Marziale
(40 d.C. - 104 d.C)

••• I dati biografici e la cronologia delle opere
•• Sappiamo di lui dalla sua opera. Nasce a Bìlbis (Bìlbili) in Spagna e si trasferisce a Roma a 24 anni dove scrive poesie e cerca il sostegno economico e la protezione di padroni e mecenati. Molte volte nella sua opera si presenta infatti come “cliente”, cosa normale per un letterato non ricco.
•• La prima opera che abbiamo di lui è scritta per l’inaugurazione dell’Anfiteatro flavio (il Colosseo) in cui si elogia il princeps regnante, Tito, ed è chiamata Liber de spectaculis (o Liber spectaculorum). Marziale dedica a Domiziano molti epigrammi e libri e scrive elogi a Nerva e a Traiano.
•• Nel 98 Marziale lascia Roma e torna in Spagna e il viaggio lo finanzia l’amico Plinio il Giovane. Torna a Bìlbili e una ricca signora di nome Marcella gli regala una casa e un podere e qui lui vive gli ultimi anni, al riparo dello stress della vita cittadina, ma provoca nostalgia per Roma. Muore a Bìlbili, paese natale.

•• La sua opera comprende 15 libri di epigrammi composti in quest’ordine cronologico: Liber de spectaculis (80), Xenia e Apophorèta (nell’84, pubblicati poi come libri 13 e 14 degli Epigrammata), e i primi 12 libri di Epigrammata dall’86 al 102.

••• La poetica
•• La sua poesia è apparentemente facile, ma Marziale ha una grande capacità critica. La sua poetica riprende un genere antichissimo e poco conosciuto, caratterizzato soprattutto dalla brevità dei componimenti, quindi sente il bisogno di chiarire i punti essenziali della sua poetica.
•• Ripudia la mitologia, truculenta, inverosimile e falsa, in nome del vero, della realtà quotidiana dell’essere umano, come fondamento della sua poesia. Già Persio con le sue satire si scagliava contro la vuota letteratura a lui contemporanea in nome del verum della sua arte. Per Marziale la realtà sono i comportamenti umani, e infatti sono i costumi dei suoi contemporanei che tratta nelle sue opere.
•• Anche in questo caso è inevitabile il confronto con la satira e in particolare con Persio, dal momento che anche lui aveva scelto come materia privilegiata proprio i mores, i costumi. In più, anche Marziale, come Persio, non vuole attaccare i colpevoli, ma la colpa (non i viziosi, ma i vizi). Ma c’è un’importante differenza tra i due: Persio voleva correggere i costumi corrotti, mentre Marziale è del tutto estraneo a quest’idea, perché esclude esplicitamente ogni funzione moralistica e il solo fine è quello di intrattenere il lettore. Marziale ammette anche di avere un deboli per i contenuti volgari e osceni, anche se deve giustificarli davanti a Domiziano, dicendo che siano scelte poetiche.

•• Vuole portare il verum anche al livello linguistico, cioè vuole “parlar chiaro”, con una “schiettezza di parola”. Quindi usa anche termini volgari e osceni per essere più immediato nell’espressione, anche perché il genere dell’epigramma, per la sua brevità, lo richiede.

••• Le prime raccolte
•• La poetica qui descritta si riferisce soprattutto alla sua fase più matura che si ha con gli Epigrammi. Il Liber de spectaculis è fatto da 30 carmi dedicati ai giochi che hanno inaugurato il Colosseo nell’80. La vita di Roma viene colta solo nell’aspetto del divertimento con i giochi del circo. Molti epigrammi sono rivolti al principe per elogiarlo e in questi componimenti si pone attenzione agli eventi e ai loro aspetti strani magnificandoli riferendoli al mito (sembra che sia il procedimento opposto a quello che avrà poi negli Epigrammata, perché qui non c’è verum).
•• Gli Xenia e gli Apohorèta sono collegate alla festa dei Saturnali, dal 17 al 23 dicembre durante la quale i Romani si scambiavano doni. Gli scritti di queste due opere si presentano come biglietti che accompagnano i regali. gli Xenia (dono ospitale) si riferiscono ai doni di cibi e di bevande, mentre gli Apopharèta (“da portar via”) sono doni più vari.
•• Questa distinzione è una convenzione letterarie. I versi sono tipici della poesia d’occasione (che trae spunto da situazioni reali) e di consumo, che arriva immediatamente al lettore. Sono eleganti, ma limitati perché l’attenzione è data al singolo oggetto (come una lampada o un dentifricio), presentatolo nelle sue caratteristiche, destinazione e uso (per regalare una lampada da letto, scrive: “Io, lucerna complice delle dolcezze del tuo letto, qualsiasi cosa tu faccia, tacerò”). Sono degli inventari simpatici delle cose della vita.

••• Gli Epigrammata: precedenti letterari e tecnica compositiva
•• Sono dodici libri e sono ricchi di tematiche (dall’ambito funerario alla sfera erotica, dall’elogio alla derisione). Marziale usa tutti questi temi, ma preferisce una poesia legata alla realtà.
•• Il suo modello è Catullo che aveva scritto epigrammi giocosi, beffardi e osceni sui casi della vita quotidiana. Da Catullo Marziale riprende soprattutto l’aggressività anche se rinuncia all’attacco personale (non condanna i viziosi ma i vizi). Da Catullo riprende anche la scelta di usare non solo il distico elegiaco tradizionale, quindi non è legato a uno schema metrico preciso. Dell’epigramma in generale riprende solo la sua brevità.
•• Sempre dai predecessori riprende l’abitudine di inserire gli elementi comici alla fine dei componimenti, che si concludono magari con una battuta inaspettata. I critici individuano infatti in ogni sua poesia due momenti (struttura bipartita): un momento di attesa e una conclusione comica.
•• Tutti gli epigrammi sono costruiti in funzione dell’affermazione finale, che arriva imprevista e fulminante (fulmen in clausula). Questo schema della “sorpresa finale” (o “punta epigrammatica”) vale per la maggior parte dei suoi epigrammi, ma non per tutti. Altro modo per concludere è quello di scrivere una serie di enumerazioni (o cataloghi), che accentuano le caratteristiche di un personaggio o di una situazione, che poi vengono smentite con un’improvvisa battuta finale.

•• Importante caratteristica presente in quasi tutti gli epigrammi è quella di scrivere come se un personaggio stia raccontando o parlando a un interlocutore, rendendo l’epigramma dialogico.

••• I temi e lo stile degli Epigrammata
•• Più della metà degli epigrammi hanno come tema il verum della vita quotidiana. Di solito sono componimenti brevi, ma a volte si allungano fino a un massimo di 51 versi. Il mondo reale però non è “fotografato” oggettivamente, ma reinterpretato in maniera spiritosa da Marziale, a volte ricorrendo all’esagerazione e al paradosso.
•• La materia privilegiata è l’esperienza quotidiana ai suoi livelli più semplici e bassi (mangiare, bere, fare la pipì, il sesso, i divertimenti…) e si insiste più sui particolari concreti e fisici, brutti e miseri di persone o di oggetti. Di grande interesse sono le attività, le abitudini e gli organi sessuali.
•• A volte gli epigrammi sono aggressivi e satirici, prendendo di mira categorie e tipi umani. C’è più comicità quando le situazioni sono di realtà contemporanea e il poeta deride abitudini e manie tipiche dei Romani. Uno dei riferimenti realistici è proprio la sua condizione di cliente, che sottolinea più volte nei suoi scritti. La clientela quindi per la prima volta entra a far parte della materia letteraria (poi ripresa da Giovenale). La funzione dei clientes è quella di adulare i loro patroni.
•• Altri filoni oltre a quello comico-realistico sono quelli dei carmi celebrativi, rivolti ad amici o altre persone (bei ragazzi, raggazze, artisti, atleti, personaggi potenti, patroni, il princeps stesso).

•• Si trovano anche epigrammi funerari in cui Marziale rielabora l’eredità della tradizione, riuscendo a commuovere per la loro intensità. In gran numero sono anche gli epigrammi descrittivi, che descrivono luoghi o oggetti (ville, opere d’arte…), spesso accompagnati dal ricordo di episodi del passato, di attualità o casi curiosi, tra cui molti incidenti mortali (ragazzo ucciso dalla caduta di un grande ghiacciolo).
•• Molti epigrammi contengono il tema dell’amore, inteso non come passione profonda, ma come desiderio fisico. A volte descrivendo la persona amata ci sono anche sfumature delicate e gentili.
•• Altri epigrammi esprimono le sue idee, le sue convinzioni personali e i suoi gusti. A volte sviluppa temi comuni (la libertà che deriva dall’autolimitazione dei bisogni e dei desideri), ma altre volte rivela le sue più alte aspirazioni (essere coltivatore di un podere non grande, ma suo) di solito seguendo i principi orazioni di metriòtes (giusto mezzo, est modus in rebus) e di autàrkeia (autosufficienza). È realistico perché è cosciente delle sue esigenze e possibilità economiche. In alcuni componimenti infatti elogerà la Spagna e il paese natale, Bìlbili, perché più “modesti” della dispendiosa Roma, anche se alla fine sarà disilluso.
•• Altri epigrammi personali trattano il tema letterario, svolgendo spunti di poetica, polemizzando contro i critici e riflettendo sulla condizione del letterato.
•• Così come abbiamo tantissimi argomenti, allo stesso modo abbiamo tantissimi stili e linguaggi, che variano da epigramma a epigramma. Al livello stilisticamente più alto abbiamo le poesie encomiastiche, mentre al livello più basso abbiamo quelle comico-realistiche. In queste realistiche il linguaggio è di tipo colloquiale, con diminutivi, grecismi e alcune parole infantili, come mamma e tata (= papà). Troviamo anche parole basse o volgari. Alcune parole sono inedite e usate solo da Marziale.
•• La lingua semplice adattata alla realtà è però frutto di un rande studio raffinato. Studiata è anche la collocazione di parole e l’uso di figure retoriche.

••• Marziale nel tempo
•• I suoi epigrammi hanno un successo immediato tra i contemporanei e molte volte si compiace del gran numero di lettori e si lamentava per i troppi imitatori. Influenza Giovenale e la sua opera.
•• Nel Medioevo solo alcuni ambienti leggono i suoi versi, grazie ad antologie in cui erano contenuti soprattutto i componimenti con insegnamenti morali.
•• Nel 1300 Boccaccio lo apprezza e ne anticipa la fortuna che avrà poi nel Quattrocento e nel Cinquecento. Gli umanisti si interessano ai suoi epigrammi e ai molteplici temi, imitandolo.
•• Marziale viene apprezzato solo in base all’apprezzamento degli epigrammi in generale nel tempo. Nel Seicento infatti è amato in Francia da Racine e La Fontaine. Nel Settecento è in leggero declino, ma sempre apprezzato da Rousseau e da Voltaire.
•• Nell’Ottocento tramonta la moda dei componimenti brevi, anche se in Inghilterra è amatissimo da Oscar Wilde. Nel Novecento, però, è ripreso e imitato da Montale che assegna il titolo Xenia a due sezioni della sua raccolta Satura.

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