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Petronio Arbitro è l’autore a cui viene attribuito il Satyricon.
Venne per la prima volta citato da Tacito negli Annales, e lo si descrive come un elegantiae/elegantiarum arbiter (maestro di cerimonie) presso la corte di Nerone; questo legittimerebbe il cognomen Arbiter.
Venne poi però coinvolto nella congiura dei Pisoni e venne costretto a suicidarsi.
All’interno del testo petroniano compaiono richiami alla vita politica, sociale, culturale dell’età di Nerone:
- la citazione di attori, cantanti e gladiatori dell’epoca di di Caligola e Nerone, come il suonatore di cetra Minarete e il gladiatore Petraite;
- la presenza di liberti tra i personaggi;
- l’allusione critica e parodistica ai lussi e agli eccessi propri della corte imperiale neroniana;
- la discussione sulle cause della decadenza dell’eloquenza, argomento a quell’epoca di attualità.

Satyricon

Si tratta di un’opera d’argomento erotico avventuroso, mista di prosa e versi, giuntaci incompleta, anche se la pluralità dei luoghi citati, il gran numero di personaggi coinvolti e la dimensione delle digressioni inserite, lasciano pensare a una notevole estensione del racconto.
Le vicende si svolgono nel contesto greco dell’Italia meridionale (Graeca urbs), ma appaiono anche numerose allusioni alla Roma e al degrado morale della corte di Nerone.
Non è facile determinare il genere letterario, esso infatti richiama il romanzo greco (o forse ne è un parodia), presenta rimandi parodistici all’epica omerica e virgiliana, si accosta alla satira, e infine contiene ben cinque novelle.
Il titolo, Satyricon, è legato etimologicamente al termine satyri, che porterebbe a tradurlo come “libri di storie di satiri”. Si pensa quindi che il titolo abbia un significato allusivo, legato forse al contenuto erotico e licenzioso dell’opera, che ricorda in qualche modo le gesta dei satiri, creature mitologiche facenti parte del corteggio di Dioniso.
È inoltre possibile collegare Satyricon anche al termine "satura", cioè satira intesa come genere letterario che si può distinguere in satira poetica, che aveva avuto i suoi maggiori esponenti in Lucilio e Orazio, e, dall’età sillana, con Varrone Reatino, in satira menippea (da Menippo di Gadara), caratterizzata dall’alternanza di prosa e versi (come l’Apokolokyntosis di Seneca). Dalla satira poetica, il Satyricon desume soprattutto la ricerca di argomenti e registri linguistici quotidiani, la critica dei vizi umani e la parodia letteraria, mentre dalla satira menippea la struttura composita del prosimetro.

Il Satyricon viene anche accostato ad un altro genere, quello del romanzo antico, insieme alle Metamorfosi di Apuleio forse l’unico romanzo latino, e probabilmente una parodia del romanzo greco.
In quest’ultimo si parlava di amori virtuosi e contrastati che si realizzavano solo dopo una serie di avventure; nel Satyricon vi è sempre questa struttura avventurosa ma gli amori di cui si parla sono sfrenati e degradati, tutt’altro che casti e romantici.
Il Satyricon può essere anche inteso come una parodia dell’Odissea omerica (facente parte del ciclo dei nostoi, ritorni), a cominciare dalla gravis ira Priapi, che si abbatte su Encolpio, come l'ira di Poseidone si abbatté su Odisseo; la presenza di una donna di nome Circe, l’allusione alle greggi di Polifemo.

Nel Satyricon compaiono poi cinque novelle/favole, che vengono sempre introdotte da un personaggio in modo da garantire un seppur flebile legame con la trama, tra le quali il Lupo Mannaro e la Matrona di Efeso:
il Lupo Mannaro è da ricondurre alla tradizione orale, ricca di elementi folcloristici o addirittura magici; la Matrona di Efeso (donna che cede alle lusinghe di un soldato nella veglia sulla tomba del marito)e il Fanciullo di Pergamo, di argomento decisamente più erotico - licenzioso, sono riconducibili alle cosiddette Fabulae Milesiae (di Aristide di Mileto, II secolo a.C.).

È quindi meglio credere che Petronio abbia compiuto una cosciente mescolanza di generi, il cui filo conduttore è per lo più individuabile in un intento parodistico e sperimentale.
Alcune caratteristiche dell’opera di Petronio, in particolare dei personaggi, sono da definire realistici, in linea con la vita e l’umanità allora realmente esistente, per lo più socialmente e moralmente bassa e degradata, i cui valori sono il cibo, il sesso e il denaro.

Esempio eclatante di ciò è l’episodio della Cena di Trimalchione.
Riconducibile al tema, appunto, della cena, già presente nella satira di Orazio della “cena Nasidieni” e nel Simposio di Platone.
In quest’episodio vengono messi in luce la grettezza e il cattivo gusto, oltre che l’avidità e la bassezza morale dei discorsi, degli ospiti, a loro volta liberti arricchiti, del famoso liberto Trimalchione.
Su tutti emerge, appunto, la figura di Trimalchione, che molti hanno voluto vedere come una caricatura degli eccessi di Nerone stesso, caratterizzati infatti entrambi da un ego spropositato e dal culto della propria persona. Egli è un personaggio dai contorni realistici, i liberti infatti a quel tempo potevano diventare molto ricchi, talvolta anche politicamente influenti, tanto da agghindarsi, illegittimamente, con simboli dell’ordine equestre e senatorio.
Altra caratteristica di Trimalchione è l’ossessione per la morte e la cura di ogni dettaglio del suo testamento e della sua epigrafe. Trimalchione rappresenta, quindi, insieme alla moglie Fortunata, uno splendido esempio di parvenu, un soggetto sociale diffuso in età imperiale romana, che si è elevato socialmente ed economicamente senza merito.

Nell’insieme di tutte queste caratteristiche emergono alcuni temi fondamentali, talvolta nascosti, rilevati dal critico Paolo Fedeli, che assodano il fatto che il Satyricon potesse coniugare in sé due finalità, quella di intrattenimento e quella di riflessione: nella figura di Encolpio e nel labirinto di luoghi e situazioni in cui è coinvolto vi è un richiamo alle profonde difficoltà della vita e dell’uomo stesso; l’eros, che non compare in forma gioiosa, ma per lo più nelle forme infelici e dolorose dell’impotenza, della perversione e della prostituzione; altro tema, presente nella Cena Trimalchionis, è quello della morte (Thanatos) e della caducità della vita.

Il Satyricon è inoltre caratterizzato da plurilinguismo e pluristilismo: si può infatti notare la presenza di diversi livelli e piani di lingua e di stile.
Per quanto riguarda il registro linguistico i personaggi si esprimono per lo più con il linguaggio proprio della loro condizione sociale: i personaggi colti utilizzano un latino semplice ma elegante, corretto dal punto di vista grammaticale e lessicale, mentre i personaggi di livello sociale e culturale basso si esprimono in una lingua (sermo plebeius) caratterizzata da termini colloquiali, diminutivi, neologismi (hapax Legomenon come lupatria), modi di dire e grecismi, come saplutus (straricco), topanta (ta articolo panta "tutto", come omnia, "tuttofare") e babaeculus (babbeo) ed è caratterizzata da un periodare spezzettato e paratattico.
I nomi di molti dei personaggi dell’opera sono in realtà nomi parlanti, quindi caratterizzano le personalità di chi li detiene: Encolpio significa, dal greco, “che sta in grembo” e allude alla sua ingenuità; Eumolpo indica un uomo “dal bel canto”; Trimalchione indica probabilmente un personaggio “tre volte potente”; il nome latino Fortunata, sua moglie, indica “aiutata dalla buona sorte”.

Petronio inserisce poi momenti di innalzamento dello stile: esempi interessanti sono gli inserti poetici come la Troiae halosis e il Bellum civile, citazioni e allusioni al IV libro dell’Eneide nella novella della matrona di Efeso, recitata da Eumolpo, oppure l’esordio nel testamento di Trimalchione con una citazione di Seneca (Lettere a Lucilio) e le sue conoscenze di formule tecnico - giuridiche nel parlare del suo futuro sepolcro.

Fortuna del Satyricon
- I e II secolo d.C. trascurato dalla cultura ed escluso dalle letture scolastiche.
- Medioevo mutilazioni e interpolazioni, dovute alla vastità, se ne leggevano solamente alcuni episodi.
- Settecento ha fortuna influenzando il romanzo picaresco spagnolo e quello libertino francese.
- In Italia ricordano il Satyricon il Marino nel suo Adone, e Parini nel Giorno.
- Secondo Ottocento apprezzato da naturalisti e decadentisti, Huysmans A’ rebours, Oscar Wild Dorian Gray.
- Novecento americano Fitzgerald Grande Gatsby allude alla Cena Trimalchionis (Trimalchione a West Egg).
- Fellini nel 1969 ha girato un film intitolato Fellini-Satyricon, ispirandosi proprio al romanzo petroniano.

Il tema del banchetto o simposio ha senza dubbio una forte componente religiosa. Per i Greci il bere vino, bevanda sacra al dio Dioniso, lui stesso spremuto, è un atto di natura sociale, ma anche sacrale.
Il tema simposiaco è assai caro alla lirica greca e soprattutto ad Alceo e Anacreonte.
La più alta manifestazione letteraria del banchetto greco è forse il dialogo di Platone intitolato appunto Simposio. L’opera ambientata a casa del poeta Agatone vede Socrate e altri celebri intellettuali banchettare e gareggiare tra loro nel definire la natura di Eros. L’aspetto filosofico primeggia dunque sul cibo e sul vino.
Anche nella letteratura latina non mancano testimonianze del banchetto: Orazio poeta lirico di età augustea gioca con il tema tradizionale del simposio, considerando il vino solo un piacere della vita.
Ancora diversa è l’immagine che Petronio nel suo Satyricon ci dà del banchetto presso il ricco liberto Trimalchione: i protagonisti dell’opera petroniana partecipano infatti a una cena fatta di eccessi nel cibo, nel vino e nella volgarità dei discorsi, sembrando quasi una parodia dell’agone del Simposio platonico.
Ma tale modello trovò una rinnovata forma di sacralizzazione in ambito cristiano (agape).
Sono infatti numerosi gli studiosi che hanno ravvisato analogie tra il banchetto sacro della religione cristiana, l’Ultima Cena, e il simposio di tradizione greca.

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