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Petronio: Il Romanzo e il Satyricon

Petronio scrisse un romanzo, il Satyricon; assieme ad Apuleio, che scrisse l’Asino d’Oro, è l’unico scrittore latino ad aver prodotto un romanzo.

Il Romanzo all’epoca non era molto diffuso come genere, poiché la cultura romana era maggiormente legata ai generi della trattatistica e della storiografia, ma anche alla poesia e ai testi dal carattere morale o filosofico.
Ovviamente il Romanzo, che nacque nel 1800, ha caratteristiche differenti rispetto a quello classico.

Petronio per la sua opera prese spunto dal romanzo greco, di autori come Senofonte o Luciano.
Il ‘Satyricon’ nasce dalla Fabula Milesia (dalla città di Mileto), che era una produzione romanzata che presentava molte digressioni dal carattere satirico e comico.
È scritto in versi e non in prosa come il romanzo attuale.

Il ‘Satyricon’ è un romanzo di carattere satirico, infatti prende in giro usi e costumi di una certa parte della popolazione romana; l’ambientazione però è in Grecia, come aveva fatto anche Plauto, per evitare che ciò che veniva scritto potesse dare fastidio ai Romani più potenti (imperatore, ecc.).

Nel romanzo vengono evidenziati i vizi e la violenza dei Romani, senza però giudicarli, poiché anche Petronio faceva parte di quella società.
Solo alcuni frammenti del ‘Satyricon’ sono giunti ai nostri giorni.

Protagonista e narratore del ‘Satyricon’ è Encolpio, uno studente a corto di denaro, che vive insieme al giovane servo ed amante Gitone, accompagnato dall’amico Ascilto.

La narrazione può essere suddivisa in cinque sezioni:
• La prima sezione si svolge probabilmente a Napoli, dove una sacerdotessa, Quartilla, costringe i tre a delle sevizie erotiche, finché non riescono a fuggire.
• La seconda sezione narra del grande banchetto organizzato da Trimalchione.
• La terza sezione narra della disperazione di Encolpio, abbandonato da Gitone, che stringe amicizia col poetastro Eumolpo (figura opposta a Virgilio). Encolpio poi ritrova Gitone e fugge con lui e Eumolpo da Ascilto.
• La quarta sezione ha la caratteristica tipica della fabula: un fatto del destino aiuta il protagonista, che era in pericolo dopo che era entrato in contatto col mercante Lica, che naufraga improvvisamente.
• La quinta parte avviene a Crotone, dove i tre, grazie ad un inganno, vivono alle spalle di cacciatori di testamenti.
Encolpio inizia una relazione con Circe, ma perseguitato dal dio Priapo, perde la virilità, per poi riconquistarla dopo molte traversie.

Infine, Eumolpo si ammala e stende un bizzarro testamento, dove stabilisce che solo chi si ciberà del suo cadavere diventerà suo erede (il cannibalismo è l’apice della depravazione).

Fortunata (Satyricon)

In questo brano tratto dal Satyricon, si parla della figura di Fortunata, la moglie di Trimalchione, che è come lui una ex schiava (‘Fortunata’ perché appunto era stata prescelta ad essere liberata).
Fortunata rappresenta l’anti-matrona romana, il tipico rovesciamento delle figure della società romana attuato da Petronio nel suo Satyricon.
Alla matrona romana, dunque, simbolo di purezza, si contrappone Fortunata, ex schiava ed ex meretrice.
Il linguaggio di questo brano è volutamente basso, per dimostrare la rozzità dei liberti.

Il Testamento di Trimalchione

Altro brano sempre tratto dal Satyricon, Trimalchione, ubriaco, recita il suo testamento, richiedendo anche un monumento funebre sfarzosissimo.
Vengono affrontati il tema dello sperpero, della morte e della ricchezza.
Gli invitati alla sua cena vogliono impossessarsi dei suoi beni, sperando nella sua morte.
Il tema della ricchezza e dello sperpero si nota quando Trimalchione vuole dedicare tutte le sue possibilità economiche per realizzare un sepolcro, simbolicamente rappresentante la sua avidità.

L’Epico Furore di Encolpio Abbandonato

Altro brano tratto dal Satyricon, qui Encolpio è stato appena abbandonato da Gitone, che ha scelto di andare con Ascilto; Encolpio recita un monologo in riva al mare, come aveva fatto Achille quando gli fu tolta Briseide.
Encolpio è quindi la figura anti-eroica ed omosessuale, opposta ad Achille, il vero eroe dispiaciuto perché gli era stata sottratta la sua amata schiava, non perché era stato abbandonato dal suo uomo.

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