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L’età augustea


Ottaviano diventò imperatore dopo aver sconfitto Antonio nella Battaglia di Azio. Egli diede vita ad un vero e proprio principato, in quanto la Repubblica era caduta con Cesare. Augusto adottò una tecnica di governo molto astuta: lasciare intatte (solo in apparenza) le istituzioni repubblicane; egli fece diminuire il numero di senatori, sostituì le magistrature con le prefetture, e si prese tutti i poteri delle magistrature. L’appellativo di Augusto gli venne dato solo in seguito dal Senato (la parola augere significa far crescere/aumentare); egli stesso disse di avere nelle sue mani un impero maius et infinitum. Augusto, con una politica di accondiscendenza, riuscì ad imporre il suo governo. La Repubblica si poté dire definitivamente finita con Tiberio, suo successore. Ottaviano fece chiudere le porte del tempio di Giano (simbolo del cessato tempo di guerra), riportando l’Impero ad uno stato di pace e di sviluppo. Le provincie, governate precedentemente dai magistrati, furono divise in due gruppi da Augusto: provincie senatorie, sotto il governo dei senatori, e provincie imperiali, più turbolente, sotto il governo di funzionari scelti dall’imperatore; egli si tenne per sé l’Egitto. Il popolo era tenuto a bada con elargizioni mensili di grano e con molti spettacoli gratuiti (panem et circenses). Augusto abbellì Roma costruendo imponenti strutture e infrastrutture, tra cui il Foro, ma anche con statue rappresentanti sé stesso (in senso autocelebrativo). L’Ara Pacis (= altare della pace) è l’opera più celebrativa dell’età augustea, commissionata nel 9 d.C. dal Senato per celebrare la potenza di Augusto. Ottaviano morì nel 14. Egli non attuò una politica di tipo offensivo: limitò l’imperialismo, consolidando i confini. La pax augustea venne denominata età aurea della letteratura latina; nell’età successiva, invece si parlò di età argentea. Augusto fece diminuire il numero dei legionari, in quanto non era più necessario un grande esercito, e li stipendiò con tasse appositamente imposte; ai veterani venne data una ricompensa di terre, espropriate ai legittimi proprietari; Virgilio, come tanti, aveva subito l’esproprio delle terre. Tra le riforme economiche, ci fu quella agraria; l’agricoltura era stata abbandonata per la leva obbligatoria, e Augusto diede nuovo impulso ad essa (la redistribuzione delle terre era anche per incentivare le coltivazioni). La riforma fu appoggiata e fu fatta anche della propaganda. Mecenate chiese a Virgilio di scrivere un’opera che inneggiasse al lavoro nei campi, così egli scrisse le Georgiche (in seguito alle Bucoliche).

Augusto fece anche riforme in campo morale, rilanciando il mos maiorum (riforma moralizzatrice), una delle quali condannava la pratica dell’adulterio (infatti fu mandata in esilio anche la sua stessa figlia, Ovidio, invece, fu esiliato perché scrisse opere amorose che non rientravano nella politica moralizzatrice). Augusto, comunque, non riuscì a riportare il mos maiorum a Roma (morto assieme al concetto di humanitas), in quanto ormai avevano preso il sopravvento le filosofie orientali.

Con Augusto nacquero diversi circoli letterari: il più importante è quello di Mecenate, consigliere dell’imperatore, letterato, il quale aveva ospitato alla corte augustea i poeti intellettuali dell’epoca, ai quali forniva protezione economica e politica, dando vita al fenomeno del mecenatismo.
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