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Eneide

C’è un collegamento tra il mondo greco e il mondo romano.
È un epos che si ricollega alle origini di Roma. Sono 10000 versi e 12 libri.
All’inizio c’è il mito di Enea che è già vicino alle coste italiane ma è colpito da una tempesta, che lo porta a Cartagine, dove la regina è Didone, moglie di Sichero, ucciso dal fratello di lei, fuggita in Africa del nord su consiglio del marito che le era apparso in sogno.
(tema del sogno premonitore).
Enea è protetto dalla madre Venere e da Atena, che fanno in modo che Didone si innamori di Enea. Enea racconta tutte le sue vicende (flashback), come Ulisse.
Il terzo libro finisce con lo sbarco in Sicilia e la morte di Anchise.
Didone si lascia sedurre da Enea.
Nel quarto libro finisce il flashback e si parla di Enea e Didone.
Enea deve partire e Didone si uccide, ma prima di morire ha scagliato la maledizione che non ci sarà che odio tra Roma e Cartagine.
Ci sono dei giochi in onore della morte di Anchise in Sicilia.
Enea decide che i più deboli rimarranno lì, i più forti riprendono il mare.
Enea arriva a Cuma. Enea scende negli inferi; VI libro (vekuia), ritorno alle origini, incontra Didone, Anchise che gli mostra il futuro di Roma, ossia il presente di Virgilio.
Giunone stimola la dea della discordia, fa si che la moglie di Latino scateni la guerra, non favorevole al matrimonio della figlia ……. Con Enea.
Alla fine del VII libro c’è il catalogo (presentazione) degli alleati di Turno.
Enea deve recarsi nella città del re Evandro. Qui Enea descrive i luoghi in cui Roma sorgerà.
Negli inferi aveva visto i personaggi che avrebbero fatto grande Roma.
Fase iliadica, si parla della guerra tra Enea e gli alleati e Turno e gli alleati.
L’opera si chiude con il duello tra Enea e Turno con la morte di Turno.
L’Eneide è inspirata da Iliade e Odissea.

Il Proemio

Il proemio è una sintesi di Iliade e Odissea, ma ci sono degli elementi nuovi.
Introduce l’emulatio.
Per i romani l’originalità non è rinnegazione del passato e novità assoluta, ma sovrapposizione dell’identità dell’autore ad un’identità o un genere precedenti.
L’autore adotta la tecnica dell’emulatio, è consapevole di creare un prodotto che riprende un genere precedente, ma ne fa un’opera di uguale elevatezza artistica.
Proemio= presentazione dell’argomento
Cano= il poeta che racconta in prima persona

La musa è Calliope, a cui chiede ispirazione e aiuto e la interroga sulle cause dell’odio di Giunone per Enea.
V.13= le guerre tra romani e cartaginesi sono da ricollegare all’incontro tra Didone ed Enea
Già nell’Iliade si incontra Enea, destinato a regnare sui troiani dopo la caduta di Troia.
Stesicoro ci racconta la leggenda di Enea che fugge da Troia con Anchise sulle spalle e del suo arrivo a Cuma in occidente.

Virgilio attinge probabilmente a queste fonti. Introduce poi molte novità:
Gli episodi di Didone ed Evandro. Questi personaggi erano presenti nella tradizione, ma è Virgilio ad accostarli ad Enea.
L’ideologia Omerica e quella Virgiliana sono diverse. Omero riflette il mondo arcaico, in cui il ruolo del comandante non è mai messo in discussione. Enea anche nel momento delle guerre ha aspetti più moderni rispetto ad Omero, è un comandante che si batte per tutti, è pronto a sacrificarsi ed ha una saggezza che deriva dalla pietas. Enea obbedisce sempre alla volontà degli dei.
In Omero prevale la narrazione, in Virgilio la funzione celebrativa
Omero è un narratore oggettivo, Virgilio partecipa in modo sentimentale ed emotivo alle vicende.

Virgilio e la propaganda di Augusto

Gli scrittori sostenuti da Augusto e Mecenate erano legati alla propaganda di Augusto, ma non del tutto.
L’Eneide non risponde perfettamente al programma di Augusto.
Virgilio celebra in modo indiretto il presente di Roma.
Virgilio sceglie di scrivere per due motivi:
Letterario, a Roma mancava un’epos mitologica
Politico, che risponde alle richieste del principe
I romani si riconoscono in quest’opera che celebra Roma e la stirpe Iulia.
In Enea c’è il destino di fondare una stirpe gloriosa. È un’opera che ha una prospettiva lontana.
L’eroe fa da congiunzione tra il mito e la storia. Enea esalta i caratteri essenziali dei romani, fa la guerra ma non la ama, porta serenità.
Enea condensa in se gli aspetti di Augusto che è abituato a sconfiggere e dominare.
Virgilio risponde alle richieste del princeps ma lo fa a modo suo.
L’opera è una storia letta alla luce del mito e viceversa.
L’autore deve tenere presente i suoi obbiettivi. Ci sono riferimenti ad usi, costumi.
La vicenda di Didone sottolinea l’inevitabilità del conflitto con Cartagine.

Livio

Era di Padova (Padova era famosa per le sue idee conservatrici ed era repubblicana).
Quando scrive la storia rimane fedele a questi ideali e Asinio Pollione lo accusa di patavilitas (di essere padovano). Nasce nel 59 a.C.
Quando arriva a Roma non si dedica alla vita politica e militare.

Ab Urbe Condita


L’opera monumentale di Livio è Ad Urbe Condita, che racconta la storia di Roma dalla fondazione alla morte di Druso. Livio scrisse anche trattati filosofici e sulla retorica.
In origine Ad Urbe Condita era composta da 142 libri, ne mancano secondo alcuni 8.
L’opera venne pubblicata in decadi, è nata nella testa dell’autore già come opera organizzata. Iniziò probabilmente a scrivere nel 27 e quest’opera occupò tutta la sua vita.
Prima decade, parla delle origini di Roma fino alle guerre Sannitiche
Terza decade, narra tutta la seconda guerra punica
Quarta decade, parla delle guerre in oriente fino alla sottomissione della Siria e della guerra in Macedonia

Abbiamo anche altri frammenti detti periodiche (riassunti) di tutti i libri tranne due.
L’impianto dell’opera è annalistico. All’inizio di ogni libro ci sono i nomi dei consoli e dei magistrati. La prima decade è divisa in 3 parti:
Fondazione di Roma, l’intento è consegnare le basi del mos maiorum
Fase repubblicana, Bruto e Collatino consegnano a Roma la prima repubblica. La lettura degli eventi è filoromana.
Terza fase, guerre contro i Sanniti, si chiude nel 295 con la battaglia di Sentina.

L’ultima parte della prima decade si occupa di leggi interne, per esempio le leges liciniae sestiae, che permettevano l’accesso al consolato ai plebei.
Livio riprende il genere annalistico e anche se l’evento dura più di un anno, si interrompe poi lo riprende.
Fa ciò perché l’annalistica era un genere affermato a Roma e perché il suo scopo è recuperare le antiche virtù. Le fonti di Livio sono primarie (trattati, testimonianze) e secondarie (racconti di altri). Livio privilegia quelle secondarie.
A lui interessa l’insegnamento che il fatto può dare.
A noi è arrivata la parte più antica dell’opera. Dietro agli annales ci sono:
La storiografia annalistica

I miti


Livio non fa un’analisi critica delle fonti; a volte narra due volte lo stesso argomento.
Sappiamo da atre fonti che spesso le cose non sono andate come dice lui.
La sconfitta di Canne ad esempio è attribuita al console plebeo Varrone per allontanare le colpe della sconfitta alla classe aristocratica.
L’assedio di Sagunto è collocato un anno prima perché altrimenti avrebbe dovuto ammettere che i Romani non sono andati subito in aiuto dei Saguntini.
Livio è un patriota, per lui ha Roma ha compiuto un percorso inevitabile, è stata destinata a seguire questo percorso, la sua storiografia è piena di religione tradizionale.
Risente del nazionalismo del De Rerum Natura, ma la religione rimane legge dello Stato.
Cerca i valori nel corso del tempo.
Cicerone dice che la storiografia è legata all’oratoria, colui che racconta la storia deve abbellire il discorso con le tecniche dell’oratoria. Ci sono 2 gruppi:
Narratore rerum
Exornatores
I primi sono gli annalisti dell’età arcaica, i secondi quelli della storiografia moderna.
Il primo che si muove su queste strade è Sallustio, ma è con Livio che la storiografia diventa un’opera d’arte. Il suo scopo è celebrare la Roma antica.
I personaggi assomigliano quasi agli eroi omerici dell’epos.
I personaggi di Livio hanno grandi sentimenti individuali ma sono partecipi di una vicenda collettiva. Livio si sofferma sulla distruzione, sul dolore.
Il racconto è ricco di scene forti. Livio ci fa vedere ad esempio una battaglia, capiamo ciò che succede e ciò che accadrà. Solleva le emozioni difronte ad eventi positivi o morti improvvise. Crea un atmosfera di patos.
È chiara l’influenza della storiografia greca.
Ci sono molti discorsi diretti, di genere deliberativo (legati ad un’occasione), per esempio il comandante che si rivolge ai soldati prima della battaglia. Sono legati alla retorica.
Questi discorsi non hanno valenza storica, ma ci fanno capire meglio il personaggio.
Ci sono molti discorsi diretti, pochi indiretti.
Ha avuto un grande successo, ne parla Quintiliano, maestro di retorica e a proposito di Livio parla di acta iubecta (abbondanza di espressioni).
Il registro linguistico non è omogeneo. Nei primi 10 libri ci sono periodi brevi.
È meno elevati di Cicerone, Livio mantiene sempre un’espressione antica.
Le ultime decadi sono molto drammatiche e teatrali.
Nel medioevo l’interesse per Livio, tornò nel periodo carolingio.
Nel XV secolo si ritrovano i 5 libri della quinta decade.
Dante parla di Livio nell’inferno, Petrarca trascrisse un codice liviano.
Livio ha ispirato anche la pittura. Nei tempi moderni un critico tedesco dice che è un bravo scrittore.
Con Livio abbiamo sia il contributo della storiografia romana (annalistica) sia greca.
Le fonti sono usate in maniera non critica.
A volte agli spettatori presenta più fonti e spesso questo causa incongruenze nell’opera.
L’ideologia di Livio prevale sulla ricostruzione critica (Battaglia di Canne, dove il peso della sconfitta è su Terenzio Varrone perché questa era la posizione dell’aristocrazia senatoriale-conservatrice).
In Livio ci sono errori di traduzione e scarsa conoscenza geografica.
Altre volte gli errori sono intenzionali per dare un ritratto degli eventi che sia favorevole a Roma. Oggi la critica lo considera poco attendibile.
Il punto fondamentale è il suo patriottismo, che condiziona la sua opera.
Roma deve dominare il mondo, è superiore a prescindere, gli altri hanno quasi solo caratteristiche negative: gli orientali sono effemminati, i barbari sono violenti, i greci studiano filosofia.
La superiorità romana sta nella virtus e nella fortuna, quindi se il popolo romano è stato scelto dagli dei, è il popolo che per volere divino deve governare.

Livio e la religione
Ci sono 2 momenti fondamentali:
Religio tradizionale
Fatalismo

Livio assequia la religio più per una questione morale che religiosa.
Livio è intermedio: razionalismo moderato che non accoglie del tutto la religione.
La superiorità romana è un disegno divino, assecondato dalla virtus.

Glorificazione del mos maiorum e attualizzazione del passato
Le origini della virtus sono nel cittadino romano.
Il ritratto più significativo è quello di Annibale, ha le qualità di un grande eroe romano.
Livio è in linea con la politica restauratrice di Augusto.
Cicerone dice che la storiografia è legata all’oratoria, lo storico deve fare una rielaborazione letteraria.
La narrazione, nei momenti critici, si carica di patos.

Lucrezio

Lucrezio scrive il De Rerum Natura, è un poema didascalico.
Questo genere rimane agganciato all’epos che è il genere più elevato, si usa l’esametro, cambia la materia. Anche Cicerone traduce gli Aneta che sono un poemetto didascalico che riguarda i fenomeni atmosferici.
Il problema del poema didascalico è il rapporto tra contenuti e forma poetica.
Ci sono opere in cui prevale la poesia, in altri il contenuto.
La materia che Lucrezio vuole divulgare è la filosofia di Epicuro.
Riprende la teoria dagli atomi di Democrito.
Il legame è l’approccio razionale per la spiegazione di ciò che è ritenuto inspiegabile e in questo modo si allontana la paura dell’inspiegabile, che è colmato dalla religione.
Lucrezio si colloca nel I secolo. È presentato da San Girolamo, come un pazzo che ha scritto quest’opera in preda ad un delirio d’amore per aver bevuto un filtro d’amore.
L’epicureismo si diffonde nella classe più elevata, è una filosofia che spinge al disimpegno e perciò malvista dai cives. Cicerone si oppone all’epicureismo ma ha molti amici epicurei.
Epicuro aveva scelto le lettere per diffondere la sua filosofia.
Intorno ad Epicuro si muove il gruppo di amici legati dalla filia. Il giardino è il luogo di trasmissione di Epicuro, inteso come lo stare insieme oltre che come luogo fisico.
Epicuro era venerato come un essere superiore.
La religio a Roma è una questione di Stato, e Cicerone ma anche Polibio, un secolo prima l’avevano capito.
In Grecia la religione era diversa, non ci sono ordini sacerdotali ma solo oracoli.
L’epicureismo va contro le esigenze dello stato romano ed è ostacolata la sua diffusione.
Per la prima volta si parla di filosofia nel linguaggio politico.
Lucrezio trasferisce in latino un linguaggio greco e che presenta molti problemi; la traduzione diventa un invenire.
L’opera è divisa in 6 libri che si possono accoppiare (1-2; 3-4; 5-6). Ogni libro ha un proemio e sono fondamentali quelli del 1-2-3-4-5.
Lo scopo è salvare l’uomo dalla paura dell’irrazionale su cui si basa la religio intesa come superstizione.
Il proemio del 1° libro è un inno a Venere. Si chiude con il racconto della peste ad Atene, malattia del corpo e dell’anima.
Epicuro diceva che gli dei vivevano nell’intermundia e non si interessavano delle cose degli uomini, ma Lucrezio apre il poema con l’inno a Venere.
Il destinatario è Memnio, personaggio politico e militare, tramite cui il messaggio si indirizza a tutti i personaggi che si trovano nella sua situazione.
Il De Rerum Natura parla degli aspetti chiave di fisica, antropologia e cosmologia.
Il fine è divulgare la filosofia epicurea, si esalta la ragione come strumento di conoscenza.
È in polemica con la religione e con le passioni che distolgono l’uomo dalla felicità. Lo stile è elevato, con alcune caratteristiche dell’epos latino.
È rivolto ad un pubblico colto, in grado di leggere un testo poetico.
I libro: invocazione a Venere, elogio di Epicuro, sacrificio di Ifigenia, la materia= atomi, vuoto, solidità ecc.
II libro: ritratto del saggio epicureo
III libro: 2° elogio di Epicuro (descritto come un Dio), paura della morte
IV libro: orgoglio di essere poeta, follia d’amore
V libro: 3° elogio di Epicuro, parte cosmologica
VI libro: 4° elogio di Epicuro, fenomeni atmosferici, magnetismo, malattie-peste di Atene

Tutto il poema può essere letto come 2 linee conduttrici:
Le testimonianze della paura
L’ottimismo, la fiducia nella filosofia epicurea come strumento di salvezza

La scienza è vista in modo positivo. Rapporto tra Lucrezio ed Epicuro, Lucrezio è presente quando descrive la realtà in modo drammatico, è l’ottimista della ragione.
Il primo libro si apre con l’inno a Venere, musa protettrice.

Rapporto Filosofia-Poesia

Platone esprime un giudizio negativo sulla poesia e dubita sulla sua possibilità di essere uno strumento di educazione morale e filosofica. Lo strumento della filosofia deve essere la Prosa.
Lucrezio si pone questo problema perché fa una scelta che è un unicum.
Il suo isolamento culturale è tra le cause della sua scelta.
Il suo contemporaneo Cicerone scrive di filosofia solo in prosa.
Lucrezio si rivolge ad un elite che però non è pronta ad una prosa filosofica.
Rifiuta il poema didascalico. Non sappiamo se ha raggiunto i suoi obbiettivi.
Non c’è il dibattito filosofico come in Cicerone ma fa solo un’esposizione.
Cicerone non cita mai Lucrezio. La spiegazione del suo isolamento è che chi conosce bene le dinamiche politiche e culturali del tempo, capisce che il De Rerum Natura può raggiungere i suoi obbiettivi per:
Politica altissima
Rigore artistico

La sua opera è in linea con il gusto per la novità. Lucrezio è considerato colui che ha raggiunto il livello più alto di comunicazione. Con Lucrezio abbiamo il punto di attivo del rinnovamento della poesia.

Inno a Venere

Viene letta come un lapsus, secondo altri è una optatio benevolentiae.
È una sorta di esortazione. È una concezione utilitaristica della poesia.
La poesia favorisce anche la memoria e la trasmissione.
Venere è una figura in cui convergono i tratti tradizionali e incarna i valori positivi della natura, il piacere, la fertilità.
Si celebra un tipo di Venere tipica del mondo latino.
È una genetrix, una creatrix, non è un’allegoria ma una realtà religiosa accertata dal poeta.
Si fa riferimento alla dimensione politica e sociale.
Non usa il nome di Memnio ma della sua stirpe (Memniade).
Fa riferimento alla pace e alla guerra e nella prima parte è katastematikè (statica), nella seconda kinetikè (dinamica).
È nella pace che ci si può dedicare all’otium e quindi alla filosofia.
C’è poi la descrizione delle caratteristiche di Venere.
Aenadum= dimensione politica in cui il poeta si muove e indica il popolo (Romani) a cui è rivolto il poema.
La tradizione della discendenza nobile di Roma era consolidata e la stirpe Iulia si vantava di discendere da Venere e c’era il culto della Venus genetrix.
I Memni avevano portato il culto della venere pompeiana a Roma.
Divus= arcaico di Deus
Voluptas= concetto base dell’epicureismo
Riproduce espressioni tipiche del greco per elevare il tono
Alma Venus= Venere Alma, dal verbo Alo= nutrire, venere diventa da dimensione cosmica della vita, la dea che nutre.

Memnio

Memnio compie il cursus honorum, lo cita come uomo impegnato e assunse la carica di pretore. Era un uomo di cultura.
Della sua famiglia abbiamo delle monete che erano da una parte l’immagine del membro della famiglia e dall’altra la Venus fisica (si dichiara così il legame della dea con la famiglia).
Era una dea legata al culto del mare, ritratta nella sua nudità, di cui vengono messe in risalto le caratteristiche femminili legate alla procreazione.
Subter= forma arcaica di Sub, di solito usato come avverbio
Venere fonte di piacere, si trasferisce negli elementi.
Lucrezio ama collocare parole spondaiche al 4° piede.
Per te quoniam= iperbato
Abe v.6= descrive gli effetti che l’arrivo di Venere provoca sulla natura.
Venere è la primavera, porta pace e serenità, è la personificazione della forza naturale positiva.

Secondo lo stile della preghiera, prima ci sono gli epiteti, poi i poteri (di Venere).
I tre elementi (Terra, cielo, mare) sono in positio princeps.
Ridono= acque sorridenti, metafora della tranquillità
Luce= filo conduttore del poema. Luce e tenebre sono usati anche in senso metaforico.
Al v.10 compare la vitalità degli animali.
Il vento Favonio è il vento della primavera.
La struttura rende il passo elevato. Si passa dagli animali del cielo a quelli della Terra.
Lepore= grazia della divinità, ma anche del livello stilistico, quindi Lucrezio chiede anche un’elevatezza stilistica dell’opera.
Letus= indica che i pascoli sono fertili
Cupide= termine a cui si lega la riproduzione
Il panorama si fa ampio, ci sono mari, monti, uccelli, fiumi.
La poesia si muove dall’ipotassi alla paratassi, la poesia è più vitale.
Lucrezio introduce l’ipotassi perché deve argomentare e parlare di filosofia.
Cupide= parola chiave di questa prima parte
Lucrezio introduce una novità perché non invoca la musa ma Venere, che è centrale alla filosofia di Epicuro.
Conor= idea della fatica
Il progetto di Lucrezio, è una poesia elegante ma con temi tecnici mentre in Ovidio e Orazio anche i temi sono in linea con le poesie alessandrine.
Venere è la dea della pace in opposizione a Marte.
Venere, forza vitale della natura.
Mortalis= sottolinea il detto epicureo che tutto è mortale sulla Terra.
La posizione di Venere è protettiva, protegge la sua pace.
Nos= romani in genere
Dietro all’opera di Lucrezio non c’è solo la contemporaneità ma tutte quelle guerre civili, scontri, uccisioni, che hanno segnato Roma dopo Mario e Silla.
I 6 versi successivi si ripetono identici nel 2° libro.
Lucrezio si rivolge direttamente al lettore.
Il primo argomento che tratta è la critica alla religio tradizionale e lo fa con il rito di Ifigenia.

Orazio

Quando muore Mecenate (8 a.C.) i rapporti tra politica e cultura si fanno più problematici sia perché ci sono manifestazioni di dissenso politico sia perché alcuni abbandonano quella linea di impegno morale nella produzione letteraria in linea con la restaurazione di Augusto, scegliendo una linea più libera.
Alla corte di Augusto arriva Orazio, il poeta più vicino a Mecenate ed è quello che parla piu di se stesso nelle opere.
Nella sua opera ci sono riferimenti autobiografici.
Il padre era un ex schiavo proprietario di un piccolo podere, voleva però che Orazio avesse un istituzione migliore di quella dei centurioni romani, quindi lo porta a Roma.
Orazio migliora gli studi ad Atene.
È il 44 quando arriva la notizia della morte di Cesare.
Bruto e Cassio si rifugiano in Grecia.
Al momento della battaglia di Filippi, Orazio si arruola nell’esercito di Bruto e Cassio e ottiene il grado di tribunus militum.
Orazio parla del padre e delle umili origini con orgoglio.
Orazio ci dice che si è salvato abbandonando lo scudo.
Orazio torna a Roma ma le sue condizioni economiche erano difficili, il padre era morto e il suo podere confiscato.
Divenne scriba quaestori.
Ad Atene aveva iniziato a comporre, nel 39 comincia a scrivere in latino e conosce Mecenate.
Orazio stesso ci parla del primo incontro con Mecenate. Entra nel circolo solo dopo 9 mesi.
Non si sposò mai. Frequentando Mecenate si avvicinava ad Ottaviano.
Ottaviano si muove verso un principato assoluto ed è difficile per gli intellettuali seguire questa linea.
Spesso mostra malessere nelle sue poesie.
Si tiene lontano dagli impegni mondani, preferisce l’ambiente rurale, anche la sua poesia è estranea all’ambiente cittadino.
La sua poesia richiama la lirica greca e adotta i metri greci.
Accetta l’invito di Augusto di comporre un poesia per i ludi seculares.

Le opere
Gli epodi
Satire
Epistole
Odi

Si rifà a modelli greci e latini.
Per gli esametri dice di essersi ispirato a…….soprattutto per le satire.
Ci sono anche riferimenti a Lucrezio; Orazio è vicino a Lucrezio.
Orazio non rifiuta la tradizione ma ha bisogno di modernità, come Lucrezio.
Orazio ricerca sempre la perfezione formale, ricerca la retorica, l’estetica.
Tra il 40 e il 30 a.C. compone Epodi e Satire, nel 35 pubblica il 1° libro di Satire dette Sermones.
Nel 30 pubblica il libro di epodi e il 2° libro di Satire.
Nel 23 pubblica i primi 3 libri delle Odi.
Nel 20 pubblica il primo libro con 20 Epistole.
Nel 17 pubblica il Carme Seculare, poi pubblica il 2° libro di Epistole.
Poi pubblica un 4° libro di Odi con 15 odi.

Epodi

Gli Epodi sono composti in trimetri giambici. Un aspetto è l’aggressività.
Orazio difende i valori della res publica. In Orazio non può esserci il dibattito politico che era presente in Archiloco. La sua è una poesia rivolta alla salvezza di Roma.
Altre tematiche sono poi di riflessione sulla condizione dell’uomo che deve accettare il proprio destino, quindi anticipa i temi delle Odi.
Orazio è conosciuto come il poeta della misura, ma negli Epodi non appare così.
Esce fuori dalla misura per i temi che tocca, è il poeta dell’eccesso. Usa toni aspri.
Archiloco rivolge i suoi attacchi ai personaggi più in vista del suo tempo, mentre Orazio non attacca i personaggi illustri perché non può farlo a Roma.

Epodo II – La falsa lode della campagna
Sceglie la forma del discorso diretto. C’è l’elogio della campagna, ma con una differenza chiara tra la vita di campagna e quella di città.
Si rifà al mimo, genere letterario che si collega al “teatro” popolare.
Il passo si apre con il topos della vita di campagna, luogo senza pericoli.
Erba, alberi, acqua, riposo= locus amenus
Esalta la vita parsimoniosa e modesta, la famiglia tradizionale.
C’è il rifiuto dei prodotti non della terra, rifiuto dei prodotti dell’oriente.
Alfio l’usuraio rappresenta una delle attività tipiche di Roma, riporta il lettore alla realtà.

Il sangue di Remo

La guerra civile è conseguenza dello scelus fraternae, dell’uccisione di Remo.

Odi

Si ispirano alla lirica greca. Alceo è ripreso per la poesia d’amore, del simposio, che allontana dalla tristezza.
Orazio osserva la realtà che lo circonda, osserva la vita della città di Roma e ha diversi stati d’animo. Si ispira anche ad Archiloco, poesia dello sconvolgimento passionale.
Quando la poesia di Orazio diventa civile cerca di richiamare Pindaro.
È influenzato anche dalla lirica alessandrina, in cui si recuperano tutti i generi letterari.

La poesia si carica di rifusioni su temi tipici della filosofia epicurea (le gioie del momento).
La poesia diviene spesso il canto della propria serenità, di un poeta che non è tormentato dalle follie della vita, l’antarxeia (essere padrone di se stesso), la saggezza si scontra con la vecchiaia. È perciò detta poesia della saggezza.
Questa poesia non si concilia con la poesia civile, ma in Orazio in alcuni momenti la poesia della saggezza si incontra con quella civile, soprattutto quando l’impegno del poeta è passare lo sguardo sugli sconvolgimenti della res publica.
La poesia di Orazio può essere di lode, di elogio di Augusto, ma non è un encomio ellenistico.
Il marchio distintivo di Orazio è la perfezione stilistica.

“Vides ut alta stet nive”

È un ode in strofa alcaica che riprende un’ode di Alceo. Si ricollega direttamente al canto di Alceo.
Questa struttura è ripresa anche da Tibullo. La poesia si sviluppa su 2 linee:
quella Alcaica e quella alessandrina, viene introdotto un motivo meditativo sulla vita dell’uomo.
Alta nive= neve profonda
Socrate= in enjamblement, è un monte a nord di Roma
Probabilmente vede questo panorama dalla sua villa in campagna.
Gli alberi sono carichi di neve e stanno quasi per rompersi, idea dell’oppressione e della sofferenza.
I fiumi sono gelati, anche se è difficile parlare di fiumi gelati intorno a Roma, si tratta quindi di una nota poetica (Alceo aveva detto la stessa cosa per i fiumi della Tracia).
Reponens= fare le cose più volte
“Oh Tolianco”= signore del banchetto
C’è uno spostamento ad una stagione diversa, sembra l’autunno.
Le condizione atmosferica è data dalla furia degli elementi

Lotta esterna-atteggiamento interiore

In questa seconda parte, Orazio vuole solo indicare l’invivibilità dell’esterno.
La violenza delle forze della natura è la violenza delle divinità.
Cita i cipressi perché sono sottili e si piegano al vento.
La danza virile era una sorta di occupazione dei giovani, una perdita di tempo vista con ostilità.
Mettilo a guadagno= linguaggio commerciale
Puer= giovinezza, fase della vita
Edus= l’amore è dolce, quando si è vecchi si pensa a quello che si è perso

Filodemo di Gadare, filosofo epicureo, sosteneva che ogni momento in più della vita è un guadagno.
Si passa poi ad una dicotomia: giovinezza/vecchiaia.
Arae= piazze pubbliche
Siamo di sera, all’aperto, quindi il clima non è più quello ostile di prima.
C’è un personaggio nuovo, una fanciulla.
C’è un appuntamento descritto in una scena quasi teatrale.
Gioco di amore, la ragazza si nasconde per farsi trovare e di lei sentiamo la risata che la tradisce.
Il poeta è vecchio e sa come andrà a finire.
È una poesia piena di grazia.
Catullo, poesia come gioco, la donna dice di no ma in realtà lo vuole.

Carpe diem

È un verso logaedico, misto di dattili e trochei ed è composto da 2 versetti minori detti feretrachei, divisi da una cesura (qui tra i due feretrachei è introdotto un coliambo, che non ha una valenza solo musicale, ma anche concettuale).
Il contenuto è un invito in discorso diretto a non cercare di conoscere il destino.
Lauconae è una donna giovane, innamorata di lui che ricorre agli indovini per conoscere il destino di Orazio.
Orazio non la rimprovera ma la mette in guardia dal non andare contro gli dei, perché gli uomini non devono conoscere il loro foturo.
Il saggio deve vivere in prospettiva del presente e del futuro, non dobbiamo vivere nella paura e nella speranza del domani, ma per il presente che è un attimo fugace.
Il saggio viva ogni giorno come se fosse l’ultimo.
La consapevolezza della caducità delle cose si ritrova in molte poesie.
Il verso è costituito da varie parti che esprimono dei concetti.
L’ode è scorrevole e naturale, raffinata dal punto di vista metrico e concettuale, è il capolavoro di Orazio.
Tu= sottolinea l’importanza dell’esortazione
Quaero= consultare gli indovini
Fas- nefas= lecito-non lecito
Gli dei non hanno assegnato agli uomini la conoscenza del futuro, chi vuole farlo va contro gli dei.
Nefas= è un termine solenne
Finem= destino
Il quam ripetuto sottolinea l’angoscia della donna che vuole sapere.
Leucos= bianco+nous= mente= probabilmente è un nome fittizio, indica una mente semplice
Calcoli babilonesi= a Roma la ricerca della produzione è affidata in questo periodo a maghi che vengono dall’oriente tra cui i calcoli degli astrologi babilonesi.

Secondo Epicuro se l’uomo conosce il futuro sta soltanto male perché non lo può evitare.
Patior= sottolinea l’accettazione
Tribuit= indica una descrizione già presa
L’ode è collocata nella stagione invernale.
L’inverno per Orazio si presta al contrasto tra interno ed esterno.
Le impurità del vino di solito si eliminano lasciando fuori il vino una notte per non alterare il sapore, qui ci indica che non c’è tempo da perdere, bisogna usare il processo più breve, perché il tempo è breve.
Il tempo è invidioso perché nella sua fuga toglie all’uomo i piaceri della vita.
Non si può fermare la fuga del tempo.
Credula= sfumatura ironica, non vuole prendere in giro Leuconae o l’astrologia.

Nunc est bibendum

Antonio ripudia Ottavia e sposa Cleopatra. Poi c’è la battaglia di Azio.
È una poesia con intenzione …..
La guerra con Antonio non è una guerra civile.
In realtà si trattava di una guerra civile, perché Ottaviano voleva prendere tutto il potere.
Orazio segue la comminis opinio dell’Egitto pronto a combattere contro Roma.
La morte di Cleopatra è quindi un momento di gioia per Roma, così come Alceo invita a bere per la morte di Mirsilio.
Oppone l’oriente dispotico e corrotto ad un occidente libero.
Sono citati gli eventi militari in maniera velocizzata, come se fosse un epos per esaltare le capacità di Augusto.
Qui il modello è Pindaro, infatti la parte dei pensieri non è facile da associare al resto (volo pindarico).
È un ode in cui Orazio tende al tragico.
Bisogna esultare perché muore una nemica, ma dà grandezza a Cleopatra, la esalta per la sua morte in linea con la grandezza romana.
L’anafora del nunc non c’era in Alceo, è un invito metrico che rimanda alle battute della danza.
Allitterazione della “p”.
I Salii custodivano uno scudo caduto dal cielo e portavano in processione 12 scudi.
Ai collegi religiosi non vi è associato il digiuno, ma facevano grandi banchetti.
C’era usanza a Roma di portare in processione su dei cuscini le immagini degli antenati.
Il vocativo rende immediata la situazione ed è presente anche nelle altre 2 odi.
Sodales= vocativo usato nei banchetti
Nella produzione di Orazio c’è una fase in cui la metrica è poco curata.
Antehac= dà il ritmo della danza
Nefas= non è lecito
Il ceupo è un vino pregiato italico, a differenza del vino di 4 anni o del vino da filtrare.
Dum= idea della contemporaneità
Contesto dispregiativo della regina Cleopatra.
IS invece di ES usuale in poesia. La prosa preferisce ES.
Il riferimento è la battaglia di Azio, vista come un attacco di Cleopatra a Roma.
Grege= dispregiativo, allude agli Eunuchi della corte egizia, i quali ricevevano incarichi prestigiosi.
Nell’occidente veniva fatta questa pratica per chi aveva una bella voce per fargli fare parti femminili e voci bianche.
L’oriente era visto come sede di tutti i vizi.
Ebria= valore metaforico, indica la debolezza di chi non sa mantenere l’equilibrio.
La propaganda contro Antonio aveva diffuso chiacchiere in cui si parlava di Antonio e Cleopatra dediti al bere.
La poesia diventa dal verso 12 molto complessa, cambia stile imitando Pindaro (stile complesso, per raggiungere il sublime usa un costrutto elaborato).
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