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Plinio il Giovane: nasce nel 61/62 d.C. a Novum Comum (Como), appartiene ad un’importante famiglia del ragno equestre, figlio di una sorella di Plinio il Vecchio, orfano di padre fu adottato dallo zio che alla sua morte (79) lo lasciò erede di possedimenti in Etruria e Campania. Studiò a Roma e fu allievo di Quintiliano, fece una brillante carriera politica rivestendo varie cariche sotto Domiziano e diventando prima console (fu consul suffectus) nel 100 e, poi, legato in Bitinia nel 110-111 sotto Traiano. Fu amico personale dell’imperatore che lo volle nel consilium principis. Pubblicò discorsi giudiziari ed epidittici, scrisse elegie ed epigrammi inserendosi nel filone della poesia come lusus, traendo spunto da Cicerone. Di lui sono conservati un corpus di lettere raccolte in 10 libri e tra i suoi discorsi giudiziari o epidittici solo il Panegirico.

Panegirico di Traiano: [Panegirico: orazione epidittica pronunciata in pubblico per elogiare un personaggio] l’unica sua orazione conservata è il discorso di ringraziamento che pronunciò in senato assumendo la carica di console il 1° settembre del 100 che poi rielaborò per pubblicarlo. È un panegirico dedicato all’imperatore Traiano. Questi viene presentato all’inizio come un grande dono fatto dagli dei ai Romani, voluto dalla volontà divina per il bene dell’impero e dotato di qualità intellettuali, politiche e morali straordinarie che lo rendono simile a una divinità anche se egli non pretende divini onori. Vengono, poi, rievocate le vicende che portarono alla sua elezione, elogiando il metodo della successione per adozione che consentiva di scegliere il migliore dei cittadini; sono poi esaltate le sue qualità come comandante militare, la sua generosità, la sua modestia, contrapposte alle colpe e ai delitti di Domiziano.

L’oratore dà il massimo risalto al rispetto dimostrato da Traiano per le magistrature e per il Senato sottolineando la perfetta armonia che regna tra il principe e i senatori cui sono finalmente assicurate la dignitas e la securitas. È evidente che tra i suoi obiettivi vi è quello di incoraggiare la politica filosenatoria di Traiano che garantisce onori e privilegia la classe cui egli appartiene. Contemporaneamente riconosce all’imperatore il diritto di esercitare un potere assoluto: Plinio presenta la libertas come un dono gratuito, frutto della generosità del sovrano; arriva ad avere una concezione piuttosto singolare della libertà, sottoposta alla guida e alla tutela del principe, quasi paradossalmente imposta da lui.
Lo stile è sublime come si addice alla solennità della situazione e al destinatario; tuttavia, risulta spesso ridondante, iperbolico, enfatico e magniloquente.

L’Epistolario: è una raccolta di epistole in 10 libri. I primi 9 contengono circa 250 lettere rivolte a più di 100 destinatari e amici (tra i quali spiccano Tacito e Svetonio) che scrisse e pubblicò negli anni dal 103-105 al 110-111.
Il libro X contiene lettere ufficiali tra Plinio e Traiano, sono in tutto 124 (di cui 51 di Traiano) risalenti al periodo del governatorato in Bitinia. Le lettere all’imperatore hanno un carattere amministrative, documentario e ufficiale mentre quelle agli amici appaiono espressamente scritte per la pubblicazione e costituiscono un tipico epistolario letterario; ciò risulta chiaramente dalla dedica di Setticio Claro premessa alla raccolta. Esse presentano una particolare cura formale e ambiscono ad inserirsi nel filone epistolografico inaugurato dalla produzione ciceroniana. L’ordine della disposizione non è così casuale come vuole farci credere l’autore; anzi i vari argomenti trattati sono distribuiti sapientemente nella raccolta e sembra ispirato dal criterio della varietas degli argomenti.
Gli argomenti sono veramente vari: lettere di raccomandazione, recitationes, descrizioni di avvenimenti passati, resoconti al senato, ecc..
Le epistole pliniane costituiscono una preziosa testimonianza sulla vita quotidiana di un personaggio della classe dirigente in età imperiale.
Dalle lettere si coglie fortemente la personalità e l’autoritratto dell’autore da cui emergono le sue qualità positive: l’onestà morale, la cultura raffinata, il buon gusto, l’humanitas, ma anche alcuni difetti come la vanità e l’ingenuità. Molto spesso emerge un ottimismo un po’ ingenuo che lo porta a compiacersi e, quindi, non accorgersi degli aspetti negativi di alcuni fenomeni culturali come la moda delle recitationes, promossa da lui stesso come se fosse segno dell’alto livello della letteratura dei suoi tempi, poco interessato alla decadenza dell’oratoria espressa dai contemporanei e dal suo maestro Quintiliano e per questo risulta molte volte essere pressoché superficiale.

Oltre ad avere un notevole valore documentario (di particolare importanza è lo scambio epistolare con Traiano sulla diffusione del cristianesimo) le epistole pliniane risultano interessanti anche dal punto di vista letterario e stilistico dal momento che sono scritte con uno stile limpido e conciso, elegantemente colloquiale ma sempre sorvegliato e con un ampio uso di figure retoriche.

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