Cesare - 100/15 marzo 44 a.C

Vita - Conosciamo la sua vita dai suoi stessi Commentarii, che sono focalizzati su alcuni periodi e aspetti pubblici e militari.
Apprendiamo di lui anche da Cicerone e Sallustio, e da alcune biografie risalenti al I-II sec d.C. che ci raccontano la vita privata (Divus Iulius di Svetonio, Vita di Cesare di Plutarco, nel suo Vite Parallele). 
Nato nel 100 a.C, apparteneva alla Gens Iulia, aveva rapporti di parentela con Mario e Cinna, era a favore del partito dei Populares. Dopo la morte di Silla, fa battaglia per la restaurazione della Tribunicia Potestas (potere dei tribuni della plebe).
Diviene Questore (68), Edile (65), Pontefice massimo (63) a vita.
Pretore (62) in Spagna dove espande il territorio. 
Nel 60 a.C. stipula con Pompeo e Crasso un accordo privato di collaborazione politica (Primo Triumvirato).
Console (59), Proconsole (58) nelle Gallie e nell'Illirico per cinque anni.
Nel 58 affida il controllo di Roma a Clodio, tribuno della plebe. Cesare parte per la Gallia, per espandere il territorio conquistato fino al 52. L’organizzazione dell’immenso territorio dura altri due anni (50).

Intanto a Roma muoiono Crasso e Clodio. Restano, dunque, Cesare e Pompeo. Infatti, Pompeo si accosta al Senato, e insieme con questo danno un ultimatum a Cesare, che se non avesse abbandonato l’esercito, sarebbe diventato “nemico pubblico”. Cesare non ubbidisce e oltrepassa il Rubicone con l’esercito: comincia la Guerra Civile.
Cesare si assicura il controllo dell’Italia, abbandonata dai pompeiani che erano passati in Oriente per organizzare la resistenza, quindi sconfigge Pompeo a Farsàlo, in Grecia, nel 48.
Dopo la morte di Pompeo in Egitto (causata dal Re Tolomeo), Cesare continua la guerra, con le battaglie di Tapso, in Africa (46) e di Munda, in Spagna (45).
È chiaro l’intento di Cesare di volere un potere assoluto, ma appena se ne rende conto lui stesso, dimostra di non voler seguire gli esempi distruttivi di Mario e Silla: diventa estremamente mite con i suoi avversari nella guerra civile. Impedisce ai suoi seguaci ogni forma di vendetta, fa entrare altri nel Senato, rendendosi “simpatico” agli occhi dei romani. Concede il suo perdono in ogni occasione, molte volte anche nei suoi Commentarii.
La sua clemenza non è sufficiente a smorzare i contrasti per la riorganizzazione dello Stato: la Nobilitas Senatoria, che non riesce a prevedere, sfocia nella congiura (accordo segreto per farlo uccidere) dove viene ucciso, il 15 marzo (idi di marzo) del 44 a.C., ma questo non ferma il processo della res publica in impero.

Opere - Cesare ha molteplici interessi culturali (filosofia, soprattutto epicurea; scienza, infatti riforma il calendario) e svolge una grande attività letteraria. Il suo biografo, Svetonio, ci racconta di numerose opere, tutte perdute, tranne i Commentarii e alcune lettere (riportate da Cicerone).

Scrive molte sue orazioni, non conservate, molto apprezzate nell’antichità.
Aderisce all’atticismo che comporta purismo lessicale, sobrietà e semplicità di stile.
Scrive il De analogia, durante la guerra civile, dedicata a Cicerone, dove prova interesse linguistico e grammaticale e aderisce all’analogismo: ordine e regolarità fondamentali nella lingua.
Gli Anticatones, scritti in Spagna nella battaglia di Munda, in risposta all’elogio, scritto da Cicerone, di Catone, suo nemico.

I Commentarii (rerum gestarum) - letteralmente: resoconto delle proprie imprese, è diviso in due parti: i sette libri di Commentarii de bello Gallico e i tre libri di Commentarii de bello civili. Quest’ultimo è incompiuto.
Aulo Irzio ci dice che il De bello Gallico è stato scritto tra il 52 e il 51 a.C., mentre il De bello Civili, incompiuto, è stato forse pubblicato dopo la morte di Cesare.
De Bello Gallico - sette libri che contengono il resoconto delle battaglie compiute dal proconsole Cesare dal 58 al 52 (a ogni anno, un libro).
58 (1): piccola parentesi etno-geografica della Gallia e si racconta degli Elvezi e delle battaglie contro il re degli Svevi (Ariovisto);
57 (2): si sottomette la Gallia Belgica (Belgi, Nervi, Aduàtuci);
56 (3): si conquista il nord della Gallia e tornano nella Gallia Belgica per nuovi scontri;
55 (4): contro i Germani e vanno in Britannia + piccola parentesi sui costumi dei Germani;
54 (5): di nuovo in Britannia e ci sono nuove rivolte nella Gallia Belgica + parentesi etno-geografica sulla Britannia;

53 (6): contro le popolazioni galliche ribelli e in Germania + grande parentesi etno-geografica sui Galli e i Germani;
52 (7): repressione delle ultime rivolte scoppiate sotto il capo degli Arverni, Vercingetorìge. Ultima battaglia ad Alesia, dove il capo si consegna a Cesare.
È presente un ottavo libro scritto da Aulo Irzio dopo la morte di Cesare, per colmare l’intervallo tra i due resoconti. Si raccontano gli eventi successi tra il 51 e il 50.
De Bello Civili - tre libri che raccontano i primi due anni della guerra contro Pompeo (49-48).
49 (1): si racconta dell’Italia, dell’ultimatum a Cesare da parte dei Senato e dei preparativi per la guerra. Pompeo parte per la Grecia. Cesare parte per la Spagna; in Spagna, si scontra con i pompeiani (Afranio e Petreio), dove vince.
49 (2): si racconta dell’assedio a Marsiglia da parte del luogotenente di Cesare, Trebonio. Quando Cesare arriva qui, si accorge della debolezza dei nemici, che si arrendono, e rinuncia a saccheggiare la città. L’altro luogotenente, Curione, va in Africa. Curione viene ucciso insieme con il suo esercito dal pompeiano Publio Attio Varo.
48 (3): si racconta con molti particolari delle forze di cui dispone Pompeo, che si è preparato in tranquillità per un anno. Cesare invece ha un esercito già sfibrato e minore numericamente. Sbarca in Epiro e tenta invano di trovare un accordo con Pompeo. Lo scontro decisivo avviene a Farsàlo, in Tessaglia (Grecia): vince Cesare e Pompeo fugge in Egitto. Qui, Pompeo viene ucciso da un prefetto del re Tolomeo. Cesare insegue Pompeo e arriva in Egitto e apprende della morte del nemico. Si conclude il racconto con lo scontro tra cesariani e i soldati egizi per il problema della dinastia tra Tolomeo e la sorella Cleopatra: comincia la guerra alessandrina.
Nel corpus dei Commentarii sono presenti anche altre tre opere, scritti da altri, come continuazione del De Bello Civili: (1) il Bellum Alexandrinum (48-47), (2) il Bellum Africum (46), il Bellum Hispaniense (45).
La prima opera (1) è stata scritta sicuramente da Irzio, poiché, come nell’ottavo libro del De Bello Gallico, cerca di imitare la brevitas e l’elegantia cesariane. Le altre opere sono molto più rozze. Probabilmente gli auturi hanno utilizzato appunti dell’archivio di Cesare. Irzio muore nel 43 e non ha il tempo di completare la narrazione fino alla morte di Cesare.

Il genere letterario dei Commentari - anche se di argomento storico, i Commentarii non appartengono al genere storiografico. Commentario vuol dire raccolta di materiale non elaborato che costituisce la fase preparatoria alla stesura definitiva dell’opera storica.
Cicerone dà un giudizio positivissimo e dice che gli appunti sono così pregevoli da rendere superflua ogni rielaborazione ulteriore. Possiedono doti formali, come la brevità (capacità di selezione di fatti principali; esposizione con parole necessarie) e l’uso puro di termini latini. Il racconto appare quindi molto chiaro.
Si allontana dalla storiografia per la mancanza di una prefazione e lo scrittore è il protagonista della narrazione. Anche se utilizza digressioni (parentesi) etnografiche e, raramente, i discorsi diretti. Essendo il protagonista lui stesso, potrebbe far pensare a un avvicinamento con il filone memorialistico e autobiografico: Cesare cerca di essere obiettivo, infatti parla di sé in terza persona ed esalta e giustifica le proprie azioni.
Per riassumere: i Commentari sono tra storiografia e autobiografia.

Intenti e attendibilità storica - nell’opera gli studiosi hanno rilevato soltanto piccole inesattezze, dunque niente errori o falsificazioni.

L’autore sembra inserire nella scrittura dell’opera due atteggiamenti diversi, entrambi hanno come scopo la presentazione dei fatti finalizzata a mettere il protagonista in ottima luce.
Nel De Bello Gallico, si parla di una guerra di conquista e non richiedeva, all’epoca, alcuna giustificazione. I Senatori cercavano di contrastare l’ascesa di un uomo che stava diventando troppo potente e immensamente ricco. Cesare utilizza la scusa del conflitto preventivo e non cerca di nascondere o giustificare le atrocità commesse poiché per il tempo era normale. Questo è il ritratto del grande generale. Quindi la propria gloria è la gloria di Roma.
Nel De Bello Civili, Cesare vuole scagionarsi dall’accusa di aver provocato la guerra civile, dunque ha intrapreso la guerra a malincuore, riferendosi al fatto che i nemici erano suoi concittadini. Possiede, quindi, un comportamento mite e clemente verso gli avversari, che sono trattati da nemici soltanto sul campo di battaglia. I capi avversari sono denigrati e rappresentano la classe dirigente corrotta: sono crudeli e vendicativi, incompetenti militarmente, traditori e opportunisti.
In sintesi: Auto-esaltazione nel De Bello Gallico e Auto-difesa nel De Bello Civili.

La lingua e lo stile dei Commentarii - (1) purismo lessicale, (2) concisione e (3) sobrietà dello stile. Il latino di Cesare fa maturare il latino arcaico in una lingua regolare, solo letteraria e non colloquiale. Non utilizza sinonimi, ma solo termini diretti. Il suo lessico è “impoverito” da vocaboli o troppo elevati (arcaismi e poetismi) o troppo “bassi”, volgari.
Il ritmo è incalzante, la sintassi semplice e ci sono tantissimi ablativi assoluti. Non sono presenti ornamenti di alcun genere e la narrazione è sobria, rapida e pulita.

Cesare nel tempo - come scrittore, fu ammirato in età imperiale per le orazioni, mentre la fortuna dei Commentarii, se si esclude l’apprezzamento di qualche contemporaneo (Aulo Irzio e Cicerone) ha inizio solo con l’Umanesimo.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email