Età augustea

Augusto risolse in qualche modo la crisi che colpì la repubblica. Con la morte di Cesare rimasero sulla scena politica Marco Antonio, luogotenente di Cesare che si ritenne suo legittimo erede, ed Ottaviano, che si riteneva l’erede diretto di Cesare in quanto era figlio della sorella di Cesare, Giulia. Ottaviano però non arrivò allo scontro armato ma dopo vari scontri indiretti decise di formare il II triumvirato con Marco Antonio e Lepido. Marco Antonio ed Ottaviano dovevano vendicare la morte di Cesare, sbarazzandosi dei Cesaricidi, così estesero le liste di proscrizione, con le quali condannarono tutti gli avversari politici. Crearono un potente esercito e andarono in Oriente per combattere Bruto e Cassio, che vennero sconfitti, e per non cadere nelle mani del nemico preferirono il suicidio.

I due personaggi preminenti si spartirono l’Impero, ad Ottaviano toccò l’Occidente e a Marco Antoniol’Oriente. Mentre Marco Antonio assumeva sempre di più le caratteristiche dei sovrani orientali, Ottaviano lavorava a Roma contro di lui, mettendolo in cattiva luce con il senato ed il popolo romano. Il popolo romano infatti non tollerava i comportamenti assolutistici vedendo sempre più in cattiva luce Marco Antonio. Ottaviano ebbe la sua battaglia culminante ad Azio nel 31 a.C., diventando l’unico uomo sulla scena politica a Roma.
Ottaviano riteneva che la storia fosse magistra vitae ed, essendo consapevole dei valori repubblicani che conservava il popolo romano, il quale non avrebbe accettato un tiranno o sovrano (come fece Cesare), depose i suoi poteri nelle mani del senato. Quest’ultimo si rese conto che non dare i poteri ad Ottaviano corrispondeva a far ricadere la repubblica nel disordine e restituì ad Ottaviano due importanti poteri:
- Podestà: che dava la prerogativa di essere inviolabile, di essere tribuno della plebe e il diritto di veto, con il quale poteva non far passare qualsiasi legge a lui non gradita.
- Potere proconsolare: che lo poneva a capo di tutti gli eserciti.
E due importanti titoli:
- Princeps: nel significato puro del termine, cioè il primo (cittadino) tra gli altri. Creò un nuovo tipo di governo, chiamato PRINCIPATO (dittatura mascherata).
- Augustus: voluto dai aduli, coloro che interpretavano il volere degli dei e colui che arricchisce ed accresce.
Per accaparrarsi il favore del popolo, stanco delle guerre civili e dei disordini, che aveva come grandissimo desiderio la pace, fece un gesto simbolico e allo stesso tempo importante: chiudere le porte del tempio di Giano (dio bifronte, della guerra). Con questo gesto Ottaviano diveniva il garante della pace, cioè garantiva ai romani il termine di tutte le guerre.
Augusto poi non volle essere considerato una divinità ma un semplice protettore della famiglia. Così diveniva il padre di tutte le famiglie romane.

Rapporto tra potere e cultura in epoca augustea

In epoca augustea vissero gli esponenti più importanti della letteratura latina. Augusto, per consolidare il suo potere, aveva bisogno della cultura e degli intellettuali. Avere il consenso degli intellettuali significava consolidare il proprio potere e mantenerlo più a lungo possibile in quanto questo consenso aveva una forte presa sull’opinione pubblica. Egli aveva capito di dover prendere le distanze dal tipo di dittatura istaurata da Cesare e aveva creato un principato, mantenendo apparentemente in vita i cardini della repubblica. Il mondo della cultura divenne uno strumento per il consenso che non poteva ottenere con l’autorità, cioè non poteva imporre agli intellettuali di aderire al suo programma ma doveva far in modo che vi aderissero quasi naturalmente (altrimenti non sarebbe più consenso ma servilismo).
Egli aveva un amico e consigliere, Mecenate, a cui affidò il compito di attrarre gli intellettuali per creare una sorta di circolo culturale (simile a quello degli Scipioni o di Catone). Mecenate doveva creare un grande margine di libertà facendo esprimere liberamente gli intellettuali. Il circolo era astratto in quanto gli intellettuali spesso non si conoscevano tra loro ma aderivano al programma politico di Augusto, che evidenziava in particolare l’aspetto della restaurazione a Roma della pace (i Romani infatti erano stanchi delle continue guerre civili) e della restaurazione del mos maiorum, cioè dei costumi degli antichi, riportando quei valori su cui Roma aveva basato la sua grandezza.

Inevitabilmente gli intellettuali aderivano spontaneamente ai cardini condotti nel programma politico di Augusto, evidenziati da Mecenate. Quest’adesione naturale dipendeva dal fatto che gli intellettuali condividevano tali valori. Fu fondamentale l'elogio del lavoro agricolo, infatti Virgilio scrisse le Bucoliche e le Georgiche che affermavano che tutti i valori fossero concentranti nell’agricoltura e nel lavoro dei campi. I Romani a causa delle guerre si erano allontanati da questi e Augusto voleva riportarli. L’adesione al programma di Augusto era condivisa e sentita, non imposta dall’alto. Anche lo stesso Orazio, inizialmente epicureo, avversato da Augusto poiché intaccava la religione e praticava il disimpegno, condivide il programma augusteo.

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