jeimo di jeimo
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Elegia

Quintiliano afferma "sfidiamo i greci anche nell'elegia".
Questo genere letterario, infatti, nacque in Grecia ma a Roma assunse caratteri particolari.
Quintiliano stesso fornisce il Canone di coloro che presero parte alla composizione della poesia elegiaca:
-Cornelio Gallo;
-Tibullo;
-Properzio.
-Ovidio.
Il termine elegia deriva forse da "flauto" oppure può significare anche "canto lamentoso".
In Grecia gli autori scrivevano storie oggettive con protagonisti diversi da loro stessi, intrise di racconti mitici.
A Roma, invece, coloro che scrivevano elegie erano anche i protagonisti stessi che raccontavano del loro amore felice o infelice per una donna della quale l'autore stesso si dichiarava servo.

Cornelio Gallo

Di lui ci parla Virgilio nella egloga 10: ci racconta che è addolorato per la perdita della moglie Licoride che lo lascia per scappare con un miles.

Fu il primo iniziatore dell'elegia latina con un'opera dal titolo Amores di cui sono stati ritrovati solo alcuni frammenti in Egitto (territorio da lui per un periodo amministrato) con tre parole chiave: LICORIDE, DOMINA, NEQUITIA.

Tibullo

Prese parte al circolo di Messalla Corvino che trattava tematiche meno civili ed impegnate rispetto al circolo degli Scipioni.
Di lui ci è pervenuto il Corpus Tibullianum in tre libri:
1) 10 elegie dedicate sia a Delia che a Marato;
2) 6 elegie dedicate a Nemesi;
3) 20 elegie di cui solo le ultime due sono di Tibullo, le altre di due poeti appartenenti al circolo di Messalla.
Infatti, una delle ultime poesie è in esametri ed è il Panegirico di Messalla.

Delia e Nemesi: la prima è una liberta che, anche se non ha un rapporto felice con il poeta, viene ricordata piacevolmente e con nostalgia mentre Nemesi ("vendetta") viene descritta come la classica domina capricciosa e crudele.

Stile di Tibullo: non sono presenti riferimenti mitologici bensì c'è l'esaltazione della vita agreste e l'esortazione a godere delle cose semplici e genuine della vita (si pone, quindi, sulla linea di pensiero di Orazio), attraverso uno stile nitido e chiaro come afferma Quintiliano.

Testi

La campagna gli dei e l'amore:
1) esaltazione della tranquillità e della vita agreste
2) esaltazione delle divinità agresti
3) vita tranquilla con Delia; tema della morte (Delia piange al suo funerale).

La Pace:
Si chiede chi abbia inventato le armi giustificando l'uomo perché inizialmente esse servivano per difendersi dagli animali; esprime, inoltre, il suo profondo desiderio di condurre una vita tranquilla.

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