
8) Anche il terzo tentativo di soluzione della vicenda dei promessi sposi fallisce
9) Il personaggio comico del sagrestano.
10) Le reazioni dei vari protagonisti al suono delle campane.
11) La casa di Agnese e Lucia viene violata.
12) Aspetti comici e drammatici nella vicenda del matrimonio mancato e del rapimento fallito.
13) Il console del villaggio.
14) Il latino di padre Cristoforo.
15) Che cosa chiede padre Cristoforo nella preghiera?
16) Analisi del passaggio “Addio, monti….”

Risposte

1) Innanzitutto abbiamo tutti i fatti che ruotano attorno al matrimonio a sorpresa; quindi, il tentativo dei bravi di penetrare nella casa di Lucia per rapire la ragazza ed infine la fuga di Lucia verso Monca e di Renzo verso Milano, su suggerimento di padre Cristoforo.
2) Prima che abbia luogo il matrimonio a sorpresa, don Abbondio se ne sta tranquillamente seduto sul suo seggiolone a leggere un piccolo libro il cui tema è il panegirico del cardinale Carlo Borromeo. Egli è intento a riflettere e capire gli aspetti del santo che lo ravvicinano al matematico siracusano Archimede e al filosofo greco Carneade. Tutto fila liscio e nulla lascia intravedere il trambusto che si verificherà fra poco.
3) La cultura di don Abbondio è assai limitata ed è associata al termine “pochino” (= “si dilettava di leggere un pochino ogni giorno”). Innanzitutto bisogna sottolineare che non possiede nemmeno una biblioteca. Egli approfitta della disponibilità di un curato di un paese vicino che gli presta in continuazione dei libri da leggere che vengono scelti a caso. Non ha alcun interesse per gli scrittori della letteratura e della filosofia classica e in tal senso è significativo che non conosca Carneade (= “Carneade, chi era costui?”); è attratto solo dalla letteratura religiosa di stampo popolare e facilmente accessibile da tutti. È vero che precedentemente aveva esposto in latino a Renzo le cause che possono impedire un matrimonio secondo il diritto canonico, ma si trattava soltanto di una semplice e sterile erudizione fatta soltanto per imbrogliare Renzo.
4) Carneade è stato un filosofo ed oratore greco del II secolo avanti Cristo, appartenente alla corrente dello scetticismo. Di lui, sappiamo che nel 156 a. C. fu inviato a Roma come ambasciatore di Atene e, in tale circostanza, stupì tutti per la sua eloquenza. Ni Carneade fanno cenno Cicerone e Sant’Agostino.
5) La questione dei pretendenti di Perpetua è un punto debole della donna su cui Agnese punta per allontanarla dalla sorveglianza della porta d’ingresso della canonica. In paese si dice che Perpetua sia rimasta nubile perché nessuno l’ha voluta prendere come sposa, mentre la donna sostiene di non essersi maritata né con Beppe Suolavecchia, né con Anselmo Lunghigna perché è stata lei ad averli rifiutati. Quando viene toccato questo tasto, Perpetua si appassiona.
6) Per natura, don Abbondio non si fida né di nessuno, né di nulla. Prova costantemente paura e all’inizio esita a dare udienza a Tonio. Si convince quando sa che l’uomo è venuto per saldare il debito, ma prima chiede a Perpetua se sia veramente lui.
7) È il fratello sempliciotto di Tonio che si presta a ricoprire il ruolo di secondo testimone del matrimonio. Esegue il suo compito con precisione ed esegue perfettamente ciò che il fratello gli indica di fare. Lo ritroviamo nel capitolo XI, quando prova un sentimento di orgoglio nell’aver partecipato alla notte degli imbrogli e non vede l’ora di raccontare quanto è successo. Indirettamente se ne parla nel XXXIII capitolo quando Renzo torno al paesello è scambia Tonio, trasformato dalla peste, in Gervasio.
8) Sono tre i tentativi di trovare una soluzione all’impedimento del matrimonio. Prima è stata tentata la via legale, poi quella religiosa ed ora quella dell’imbroglio, seppur contemplata dal diritto canonico. Purtroppo Lucia non fa in tempo a pronunciare la frase di rito con cui dichiarava di prendere Renzo come marito, che don Abbondio si accorge di essere vittima dell’imbroglio e getta sulla testa della ragazza il copritavolo per impedirle di parlare. È così che anche questo terzo tentativo fallisce.
9) Il sacrestano si chiama Ambrogio. Don Abbondio, colto di sorpresa e preso da un’enorme paura, si affaccia alla finestra e chiede l’intervento del sacrestano che dormiva in una stanzetta adiacente alla canonica. Quest’ultimo reagisce con tutta una serie di gesti meccanici e fanno evolvere la scena verso il comico e verso il risveglio collettivo del villaggio. Afferra le brache, se le mette sotto il braccio, come fosse un cappello di gala, scende la scala di legno saltellando, corre verso il campanile e si mette a suonare le campane a martello per chiamare a raccolta gli abitanti del paese ed avvertirli dell’imminente pericolo.
10) Gli abitanti del villaggi non reagiscono tutti allo stesso modo nel sentire il suono delle campane. Alcuni balzano a sedere sul letto, svegliandosi di soprassalto, altri si chiedono che cosa sia successo, le donne, prudenti, invitano i mariti a non esporsi e a restare in casa, c’è chi si affaccia alla finestra, chi ritorna sotto le coperte come se il fatto interessasse solo gli altri,. I più coraggiosi, presi anche dalla curiosità, si armano di fucili e di forche e corrono verso la canonica.
11) Mentre in canonica il tentativo di Renzo e Lucia crea un grande trambusto, i bravi si mettono in azione per entrare di nascosto nella casa di Agnese e Lucia, sotto la guida del Griso che a tutto ben architettato. Nella descrizione, si apre allora una nuova serie di passi felpati e di movimenti circospetti come quelli già descritti di Renzo e Lucia, inutili quanto minutamente descritti, in un crescendo di segretezza (pian piano……adagio adagio…..pian pianissimo…) In tutta la scena, viene adottato il punto di vista dei bravi. Ad un tratto, abbiamo il passaggio dal tempo passato al tempo presente che amplifica con ironia la falsa suspense di un’impresa il cui esito è scontato. Ovunque è “silenzio e solitudine” e in questo caso si noti l’allitterazione che crea ironia e solennità insieme. Ad un certo punto si inserisce la figura di Menico: essa porta alla trama di inganno e di violenza dei bravi il tema dell’infanzia e dell’innocenza. I rintocchi della campana non solo vengono in aiuto del curato ma anche di Menico e indirettamente di Agnese e Lucia poiché i bravi, spaventati abbandonano la perquisizione e ognuno cerca la strada più breve per andarsene.
12) La scena del matrimonio a sorpresa è ricca di elementi comici: don Abbondio che cerca di soffocare Lucia e che si rifugia, chiudendosi a chiave, nella stanza accanto, Tonio carponi che cerca per terra la ricevuta del suo saldo del debito, Gervasio che saltella spaventato, alla ricerca di una via d’uscita. Ma non mancano elementi drammatici: Renzo, con violenza, picchia all’uscio della stanza in cui si è rifugiato don Abbondio, il curato in preda al panico si raccomanda, temendo di rimetterci la vita. Ma esiste anche un altro elemento drammatico, frutto della riflessione amara dello scrittore: Renzo è l’oppresso, ma nella scena figura come oppressore del curato.
13) Il console non è altro che il sindaco del paese, secondo una terminologia già in uso nel Medio Evo. La mattina che segue la notte dell’imbroglio, mentre stava lavorando nel suo orto, vede venirgli incontro due bravi i quali gli ordinano in modo perentorio di guardarsi bene dal relazionare al podestà quanto era successo la notte precedente se preferiva morire di morte naturale nel suo letto.. Non sappiamo quale sia stata la reazione del console.
14) Quando Renzo, Lucia ed Agnese arrivano al convento con padre Cristoforo, il padre guardiano, fra’ Fazio, si oppone a far entrare due donne all’interno dell’edificio, perché ciò è contrario alle regole. La risposta di padre Cristoforo è chiara e di una logica stringente: “Omnia munda mundis” (= “tutto è puro per chi è puro”), una frase tratta dalle Sacre Scritture. Non è il solito latino citato per ingarbugliare una situazione o mettere di mezzo qualcuno e nemmeno per far mettere in mostra l’erudizione. Serve per giustificare l’ingresso delle due donne all’interno del convento e per dar loro un aiuto ed inoltre accresce l’autorità carismatica del frate.
15) Prima di congedarsi, padre Cristoforo, dopo essersi inginocchiato in mezzo alla chiesa insieme agli altri tre personaggi, rivolge una preghiera a Dio. Il senso più profondo di questa preghiera è rivolto all’offensore e in questa mediazione di misericordia fra i suoi protetti e don Rodrigo ritroviamo il ruolo essenziale di Padre Cristoforo. Occorre anche ricordare che la sua vita ruota intorno ad un episodio di contesa di perdono.
16) L’addio è rivolto prima ai monti, alle acque e ai villaggi; poi, alle tre case in cui si esprimono le speranze di Lucia: la propria, quella di Renzo e la chiesa che ne intreccia i valori simbolici. Infine l’immagine della chiesa fornisce l’occasione per una riflessione fondata sulla speranza in un dio che è padre di tutti. Nasce allora il pensiero dedicato a chi emigra per fare fortuna altrove e più dolorose subentrano le esclamazioni strazianti di chi è costretto da una forza perversa a compiere questo passo. In tal modo, la sorte di Lucia viene a confondersi con gli uomini di tutti i tempi. Dal punto di vista stilistico si notano di anafore e di simmetrie di costruzioni come l’alternanza di oggetti, di similitudini, di oggetti e di avverbi di luogo. Si possono trovare anche delle rime interne o delle vere e proprie unità metriche come il decasillabo Per quanto riguarda la sintassi, che spesso è esclamativa ed ellittica, si vede prevalere la coordinazione, mentre l’aggettivazione è ricca di coppie (= disgustoso e stanco …….. gravosa e morta….. tranquillo e perpetuo)

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