Publio Virgilio Marone

Biografia:
Virgilio nasce a Andes, presso Mantova, nel 70 a.C., da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Comincia i suoi studi a Mantova, poi a Milano, infine si trasferisce a Roma. La sua prima opera è rappresentata dalle “Bucoliche”, una raccolta di dieci componimenti (egloghe) di stile bucolico che seguono il modello del poeta siciliano Teocrito, talmente apprezzata al suo tempo che Virgilio fu notato da Mecenate e fu accolto nel suo circolo culturale, dove poté conoscere i maggiori scrittori del tempo. Mecenate lo invitò a scrivere le “Georgiche”, un poema didascalico che ha come soggetto il lavoro dei campi.

Quest’opera riflette l'ideologia augustea, nella prospettiva di una riforma agraria, al fine di stimolare e indirizzare la mentalità dei romani verso l’agricoltura e la vita semplice dei campi, esortando al mos maiorum, i valori antichi. Successivamente Augusto commissionò a Virgilio, ormai poeta conosciuto e affermato, un poema che esaltasse l’impero e la sua persona. Virgilio, invece di scrivere un’opera storica, decide di servirsi del mito per esaltare e legittimare il principato di Augusto e contemporaneamente dare forza grazie alla tradizione mitica alla sua ideologia. Virgilio si ispira della tradizione greca e scrive, rifacendosi a Omero, l’Eneide.

La fondazione di Roma e l'esaltazione della gens Giulia, alla quale apparteneva Augusto, è legata alla caduta di Troia e alle vicende di Enea, eroe troiano. La figura del princeps è esaltata soprattutto in alcuni passi:
1) Nell'incontro di Enea con la Sibilla di Cuma e la discesa agli inferi, quando l'eroe ritrova il padre Anchise, quest’ultimo gli mostra i futuri grandi uomini di Roma, fra i quali figura anche Augusto (da questo brano possiamo dedurre che Virgilio credesse nella metempsicosi);
2) La descrizione dello scudo di Enea e delle sue incisioni, che si pone in parallelo alla celebre descrizione nell' Iliade dello scudo di Achille, offre l'occasione a Virgilio di narrare tutta la storia di Roma arrivando a celebrare poi il principato augusteo;
3) I personaggi del poema, alleati o nemici, si ispirano al sistema di valori del mos maiorum, tipici dell'ideologia augustea. La caratteristica principale di Enea è la pietas. Enea, a differenza degli eroi omerici, ha un cuore e sa che deve combattere l’avversario, ma prova sofferenza per i dolori dei suoi nemici;

Virgilio sceglie dunque il mito per esaltare la storia di Roma e la figura di Augusto; attraverso le caratteristiche dei personaggi sono esaltati i valori del mos maiorum che hanno fatto grande l’impero romano. Virgilio impiega 10 anni per terminare l’opera. Essa, alla sua morte, risulta terminata, ma probabilmente non del tutto revisionata, poichè alcune parti risultano incompiute (Tibicines = versi incompleti). Infatti,in seguito ad un suo viaggio in Grecia, durante la revisione finale della sua opera, Virgilio si ammalò e morì. Si narra che, in punto di morte, chiese che la sua opera venisse distrutta, richiesta che Augusto si rifiutò di esaudire. Virgilio morì a Brindisi poco dopo.

Il metro Virgiliano: Virgilio utilizza l’esametro, un verso che presenta sei piedi dattilici. I primi cinque possono essere dattili o spondei, mentre l’ultimo piede, essendo indifferente la quantità dell'ultima sillaba a fini metrici, è formato da spondeo (due sillabe lunghe) o da trocheo (una sillaba lunga e una breve).

Le Bucoliche
Quest’opera è divisa in 10 egloghe (o ecloghe = componimento scelto), di argomento pastorale. La parola “bucoliche“ deriva dal greco “bukolos”, che significa “pastore”. I protagonisti sono pastori e si ambienta nell’Arcadia, regione della Grecia centrale simbolo di pace e dimora delle divinità pastorali, caratterizzata dalla perfezione della natura. L’opera presenta alternanza fra dialoghi (scambi di idee fra pastori, che fanno emergere l’opinione di Virgilio) e monologhi (riflessioni dell’autore). I dialoghi si trovano nelle ecloghe dispari, i monologhi in quelle di numero pari. Virgilio sceglie di scrivere quest’opera ispirandosi agli idilli del poeta Teocrito (paragone con Sannazzaro e Tasso), di argomento pastorale e mitico.

Virgilio lo prende a modello, ma attuando delle variazioni:
- Paesaggio: Teocrito descrive la campagna Siracusana, mentre Virgilio parla dell’Arcadia, anche se ispirandosi alla campagna Mantovese. Inoltre la natura di Virgilio è un tutt’uno con lo stato d’animo dei personaggi

- Argomento campagnolo: ambiente al quale Virgilio è molto legato
- Protagonisti: i pastori dell’opera di Virgilio si identificano in personaggi storici e reali
- Virgilio è più legato alla realtà rispetto a Teocrito, tuttavia Virgilio è al contempo soggettivo, mentre Teocrito è oggettivo nelle sue descrizioni
- Virgilio introduce la storia contemporanea e l’elemento autobiografico
- In alcuni pastori Virgilio identifica se stesso.
- L’atmosfera è idillica nel paesaggio ma non nell’animo dei personaggi, perché le sofferenze di Virgilio si ripercuotono nei personaggi
- Virgilio soffre per un recente trauma: Augusto concesse le terre nei pressi di Mantova ai suoi soldati. Virgilio perse così le sue proprietà, alle quali era molto legato, perché rappresentavano tutti averi e i sacrifici della sua famiglia.
- Virgilio non è eccessivamente oggettivo, ma scrive in simbiosi con i suoi personaggi. Inoltre i paesaggi descritti entrano in sintonia con l’animo dei personaggi
- Nelle Bucoliche Virgilio parla dell’attesa del ritorno dell’età dell’oro, necessariamente in procinto di manifestarsi in seguito all'andamento ciclico della storia dell'umanità. Egli spera che, con l’avvento della nuova era augustea tutto possa migliorare (nelle “Georgiche”, invece, sostiene che ogni cosa si ottenga con la fatica – elogia dunque il lavoro)
- Lessico: Virgilio, per quest’opera, dovette inventare un lessico che fosse armonioso ma che riproducesse l’universo naturale dei pascoli. Impiegò notevolmente la variatio nella descrizione di piante, animali e oggetti appartenenti al mondo pastorale.

Le ecloghe più importanti
- Ecloga I: i pastori Titiro e Melibeo dialogano malinconicamente. Titiro potrà continuare a vivere nelle sue terre, mentre Melibeo sarà costretto a lasciarle a causa di una confisca
- Ecloga III: i pastori Dameta e Menalca si confrontano in una gara poetica per stabilire chi dei due sia il più abile. Fa da giudice il pastore Palemone, che alla fine decreta la parità dei contendenti
- Ecloga IV: viene profetizzata la nascita di un puer che cambierà le sorti del mondo e introdurrà l’età dell’oro
- Ecloga V: due pastorelli catturano il vecchio Sileno e lo costringono a cantare miti d’amore. Sileno canta anche l’investitura poetica di Cornelio Gallo.
- Ecloga IX: Licida e Meride si rammaricano per la perdita delle loro terre e rievocano la vicenda del pastore Menalca (che rappresenta Virgilio), che ha rischiato la vita per evitare l’esproprio.
- Ecloga X: il poeta Cornelio Gallo, abbandonato dall’amata Licoride, si dispera di non essere un pastore e di non poter godere delle gioie del mondo bucolico, a cui si dedicherà nelle sue poesie.

Ecloga I
- É ritenuta un’opera autobiografica, perché ritroviamo l’esperienza di vita di Virgilio sia nel pastore Titiro che nel pastore Melibeo: l’uno è felice di non aver perduto le terre (Titiro), mentre l’altro (Melibeo) le ha perse
- Il paesaggio sembra partecipare al sentire dei pastori
- Può sembrare che ci sia rassegnazione da parte di Virgilio-Melibeo, ma spesso alla rassegnazione si unisce l’astio di dover cedere ai barbari delle terre che sono state curate con tanta fatica.

Le Georgiche
- Il termine deriva dal greco “georgikos”, relativo alla vita dei campi
- Inizialmente le Georgiche comprendevano solamente i primi II libri, successivamente Virgilio, parallelamente alla composizione dell’Eneide, inserì all’opera gli ultimi II libri. Nonostante ciò l’opera risulta unitaria e compatta: ogni libro è autonomo dagli altri, ma tutti sono legati da riferimenti interni e da un piano complessivo: i libri I e III si concludono in maniera pessimistica, gli altri in maniera ottimistica, i primi due descrivono una natura inanimata, gli ultimi due una natura animata.
- I modelli di Virgilio per quest’opera sono Esiodo, Arato, Nicandro, Lucrezio e Catone il Censore. Virgilio, però, utilizza questi temi agresti come sfondo di tematiche filosofiche legate alla funzione dell’uomo all’interno dell’ordine cosmico.
-- Catone il Censore aveva scritto un trattato, il De agri cultura, in cui dava consigli sull’amministrazione del podere
-- Uno dei modelli principali di Virgilio è Lucrezio, per la sua visione utile della poesia, alla quale spetta il compito di proporre un modello e ideale di vita, che Virgilio identifica nella laboriosa e onesta attività dei campi
-- Nel II libro delle Georgiche, Virgilio esprime il debito profondo nei confronti di Esiodo, autore de “Le opere e i giorni”, che conteneva un’ampia sezione dedicata al lavoro dei campi
- Questa è un’opera di propaganda, voluta da Mecenate (e quindi da Augusto), per esaltare la vita di campagna come ritorno al mos maiorum e per esaltare la riforma agraria dell’imperatore.
- La campagna di Virgilio diventa un luogo sicuro a cui tornare in cerca di conforto, fuggendo dall’insensatezza della vita cittadina
- È un poema didascalico, perché il suo è un messaggio di speranza e di fiducia nelle capacità dell’uomo e un’esaltazione dell’ars (tecnica), con la quale l’uomo può riportare in terra l’età dell’oro, col frutto della sua fatica e del suo impegno.
- Virgilio, infatti, afferma che Giove ha posto fine all’età dell’oro perché gli uomini si stavano intorbidendo e infiacchendo. Solo il lavoro vince su tutto e potrà riportare in terra l’età dell’oro
- Il lavoro, dunque, non è una punizione divina, ma un dono di Giove, affinché le menti degli uomini non si assopiscano nell’ozio.
- All’interno del poema vi sono numerose digressioni ed excursus
- Lo stile delle Georgiche è molto simile a quello delle Bucoliche

I contenuti delle Georgiche
- Libro I: l’opera si apre con un proemio in cui Virgilio descrive il contenuto dell’opera, che dedica a Mecenate. Nella parte finale fa un riferimento alle guerre civili seguite alla morte di Cesare.
- Libro II: si apre con un’invocazione a Bacco e l’argomento principale sono gli alberi, la loro classificazione e le tecniche di riproduzione. Parla soprattutto dell’ulivo e della vite. Il libro si conclude con un elogio alla vita contadina come modello sociale e morale, esempio di serenità e autarkeia (autosufficienza)
- Libro III: l’argomento di questo libro è l’allevamento degli animali. Virgilio dà una visione umanizzata alla natura e attribuisce agli animali comportamenti e sentimenti simili a quelli umani. Il libro si conclude con la narrazione di un’epidemia che aveva colpito il bestiame nella regione del Norico (episodio che rimanda alla peste di Atene, descritta da Lucrezio)
- Libro IV: anche l’ultimo libro si apre con un’invocazione a Mecenate, ma l’argomento principale è l’apicoltura. All’interno vi sono due digressioni: la prima ha per protagonista il vecchio di Corico, che col suo paziente lavoro trasforma un terreno incolto in un giardino (viene inserito il tema della ricompensa: la natura equa restituisce all’uomo il frutto dei suoi sforzi), la seconda racconta la storia dell' apicoltore Aristeo (Aristeo si era innamorato di Euridice e lo stesso giorno che essa andò in sposa ad Orfeo, egli tentò di farla sua prima del marito e nell'inseguimento che seguì Euridice calpestò un serpente velenoso che con il suo morso la uccise. Per vendetta, le altre driadi distrussero le sue api. Cirene, sua madre, consigliò allora ad Aristeo di placarne l'ira offrendo loro dei capi di bestiame. Così fece e, successivamente, in mezzo alle carcasse trovò uno sciame d'api), al quale si collega il mito di Orfeo ed Euridice.

Libro I delle Georgiche (vv. 118-159)
- In quest’episodio Virgilio sottolinea le difficoltà e le sofferenze dell’uomo che lavora la terra
- Un tempo i frutti erano un dono della terra, ma la decadenza morale dell’uomo ha imposto la dura legge dei campi, per recuperare il bene perduto
- Il lavoro nobilita l’uomo perché fa progredire l’umanità, perché gli impedisce di intorbidirsi
- Da quando Giove ha posto fine all’età dell’oro sono nate le arti: la pesca, l’agricoltura, l’arte di fondere i metalli etc.
- Nella parte finale del testo afferma che, se gli uomini non aguzzeranno la mente, non riusciranno a saziarsi
- Questo tema Virgilio lo rielaborò a partire da un brano di Esiodo, tratto da “Le opere e i giorni”, nel quale affermava che è vergognoso non lavorare, mentre il lavoro porta alla ricchezza, al benessere e all’essere ben visti dagli dei.


L'Eneide

Introduzione all’opera
- Con quest’opera Virgilio affronta il genere epico, narrando in 12 libri le peripezie del troiano Enea che, scampato alla distruzione di Troia assieme al padre Anchise, al figlio Iulo-Ascanio e ad un pugno di uomini, vaga alla ricerca di una terra dove fondare una nuova città.
- Enea stesso racconta le sue avventure a Didone, la regina di Cartagine, con la quale vive una breve ma intensa storia d’amore. Poi salpa di nuovo verso il Lazio, dove, dopo aver sposato Lavinia, figlia del re Latino, e aver ucciso Turno, re dei Rutuli, respingendo l’offensiva degli Italici, darà origine ad una progenie che diverrà la dominatrice del mondo.
- Nel libro VI viene chiarito il progetto divino che vuole Enea come progenitore del popolo romano: l’anima del padre Anchise mostra al figlio, sceso nel mondo dei morti, i grandi uomini del futuro i quali, dopo la fondazione di Roma, porteranno la città a diventare caput mundi, grazie soprattutto al contributo della gens Iulia, la discendenza di Iulo, il figlio di Enea, i cui massimi esponenti saranno Giulio Cesare e Ottaviano Augusto.

La composizione dell’opera
- La composizione dell’opera, commissionatagli da Augusto nel 29 e avviata intorno al 30 a.C., richiese un decennio di intenso lavoro. Dopo dieci anni l’opera, però, benché fosse molto elaborata, non era ancora completa in ogni sua parte.
- Virgilio, infatti, scriveva l’opera seguendo la sua ispirazione e non seguendo alcun ordine cronologico. Dunque, alla fine dei dieci anni, l’opera presentava alcune lacune, dei versi incompleti, i tibicines.
- Virgilio, intorno al 19 a.C., decise quindi di fare un viaggio in Grecia e in Asia Minore, per revisionare la sua opera, ma, prima di partire, chiese all’amico Lucio Vario di dare alle fiamme l’Eneide, se fosse morto prima che l’opera fosse compiuta, ma Vario si rifiutò.
- Di ritorno dal suo viaggio, a Brindisi, Virgilio si ammalò gravemente e chiese con insistenza che gli fosse portata l’opera per darla egli stesso alle fiamme, ma nessuno lo esaudì. Lasciò quindi le sue carte a Lucio Vario, al quale chiese che non pubblicassero nulla che egli stesso non avesse già pubblicato. Ma, con l’autorità di Augusto, Vario poté pubblicare tutti gli scritti inediti.
- Virgilio si fece seppellire a Napoli, città che egli amava.

I modelli di Virgilio
- Il primo e più grande modello di Virgilio è Omero, nell’emulazione del poema epico, di cui Omero fu il più grande esponente.
- Virgilio, infatti, voleva fare dell’Eneide ciò che l’Iliade e l’Odissea erano state per la cultura greca, ovvero una sintesi (una summa) dell’intera civiltà romana.
- La struttura dell’Eneide riprende quella dei due poemi omerici: la prima esade (sei libri), infatti, è “odissiaca”, poiché è dedicata alle peregrinazioni di Enea, la seconda è “iliadica”, per le guerre che si svolgono nel Lazio.
- Alcuni episodi dell’Eneide, inoltre, richiamano altri dei due poemi di Omero, come la discesa negli Inferi e la narrazione delle proprie peregrinazioni da parte del protagonista (Odissea), la descrizione delle armi e il duello finale (Iliade).
- In Virgilio, però, l’azione eroica, fondamentale in Omero, è subordinata all’approfondimento psicologico e sentimentale dei personaggi.
- C’è, dunque, un passaggio dall’oggettività omerica, data dalla coincidenza fra il piano umano e quello divino, ovvero dalla convinzione che una legge unica governi l’intero universo e che, quindi, uomini, dei e mostri condividono lo stesso linguaggio e hanno gli stessi valori di riferimento, alla soggettività virgiliana, data dalla frattura tra il mondo soprannaturale e quello reale, dove gli uomini sono privi di punti di riferimento e sono vittime sia della reciproca malvagità, sia dalla storia.
- Inoltre nell’Eneide, a differenza delle opere di Omero, gli dei sono subordinati alla volontà del fato.
- Virgilio, inoltre, prende a modello Omero secondo i filtri della cultura ellenistica.
- Rispetto ad Omero, infatti, in Virgilio c’è uno spostamento di attenzione sulle figure femminili, sui sentimenti e sulle passioni, prendendo a modello le Argonautiche di Apollonio Rodio.
- Un altro elemento ellenistico è la presenza dell’eziologia (le cause dell’origine).
- Un altro modello di Virgilio è Ennio, con i suoi Annales, il quale aveva introdotto l’esametro e aveva narrato la storia di Roma dalla fondazione al II sec. a.C. A differenza di Ennio, che aveva preso la storia patria come soggetto dell’epica, Virgilio ha per soggetto il patrimonio leggendario della tradizione greca.
- Da Nevio, autore del Bellum Poenicum, Virgilio riprese il tema dell’odio fra Cartagine e Roma (metus hostilis).
- Anche Catullo fu preso a modello da Virgilio, per quanto riguarda la liricità e la soggettività, e anche Terenzio, perché Virgilio approfondisce l’aspetto psicologico dei suoi personaggi.

La celebrazione metastorica della Roma augustea
- In un primo tempo la direzione che aveva preso l’Eneide andò contro le aspettative di Augusto, che auspicava un poema storico dedicato alle guerre civili combattute contro Antonio e che esaltasse il suo ruolo di restauratore della pace e della tradizione
- Virgilio si rifiutò di cantare la contemporaneità per non riaprire la terribile pagina della guerre civili e per non esporsi direttamente. Nell’Eneide, dunque, la contemporaneità ha solo valore di excursus.
- Successivamente il poema risultò pienamente accetto anche ad Augusto, il quale dimostrò la sua ferma volontà di far pubblicare l’opera.
- Virgilio, in sintesi, cantò il principe e la storia di Roma partendo dal presente per cercare una giustificazione nel passato, privilegiando, quindi, le motivazioni profonde e metastoriche che avevano condotto Roma a diventare caput mundi, collocando sullo sfondo la futura grandezza di Roma
- Uno dei temi più innovativi dell’Eneide è la tendenza a valorizzare il contributo offerto un po’ da tutti i popoli mediterranei all’edificazione dell’impero romano.
- Nell’Eneide Virgilio si prefisse due scopi:
1) di carattere culturale-politico: descrivere l’ordine del mondo attraverso la fondazione di Roma;
2) più vicino alla sensibilità di Virgilio: sondare la profondità dell’animo umano attraverso le vicende degli eroi.

La sensibilità verso la sofferenza dei vinti
- Per Virgilio la guerra è una triste necessità, un eccidio inutile e fratricida. Enea, infatti, affronta la guerra a malincuore.
- Nell’Eneide nessuna morte appare gloriosa, neanche quella degli eroi morti sul campo di battaglia.
- In questo si può rintracciare una visione critica verso la storia di Roma, spesso percorsa da sanguinose guerre civili, e l'aspirazione ad un'epoca di pace incoraggiata dalla mentalità augustea.
- Virgilio si sofferma molto sul mondo dei vinti, i quali soffrono a causa di una superiore giustizia, percepita come imperscrutabile e intollerabile.
- Per questo motivo, le figure più poeticamente riuscite del poema sono quelle dei giovani eroi (Pallante, Eurialo, Niso e Camilla) che sono morti prematuramente in battaglia, la cui morte sono salutate dal poeta con commosso cordoglio.

Il personaggio di Enea
- I personaggi dell’Eneide sono molto più moderni rispetto a quelli dell’epica precedente: Enea stesso diventa eroe di un’epica non più eroica.
- Già nell’Iliade Enea, che non ricopriva un ruolo di primo piano, appare lontano da personaggi come Achille o Ulisse, come un eroe-uomo comune, che rischia la vita per farsi carico del destino della collettività
- La caratteristica principale di Enea è la pietas: già nella notte della caduta di Troia, ad Enea appare Ettore che lo incita alla fuga, in nome della necessità, per porre in salvo i Penati della casa e della patria.
- La figura di Enea contiene tutte le qualità dei suoi discendenti, della stirpe romana, ovvero le virtù del mos maiorum e del pater familias ideale.

La Pietas
- In origine l’aggettivo pius indicava ogni oggetto che ricadesse nella sfera d’influenza della divinità.
- Successivamente il significato di pietas si estese al senso di compiere i propri doveri e impegni verso la divinità. L’uomo pius era l’uomo devoto, che assolveva i propri doveri verso la divinità.
- Nel I sec. la pietas assunse un senso laico. Cicerone, infatti, parlava di pietas come la devozione che il civis nutre verso gli dei, la patria e la famiglia.
- Con Virgilio la pietas è strettamente legata all’humanitas e indica il sentimento di solidarietà che lega tutti gli uomini.
- Con l’avvento del Cristianesimo, la pietà assume il significato di misericordia verso i peccatori e i fratelli sofferenti.

Il personaggio di Didone
- Un altro tratto di modernità è dato dal ruolo che i personaggi femminili assumono nel poema, il più importante dei quali è Didone, la regina di Cartagine.
- Dopo la morte della moglie Creusa e prima di poter sposare Lavinia, la figlia del re Latino, che consentirà ad Enea di portare a termine la sua missione provvidenziale, Didone diviene per lui l’ostacolo maggiore, perché lo distoglie dal suo compito.
- Il primo ad associare la figura di Didone ad Enea fu Nevio, nel suo Bellum Poenicum, ma per caratterizzare questo personaggio, Virgilio si rifece alla figura di Medea, protagonista dell’omonima tragedia di Euripide.
- Sia per Medea che per Didone, infatti, il destino riserva un amore irresistibile e fatale, con un conseguente rovesciamento dell’amore in odio. Didone, però, rispetto a Medea, la quale, per vendetta, uccide i figli di Giasone, è molto più umanizzata: ella, infatti, rivolge la disperazione su di se, togliendosi la vita.
- Da Apollonio Rodio, invece, Virgilio riprende l’idea di concedere al tema dell’amore uno spazio autonomo rispetto all’epos; l’amore, inoltre, è visto come una forza prorompente, quasi una follia.
- Un altro dei modelli di Virgilio, nella caratterizzazione di Didone, è Catullo che, nel carme 64, aveva inserito nel racconto delle nozze fra Peleo e Teti, l’episodio dell’abbandono di Arianna da parte di Teseo.
- A differenza di Medea e Arianna, la Didone di Virgilio è innanzitutto una condottiera e una fondatrice di città: il suo dramma nasce dalla volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività e di allontanare l’amato dai suoi compagni. Il pius Enea, invece, deciderà di abbandonarla pur di perseguire i suoi doveri.
- Didone si sente tradita sia come donna che come regina, dato che per Enea ha dimenticato il suo popolo.
- Alla fine Didone si ucciderà, perché alla vergogna di essere stata abbandonata da Enea, si unisce la consapevolezza di aver mancato alle sue responsabilità e di aver tradito se stessa.
- Da quest’episodio si intuisce quale sia il messaggio di Virgilio: non ci può essere alcun compromesso fra l’amore e il dovere.

La religiosità di Virgilio
- Sia i personaggi femminili che le figure dei vinti offrono a Virgilio la possibilità di rappresentare il dolore.
- Virgilio, infatti, si pone il problema del “perché” della sofferenza che segna l’esistenza di tutti gli uomini e di tutte le creature.
- Così facendo, Virgilio ha svuotato il suo poema di ogni enfasi di celebrazione augustea per riempirla di profonda umanità.
- Il soffermarsi di Virgilio su queste problematiche lo faranno diventare l’autore più amato dal Medioevo cristiano.

Lingua e stile
- Il lessico virgiliano può essere percepito come semplice e quotidiano, ma in realtà è molto raffinato.
- Virgilio mette in versi le parole della lingua quotidiana, in modo da far spiccare maggiormente i termini inconsueti, gli arcaismi e i poetismi.
- Un'altra caratteristica del lessico virgiliano è la sua polisemia, ovvero dalla molteplicità di significati che possono assumere i suoi versi.

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