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Petronio, Marziale, Giovenale, Tacito, Apuleio

Petronio

Autore del Satyricon. Conosciamo alcuni dati biografici di Petronio grazie a Tacito: anche Petronio era un personaggio in vista alla corte di Nerone, e fu accusato nel 66 (come Seneca, Lucano e Persio) di aver tentato di uccidere l’imperatore, e quindi costretto alla morte.
Il Satyricon è un romanzo: un’opera molto estesa ma lacunosa. La vicenda è narrata in prima persona da un giovane di nome Encolpio che rievoca le avventure di un viaggio compiuto in compagnia di un bellissimo giovane, Gitone. È dunque una vicenda improntata sull’amore omosessuale.
Si nota un intento parodico nei confronti del genere del romanzo in cui l’amore era idealizzato, e che invece di narrare la vera realtà, si basava su stereotipi e regole fisse (colpi di scena, effusione sentimentali, ecc..)

Si registra l'influenza di altri generi letterari :
- Satira Menippea: alternanza di toni bassi e alti, volgarismi e non, prosa e poesia.
- Novella Milesia: brevi romanzi/racconti caratterizzati da argomenti erotici (es. La matrona di Efeso).

Petronio osserva e descrive la realtà che vede con distacco e superiorità: si nota un intento parodico, ma Petronio vuole solo descrivere con realismo, non esserne compiaciuto o deridere.
Data la materia quotidiana, il linguaggio è colloquiale. Quando sono i personaggi colti a parlare, il linguaggio si fa più arguto, più elevato. A volte (come per il personaggio di Trimalcione) il linguaggio è portato talmente all’eccesso da non sembrare reale nel contesto. In questo caso vi è mescolanza di termini colti e sermo vulgaris: strumento necessario per la derisione e la caricatura che vuole dare Petronio.
Temi principali del Satyricon:
- La condizione del liberto: schiavo diventato libero che sfoggia i suoi beni con avidità e arroganza (Trimalchione).
- L’abbondanza, la ricchezza, lo spreco, il sesso (Matrona di Efeso).
- L’omosessualità.
- Crisi dell’eloquenza: tema molto dibattuto sotto l’impero di Nerone (Seneca e Quintiliano).

Marziale

Nacque a Bilbilis, in Spagna, per poi trasferirsi a Roma, cercando protezione e sostegno economico da mecenati e patroni (come cliens). L’opera di Marziale comprende 15 libri di epigrammi.

Non è il primo poeta ad occuparsi di epigrammi: infatti prima di lui anche Catullo si era dedicato a questo genere. Le caratteristiche dell’epigramma sono la brevità, l’ironia, e la varietà di contenuti.
In tutte le sue opere, egli evita di riprendere vicende mitologiche, poiché le reputa false e illusorie. Notiamo quindi come la rappresentazione della realtà, in tutti i suoi aspetti e dettagli, è per Marziale un aspetto fondamentale, che ritroviamo in tutte le sue composizioni.
Inoltre gli epigrammi vogliono criticare la società e la corruzione del tempo, ma Marziale non lo fa con intenti moralistici o col fine di riuscire a cambiare la realtà (come Persio). Egli vuole soltanto divertire e intrattenere il pubblico. E dunque, proprio per questo motivo, egli si propone infatti di “risparmiare le persone e di parlare dei vizi”. Come Persio, quindi, si limita soltanto a guardare e criticare i vizi, e non i colpevoli.

Marziale scrisse anche poesie d’occasione: sono poesie/componimenti che traggono spunto da situazioni reali e specifiche, raccolti poi in libri.
1) Liber de spectaculis = Comprende una trentina di carmi dedicati ai giochi che nell’80 d.c. inaugurarono il Colosseo/l’Anfiteatro flavio.
2) Xenia = scambio di cibo e bevande, legate alla Festa dei Saturnali (a dicembre, durante la quale i Romani si scambiavano doni).
3) Apophoreta = scambio di oggetti, legate alla Festa dei Saturnali (a dicembre, durante la quale i Romani si scambiavano doni).

Gli Epigrammata sono 12 libri di epigrammi. Riprende la tradizione (es. Catullo): varietà di tematiche, ma si affida soprattutto all’osservazione della realtà e della vita quotidiana. Esse sono però descritte in modo molto dettagliato, sottolineando gli aspetti macabri e più concreti. Inoltre sono spesso rappresentati i “mores romani”, criticando il tipo-umano/la categoria, e non il colpevole.
In quest’opera si parla di una struttura bipartita. Infatti tutti i suoi epigrammi sono divisi in due parti: il primo momento di attesa, dove vi è l’enunciato/l’osservazione della realtà, e la seconda parte “conclusiva” dove si concentrano tutti gli elementi ironici/comici. Quest’ultimo aspetto viene chiamato “fulmen in clausula”: l’affermazione finale è la più comica, composta da una battuta inaspettata e fulminante, che determina proprio il grado di divertimento del pubblico. Un'altra caratteristica degli Epigrammata, è la struttura dialogata. Vi è la voce recitante del poeta e un interlocutore immaginario.
I temi dell’Epigramma, come abbiamo già detto sono molteplici: sono infatti rappresentate scene di vita quotidiane (spesso rappresentando gli aspetti più sottili, sordidi, macabri) ma anche celebrazioni a patroni o amici o a persone importanti. Oppure vi sono anche epigrammi funerari, descrittivi di luoghi o eventi, carmi passionali dove l’amore viene visto solo come attrazione carnale e passionale.

Ci sono però anche degli epigrammi improntati su temi o aspirazioni personali: gusti, idee, convinzioni dell’autore stesso, polemiche e critiche sulla posizione del letterato.
Lo stile, così come la lingua, varia a seconda del tema trattato. Inoltre vi sono vocaboli bassi e volgari e vi è una forte componente di tipo colloquiale, come abbiamo già detto. Ordo verborum = ordine/collocazione delle parole o delle figure retoriche sempre molto studiata, nonostante il tema o il livello sia basso.

Giovenale

Nacque nel Lazio, e nonostante le sue condizioni umili, ricevette comunque una buona educazione. Scrisse 16 satire in esametri, divise in 5 libri. L’opera fu composta in un periodo successivo alla morte di Domiziano, in un lungo arco temporale.
I suoi modelli sono Lucilio (iniziatore della satira) e Orazio. Anche Persio, che però non viene mai menzionato, rappresenta per Giovenale un grande esempio. Giovenale riprende infatti l’atteggiamento critico verso la letteratura moderna, come le “recitationes”, manifestazioni pubbliche considerate da lui di basso livello e futili, poiché riprendono temi mitologici.
Scopo di Giovenale fu quello di accusare e denunciare la realtà, descrivendo i “Monstra” della società. Egli vuole rappresentare la realtà, la vita quotidiana nei suoi aspetti più macabri, corrotti, depravati della società in qui vive. Oltre alla volontà di descriverli, egli afferma anche che è un “dovere morale”, in quanto è impossibile non denunciarli poiché troppi, e troppo evidenti. Inoltre Giovenale, a differenza di Persio, non ha intenti moralistici o correttivi, ma soltanto di pura denuncia. Anch’egli, così come Persio e Marziale, non attacca l’individuo ma solo il vizio, il degrado ormai comune a tutta la società.

Per denunciare, egli utilizza lo strumento dello sdegno, dell’”indignatio”: egli non si limita ad essere sdegnato davanti a certi comportamenti umani, ma vuole suscitare lo stesso sentimento al pubblico. Per far ciò, egli deve ovviamente enfatizzare su certi comportamenti o situazioni.
Sono i costumi contemporanei che hanno distrutto i “Mos maiorum” romani: è la ricchezza e il lusso di pochi (“le divitiae”) che si riflettono sull’intera società, rovinandola completamente. Egli infatti vuole denunciare la situazione in cui si trova il cliente (prima simbolo di coesione/unione sociale), che deve sopportare l’arroganza del padrone e delle persone che lo circondano.
Nelle prime 7 satire infatti ( soprattutto nelle I, III, V) denuncia l’umiliazione, la mancanza di rispetto e dignità che il cliente deve sopportare stando a contatto con una classe ricca e dirigente. Nella satira IV, egli fa una parodia della corte di Domiziano.
Anche le donne (soprattutto quelle aristocratiche) e gli omossessuali, sono alla base della critica di Giovenale, forse quella più feroce e macabra.
Dalla VIII satira vi è però un cambiamento di poetica: egli non vuole più solo criticare e guardare ad un mondo solo negativo, ma vuole anche proporre delle soluzioni, guardare ad un mondo positivo. Sono le caratteristiche della filosofia stoica o diatribica, che rendono possibile la visione per l’autore di un mondo nuovo e migliore: la virtù, la ricerca della felicità, la realtà interiore e non le illusioni del mondo esterno. In questa seconda fase, vi è quindi un Giovenale più pacato e meno critico. Anche i temi variano e il sarcasmo viene sostituito da ironia e scherno.
Lo stile è vario, con vocaboli volgari e bassi che vengono contrapposti a costrutti e vocaboli più elevati.

Tacito

Nasce tra il 55 e il 58 e vive sotto il potere di Domiziano, Nerva e Traiano. L’attività letteraria inizierà proprio con la morte di Domiziano, conosciuto per la forte repressione degli intellettuali. Rende omaggio a Nerva e a Traiano che hanno restituito la libertà di parola. La carriera politica e il matrimonio con la figlia di Giulio Agricola (divenuto console), indicano che Tacito era di condizione sociale elevato e di famiglia benestante.

Agricola è una biografia encomiastica del suocero Agricola che ne descrive inizialmente la famiglia, le origini, l’educazione, la formazione, la carriera politica e militare e infine la morte (senso cronologico). Agricola ovviamente visto da Tacito come approfittatore e opportunista, ma visto che devo celebrarlo, lo difende considerandolo una vittima del potente Domiziano. Vi è anche un excursus geografico/culturale che precede il comando in Britannia che gli viene affidato (stranezza in una biografia).
Varietà di linguaggio, di registri, di toni caratterizzano lo stile. I modelli sono Sallustio (per le vicende di guerra), Livio (per i discorsi dei generali sul campo di battaglia) e Cicerone (per il tono oratorio dei capitoli finali).

Germania è un'opera di carattere etnografico, che descrive le diverse culture, tradizioni, etnie, abitudini dei popoli germanici.
L’intento è quello di paragonare Roma alla Germania (nemica): i barbari possiedono infatti quei valori morali e civili che una volta erano anche patrimonio dei Romani, ma che la corruzione e il desiderio di gloria ha cancellato. L’unico difetto che attribuisce ai Germani è la discordia, la mancanza di unità tra i popoli, che invece i Romani possiedono.

Dialogus de oratoribus sulla decadenza dell’oratoria, già affrontato da Seneca, Quintiliano e in parte da Petronio.
Ci sono tre tesi sulla decadenza dell’oratoria:
- la tesi modernista di Apro: non vi è decadenza, ma solo trasformazione e innovazione.
- la tesi tradizionalista di Messalla: vi era decadenza ed essa deriva dall’incapacità dei genitori di educare i figli, il livello scadente delle scuole.
- la tesi politica di Materno (più vicina all’idea di Tacito): la causa viene ritrovata nella perdita della libertà politica, ma è meglio rinunciare all’eloquenza originaria così da avere maggiore sicurezza e vivere in un mondo di pace e serenità.

Historiae, dedicata alla dinastia dei Flavi, comprende anche la guerra civile del 69 dalla quale Vespasiano (fondatore della dinastia dei Flavi) era uscito vincitore. Condanna il principato e richiede la necessità di una storiografia più oggettiva e onesta.
Annales: dalla morte di Augusto alla morte di Nerone. Giudica sempre il principato.
Modelli del genere letterario storiografico sono Sallustio e Livio.
Tacito usa una pura imparzialità davanti ai fatti storici: non vuole danneggiare il fatto storico con riferimenti soggettivi e dunque di parte, anche se si pensa oggi che esprimesse il punto di vista di una aristocrazia senatoria in declino. Utilizza fonti letterarie, documentarie (verbali, raccolte di lettere o documenti) e testimonianze orali,
e spesso presenza più posizioni, più interpretazioni di un fatto, che rendono l' opera ambigua/tendenziosa ma anche completa/obiettiva.
Tacito fa una forte critica dei personaggi e i loro vizi, di cui i temi principali sono la decadenza della classe dirigente senatoria, corruzione e ineluttabilità del principato.
Il principato è un male inevitabile (come per Seneca): un evento storico inevitabile, conseguenza di progresso e cambiamento.
Nella storiografia tacitiana il personaggio è in primo piano, non si dà spazio ai minimi dettagli, sono frequenti i ritratti (con qualità e difetti morali, non sul fisico), come in Sallustio, e gli epitafi, come Livio.
Lo stile di Tacito è caratterizzato dalla presenza di vocaboli ricercati, assenza di volgarismi, brevitas, concinnitas soprattutto nella frase finale, come se fosse un epigramma

Apuleio

Nasce nel 120-125 e viaggia molto. Svolge l’attività di conferenziere, ovvero di mostrare la propria eloquenza in pubblico (ritorna importante il ruolo dell’oratore). Viene accusato di fare uso della magia.
Metamorfosi / L’Asino d'oro: si tratta di un romanzo molto ampio (come il Satyricon di Petronio) con la presenza dell’influenza della Fabula Milesia.
Nella prima sezione è importante il tema della magia. Lucio per l'eccessiva curiosità (vuole imparare la magia) viene trasformato in asino, anziché in uccello, e dovrà subire tutte le peripezie del suo essere: sarà vittima di due padroni / barbari e condannato a morte. In tutti e due i casi riesce a fuggire e disperato invoca la dea Iside, simbolo della luna, che lo salverà ritrasformandolo in umano.
Disordine non solo della trama ma anche del linguaggio, perchè vuole sottolineare il caos che regna intorno a Lucio.
Nel romanzo la curiositas e lo sfidare la natura con la magia, può portare a gravi danni, e sembra che Apuleio abbia il fine di difendersi dalle accuse di praticare magia. Apuleio vuole poi divertire e allo stesso tempo edificare: chi sbaglia deve rimediare ma anche subire determinate disavventure, come Lucio.
La digressione presente nel romanzo è la fabula di Amore e Psiche, che anticipa il messaggio finale dell’opera.
Aspetti comuni tra la vicenda del romanzo e la fabula : avventura erotica, curiositas punita dal dio, le sofferenze imposte dal dio, azione salvifica di un altro dio non per merito del protagonista.
Stile complesso.

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