Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C. da una famiglia equestre agiata ed imparentata con Mario. Ebbe un’educazione di alto livello, studiò, infatti, presso i maggiori oratori romani del tempo, come Marco Antonio e Licino Crasso, i più rinomati giuristi, come Scevola l’Augure, e filosofi come Filone di Larissa. Le sue prime esperienze come avvocato furono segnate da precoci successi come la Pro Quinctio, nella quale fece assolvere un suo conterraneo. dal 79 al 77 a.C. andò in Grecia e in Asia Minore per partecipare all’accademia platonica e alle lezioni di Apollonio Molone che fece eliminare nelle sue orazioni l’ampollosità asiana giovanile. Tornato a Roma, dopo aver sposato Terenzia ed avuto due figli, Marco e l’amata Tullia, iniziò la sua carriera politica ed essendo il primo della sua famiglia fu, a tutti gli effetti, un homo novus. Cicerone fu nel 75 a.C. questore in Sicilia fino a raggiungere nel 63 a.C. il consolato completando, così, il cursus honorum senatorio. Egli giunse alla massima magistratura repubblicana con il ruolo di accusatore dell’ex governatore della Sicilia Verre, del quale denunciò il malgoverno; ciò gli garantì la simpatia dei populares nonostante lui fosse vicino a Pompeo e alla politica conservatrice degli optimates. Nel 66 a.C., nell’orazione pro Cluentio, aveva definito la concordia ordinum come necessario progetto politico, ovvero la convergenza tra gli esponenti dell’aristocrazia senatoria e la parte migliore del ceto equestre. Progetto che si compì con il concepimento del consensus omnium honorum, ovvero un’alleanza trasversale tra i viri boni, gli uomini perbene, di ogni livello sociale. fu proprio questo atteggiamento equilibrato a garantirgli l’ascesa al consolato. Grazie al consolato del 63 a.C. con Gaio Antonio, Cicerone poté mettere in pratica la sua incondizionata difesa della res publica. Quando Lucio Sergio Catilina tentò il colpo di Stato fallito, come ci racconta nel De coniuratione Catilinae Sallustio, Cicerone, dopo un dibattito in senato, lo fece giustiziare con i cinque capi della congiura senza, però, regolare processo e proprio questa mossa fu la causa delle sue future disgrazie politiche. Infatti, nel 58 a.C., Cicerone fu condannato a 16 mesi di esilio in Grecia in virtù di una legge proposta dal tribuno della plebe Publio Clodio. Tornato dall’esilio nel 57 a.C. ed emarginato dalla vita pubblica, si dedicò all’attività letteraria. In questo periodo troviamo infatti le orazioni pro Sestio, per difendere due amici dalle accuse di Clodio e nella quale Cicerone invita, con l’appello al consensus omnium honorum, tutti i moderati ad allearsi per difendere lo stato, e pro caelio, per difenderli dalle accuse di Clodia, sorella di lui. Dal punto di vista politico, aveva cercato di avvicinarsi a Cesare senza però ottenere un incarico operativo fino al 51 a.C., quando fu nominato proconsole in Cilicia. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone, nonostante all’iniziò cercò di mantenersi neutrale, si schierò con quest’ultimo ma la sconfitta di Pompeo a Farsalo fu l’ennesima sconfitta politica di cicerone. Gli anni della dittatura cesariana rappresentano la fine della sua carriera politica e, nello stesso anno, divorzia da Terenzia e perse la l’amata figlia Tullia, morta di parto. Tutte queste delusioni, sia politiche che private, lo spinsero alla riflessione filosofica e all’otium letterario, produsse infatti opere retoriche, come Brutus e Orator, e opere filosofiche. Dopo che Cesare, nel 44 a.C., cadde vittima della congiura, Cicerone, contento dell’accaduto, sfruttò lo stato di confusione generale per ottenere un ruolo politico importante attaccando duramente Marco Antonio in 14 orazioni dette Philippicae, avvicinandosi, invece, al giovane Ottaviano, figlio adottivo di Cesare, non riuscendo, però, nell’intento di guidare e condizionare il futuro augusto. Anzi, dopo la formazione del secondo triumvirato tra Ottaviano, Antonio e Lepido, Cicerone fu ucciso nel 43 a.C. nella sua villa a Formia in quanto era il primo nome nella lista di proscrizione voluta da Antonio e la sua testa fu esposta, sempre per volere di Antonio, nel foro dove l’avvocato aveva fatto tante orazioni.

Un difficile giudizio politico

Non si può negare la forza con la quale egli portò avanti il progetto della difesa delle istituzioni pubbliche, il suo esporsi in prima persona e la sua autorevolezza, inferiore a quanta credesse di avere ma avversare Clodio, patteggiare per Pompeo contro Cesare, esultare per il cesaricidio e attaccare Antonio erano atti politici che, a quel tempo, dovevano causare per forza pesanti conseguenze, tanto più che Cicerone si trovò spesso dalla parte della fazione perdente. Ma più che accusarlo di aver sbagliato fazione o alleanza, senz’altro deve essere accusato per l’incapacità di accorgersi che la res publica che egli sognava stava per concludere la sua lunga esistenza.

RETORICHE: De invenzione, De oratore, Brutus, Orator POLITICHE: De republica,de legibus FILOSOFICHE: paradoxa stoicorum, Hortensius, De finibus honorum et malorum, Cato maior de senectute, Laelius de amicitia, de officiis RELIGIOSE: de natura deorum, de divinazione, de fato Epistolario: ad familiares, ad atticum, ad quintum fratrem, ad marcum brutum.

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