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Nacque a Como nel 61 e assunse il nomen Plinius in seguito all’adozione da parte dello zio materno, Plinio il Vecchio. Studiò a Roma, fu allievo di Quintiliano e percorse una brillante carriera politica, culminata con il consolato e con il governatorato della Bitinia. Nella sua Como ebbe grandi proprietà terriere e ville lussuosissime. A Roma fu un personaggio di grande rilievo ed ebbe grandi rapporti diretti con alcune tra le maggiori personalità del tempo come Traiano. Morì circa nel 113.

Tra le sue opere principali troviamo il Panegirico a Traiano, pervenutoci nella raccolta Panegyrici Latini. Con "panegirico" si indicava un discorso solenne (in particolare a personaggi di spicco) fatto in particolari occasioni. Il Panegirico a Traiano è infatti la redazione scritta e ampliata del discorso di ringraziamento all’imperatore, che Plinio pronunciò in senato dopo l’assunzione del consolato.

Il tono è encomiastico, teso all’esaltazione della figura di Traiano, un imperatore “virtuoso, inattaccabile e per tutto simile agli dei”, ma anche modesto, garante del diritto e della libertà di tutti.
Appare evidente il tentativo di segnare la differenza con la tirannide di Domiziano, e all’elenco di virtù politiche e delle sue glorie militari Plinio non manca di associare la sua grande humanitas.

L’insieme delle Epistulae di Plinio è costituito da dieci libri, nove dei quali ci presentano diversi destinatari; il X contiene invece il carteggio tra Plinio e Traiano.
Il corpus delle lettere pliniane è il risultato di una rielaborazione letteraria delle missive originali finalizzata al diletto dei lettori.
I primi nove libri dell’epistolario mostrano una dimensione fortemente privata in cui sembra mettere in mostra se stesso e di conseguenza anche i suoi corrispondenti (parenti, amici, conoscenti ma anche personaggi pubblici come Svetonio e Tacito), per aprire al lettore una finestra sul bel mondo cui apparteneva, fatto di otia e di sontuose dimore, ma anche di premure, raccomandazioni di giovani aspiranti alla carriera politica e di umana attenzione alla salute dei suoi numerosi schiavi.
Tra queste epistole troviamo la descrizione della morte dello zio Plinio (ucciso dai fumi del Vesuvio mentre soccorreva le popolazioni di Pompei, Ercolano e Stabia durante l’eruzione del 79), dove la puntualità dei dettagli è pari alla commossa partecipazione.
Le lettere scritte a Traiano sono un documento storico per la conoscenza dei meccanismi dell’amministrazione romana. In queste l’alto funzionario con modi zelanti e tono formale informa il princeps sui dettagli della sua attività e gli chiede spesso autorizzazioni e consigli su come agire.

Le risposte imperiali sono tra loro piuttosto varie: ne troviamo alcune dai contenuti evasivi e altre basate su prescrizioni di specifiche modalità di comportamento.
Lo stile di Plinio ha come modello quello ciceroniano, presenta però alcune concessioni al gusto moderno, soprattutto nell’uso delle sententiae di derivazione senecana.
Si riscontra comunque una prosa uniforme e molto controllata, con qualche eleganza ma piuttosto impersonale, che mette in luce il sermo urbanus, la lingua parlata in ambito cittadino dalle persone colte.

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