L'Eneide

E’ l’opera più importante di Virgilio, si tratta di un poema epico in esametri in dodici libri a cui il poeta si dedicò dal 29 a.C. fino alla morte. Lo scopo dell’opera è la celebrazione di Roma e di Augusto, svolta in modo indiretto attraverso la narrazione delle avventure di Enea che hanno come fine la fondazione della stirpe romana.
Virgilio presenta l’ascesa di Roma come frutto del volere del fato; sul piano filosofico Virgilio riprende lo stoicismo, identificando la volontà degli dei e il corso del destino con il logos stoico (principio razionale che guida gli uomini). Virgilio giustifica l’imperialismo romano e pone la figura di Ottaviano al culmine di un cammino storico provvidenziale e come garante di razionalità e giustizia.
Si tratta di un poema epico mitologico: Virgilio riprende la leggenda italica di Enea , profugo troiano figlio di Venere che sfuggito alla distruzione della patria, dopo varie avventure, fonda alla foce del Tevere Lavinio e la stirpe latina. Attraverso le vicende di Enea, Virgilio collega la sua opera all’epica omerica e allo stesso tempo celebra la gens Iulia.
La scelta dell’epica mitologica permise a Virgilio di celebrare Roma e Ottaviano evitando l’elogio diretto ma evocando la storia per mezzo di visioni e profezie. Virgilio riprende la filoni della tradizione epica già esistente non trascurando le opere di Nevio ed Ennio e rifacendosi soprattutto ai poemi omerici. L’Eneide è una continuazione e ripresa dei poemi omerici ma la successione degli eventi è rovesciata: l’Eneide è divisa in due esadi, due blocchi narrativi di sei libri ciascuno. I libri I-VI narrano i viaggi per mare e le avventure di Enea; i libri VII- XII narrano della guerra tra troiani e latini. Virgilio, per realizzare l’opera, prende ispirazione da diversi modelli letterari e questo avviene all’insegna di una libera reinterpretazione che rilegge in forme originali della tradizione poetica.
Il compito di conferire unità al poema e di guidare la vicenda verso il successo è affidato ad Enea, eroe protagonista. L’eroe troiano è caratterizzato dai valori alla base del mos maiorum romano: la virtus guerresca, la pietas (devozione) verso gli dei, la patria e la famiglia, la patientia e la clemenza verso i vinti. Enea è però anche un eroe moderno ed esprime le sue virtù non soltanto nel valore guerriero ma anche nella sua pietas che lo induce ad affidarsi al fato, sacrificando ogni suo affetto o aspirazione, per compiere la missione. L’eroe è caratterizzato anche da solitudine e sofferenza in quanto accetta di anteporre ai propri desideri l’interesse collettivo.
Virgilio si sofferma anche sui personaggi destinati a cadere vittime della storia questo dimostra la sua capacità di comprendere e compiangere le persone travolti dal percorso della storia che sebbene finalizzata alla nascita di Roma non elimina il male e la sofferenza. L’autore mantiene un doppio livello di lettura degli eventi: da un lato celebra il cammino che porta alla nascita di Roma, dall’altro invita il lettore a riflettere sul male e la sofferenza generati dalla storia.
L’ambivalenza ideologica è evidenziata dalla tecnica narrativa originale. Virgilio interviene nella narrazione per suggerire interpretazioni e per sottolineare la propria partecipazione emotiva ai fatti narrati. Tende a narrare i fatti mettendo in evidenza il punto di vista del personaggio sconfitto; molte volte interviene per commentare le vicende narrate e quindi mette in evidenza il suo giudizio. Questa ambiguità chiama il lettore a collaborare all’interpretazione del significato dell’opera.
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