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Petronio


Sotto il nome di Petronio è trasmesso il Satyricon. Incerti sono:
    L'autore
    La data di composizione
    Il titolo e il suo significato
    L'estensione originaria
    La trama
    Il genere letterario
1) Tacito negli Annales fornisce un ritratto inimitabile di un certo Petronius Arbiter, che sembrerebbe coincidere con il cortigiano di Nerone Petronio, giudice per eccellenza dello chic e della raffinatezza; un vero e proprio elegantiae arbiter, un dandy dell'antichità. Tuttavia non citò, per prudenza, esplicitamente l'eccentrico e scandaloso testo del Satyricon: è persino presente un riferimento implicito alla vita notturna di Nerone, che si mescolava a risse conducendo una vita dei bassifondi. Forse vi sono altre opere di Petronio, ma soltanto attribuibili: il Satyricon stesso contiene svariati inserti poetici e l'Antologia Latina presenta carmi e frammenti sotto il nome di Petronio.
Fu console nel 62 e nel 66 fu costretto al suicidio per volere dell'imperatore. Il suo fu un suicidio paradossale, una parodia del teatrale suicidio tipico di certi oppositori del regime: incidendosi le vene, e poi rallentando ad arte il momento della fine, Petronio passò le ultime ore a banchetto; un atteggiamento del tutto provocatorio. Si occupò dei suoi servi e scelse di denunciare apertamente i crimini dell'imperatore, distrusse il suo anello che recava il sigillo, per evitare contraffazioni o intrighi politici.
2) Alcuni elementi interni all'opera ci permettono di collocare la datazione sicuramente non oltre al principato di Nerone: personaggi storici, nomi, presupposti sociali, lingua. La lingua, su cui ci possiamo soffermare grazie al piu lungo stralcio pervenutoci, Cena Trimalchionis, è d'uso popolare e vi sono tracce che richiamano Plauto e Catullo; inoltre sono anche presenti le glosse, parole rare. Più specificatamente, la lingua volgare dei liberti, che ci perviene attraverso il narratore Encolpio, è un cosciente dosaggio artistico che evidenzia lo strato “basso” spesso escluso dai poeti. Quest'uso della lingua popolare può ricollegarsi a Verga, che utilizza la stessa tecnica risultando del tutto originale e distinto. L’inserto poetico del Bellum Civili è un'ulteriore conferma del periodo neroniano, in quanto Lucano fa di certo parte di questa corrente.
3) Satyricon è un grecismo formato da “Satyri” da “satiri”, creature grottesche della mitologia, e il suffisso -icus caratterizza i titoli di molti romanzi greci.
4) Non sappiamo di quanti libri fosse composta l'opera; in seguito a processi di antologizzazione, tagli e spostamenti, il testo ci perviene fortemente mutilato, in prosa e con sezioni in versi. Pervengono stralci dei libri XIV e XVI e tutto il libro XV. La parte più integra è l'episodio della Cena di Trimalchione. Non sappiamo, oltre ai 14 libri, quanto ancora si estendesse l'opera e di conseguenza anche la trama è ricostruibile parzialmente, lasciando un finale imprevedibile.
5) La storia è narrata in prima persona dal protagonista Encolpio, che quindi compare in tutti gli episodi e le peripezie della storia. Il ritmo del racconto è variabile, si divide in scarno e riassuntivo e lentissimo e ricco di dettagli realistici (come nella cena in casa di Trimalchione). Encolpio entra in contatto con un maestro di retorica, Agamennone, e discutono della decadenza dell'oratoria, ma si rivela essere un professore da strapazzo. Apprendiamo che Encolpio viaggia con l'avventuriero Ascilto e il bel giovinetto Gitone, e fra loro si crea un triangolo amoroso. Entra in scena Quartilla, sacerdotessa del dio Priapo, che simboleggia il sesso maschile, e coinvolgerà i tre a soddisfare i suoi capricci lussuriosi. Appena sfuggita ad essa, i tre, su invito di Agamennone, si recano al banchetto del liberto Trimalchione, tanto ricco quanto rozzo e di cattivo gusto. La rivalità sessuale tra Encolpio e Ascilto per l'amore del volubile Gitone precipita, e Ascilto fugge via col ragazzo. Frattanto Encolpio capita in una pinacoteca e conosce un nuovo personaggio, Eumolpo, poeta vagabondo, anziano e poeticamente insaziabile. Quest'ultimo approfitta dell'interessamento di Encolpio ad un quadro sulla caduta di Troia per recitare la Troiae Halosis, per poi venir cacciato a sassate (possiamo ricollegare l'inserto alla vita di Nerone, che pure si inoltrerà in tale impresa). Encolpio riesce a recuperare Gitone e a liberarsi di Ascilto, che scompare dalla scena, ma non a liberarci di Eumolpo, che a sua volta è pretendente di Gitone; si forma così un secondo triangolo amoroso. Fino a questo momento, la narrazione si svolge nella Graeca urbs, ma i tre si imbarcano su una nave mercantile, dove rincontrano Lica e Trifena, precedentemente apparsi, nemici di Encolpio che vogliono vendetta. Ma, come un deus ex machina, interviene una tempesta che spazza via in mare Lica e fa approdare i tre sulle coste di Crotone. Inizia una nuova avventura: la città è in mano a ricchi senza eredi e ai cacciatori di testamenti. Eumolpo escogita un piano: si finge vecchio facoltoso senza eredi con, come schiavi, Encolpio e Gitone. Durante il cammino verso Crotone, tiene una lezione sulla poesia epica alla maniera di Virgilio e non di Lucano, che viene deriso, e declama un lungo poemetto sulla guerra tra Cesare e Pompeo, il Bellum civile. L'ultima fase è lacunosa, individuiamo Encolpio che ha un'avventura con una donna chiamata Circe, ma improvvisamente è abbandonato dalle sue facoltà sessuali che riacquisterà, a causa del dio Priapo. Nel frattempo i crotoniati stanno per scoprire il raggiro e nuovamente Eumolpo escogita un espediente: chi vuole godere dei suoi lasciti, dovrà cibarsi del suo cadavere, ma i pretendenti sono pronti a farsi cannibali per la cupidigia. Non sappiamo come si concludesse l'avventura di Crotono né quanto si estendesse la narrazione, e immaginare il finale è impossibile.
6) Oltre la complessità della trama, complesso è determinare il genere del Satyricon, caratterizzato da toni variabili e richiami narrativi. I personaggi appaiono e rispuntano durante la narrazione e si ripetono situazioni tipiche: Encolpio è in perenne fuga. Anche la forma è complessa: la prosa è interrotta da inserti poetici (Presa di Troia e Guerra civile) che hanno come uditorio i personaggi stessi. La scelta del narratore unico e passivo lo avvicina alle Metamorfosi di Apuleio, oltre che per l'estensione della narrazione, e perciò vi è un'analogia con il romanzo antico, ma allo stesso tempo se ne allontana grazie alla ricchezza di contenuti e livelli.
La libera alternanza di prosa e versi e la valenza parodiata e distorta avvicina il Satyricon alla satira menippea dai toni seri e giocosi, che vede come punto più vicino l’Apokolokyntosis di Seneca, mentre toni e forma alle Satire Menippee di Varrone. Importanti, però sono le differenze: la lunghezza dell'opera, la mancanza di un bersaglio esplicito e la volgarità dei contenuti allontanano Petronio dai suddetti autori. In una sola parola, Petroio attinge alla contaminatio. In relazione alla struttura “di viaggio” del romanzo, possiamo ricollegarci all’Odissea, ma qui si tratta di un’Odissea di pitocchi. Encolpio, perseguitato dal dio Priapo, ricorda vagamente Ulisse perseguitato da Poseidone, ma bisogna distinguere immaginazione (di Encolpio) e realtà dei fatti (per l’Ulisse).

L’aspetto più originale del Satyricon è il realismo, linguistico e descrittivo. la descrizione dei luoghi è accurata, e sono presentati quelli tipici del mondo romano: la scuola di retorica, la pinacoteca, il tempio, la piazza del mercato; senza dimenticare l’interesse per la mentalità delle varie classi sociali e per il loro linguaggio.
Il realismo, più in particolare, si presenta come forza antagonistica del “sublime” letterario: i protagonisti, impregnati di cultura scolastica, pretendono di nobilitare la loro vita misera seguendo gli schematismi della scuola. I miti eroici, i modelli dell'alta epica e della tragedia si contrappongono al cibo, sesso, denaro, agli istinti “bassi”, vengono scelti portavoce inadeguati che “fanno la morale” ma non sono superiori agli altri, esplicitando la critica verso gli scholastici, coloro che credono di sapere ma in realtà non sanno e ostentano. Petronio fa satira sullo stesso protagonista, portavoce della cultura scolastica, satirizzando la satira stessa. Inscenando la satira verso personaggi tipici (parassita, ricco stupido, donna che ostenta virtù), presenza costantemente un filtro morale, lasciando il lettore a giudicare in tutta libertà. Ultimo ma non meno importante, è onnipresente la satira sull’aspetto amoroso: l'amore omosessuale è contrapposto all’idealizzazione dell’amore tipica del romanzo greco.

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