Tacito - Biografia e opere


Nacque tra il 55 e il 58 d.C., studiò retorica e grammatica, intraprese la carriera politica, scrisse opere storiche, morì tra il 117 e il 120.
"ora finalmente si può respirare" così diceva Tacito riguardo la libertà di espressione cominciata dopo la tirannia di Domiziano.

L'opera

Dialogus de oratoribus (“Dialogo sugli oratori”): in forma dialogica, affronta lo sviluppo e la decadenza dell'eloquenza. Unisce la conoscenza teorica alla pratica diretta; affronta il tema dal punto di vista storico e politico: lotta politica ed eloquenza erano legate da agitazioni e travagli che caratterizzavano la prima e stimolavano la seconda.

Tacito, Marco Apro, Giulio Secondo (avvocati) e Vipstano Messalla si riuniscono a casa di Curiazio Materno (senatore e oratore ritiratosi per la poesia): confronto tra poesia e oratoria; dubbi sullemlibertà di espressione dell'oratoria a causa della politica; ricerca delle cause della decadenza dell'oratoria (crisi o evoluzione? Dalla perfezione di Cicerone alla frammentarietà di Seneca, come aveva già sostenuto Quintiliano); causa politica, mancanza di libertà di espressione.

De vita Iulii Agricolae o Agricola (“Biografia del comandante Giulio Agricola”):
in 46 capitoli presenta la vita del suocero. Ha tono elogiativo e ricalca gli schemi delle laudationes funebres.
Elogio all'imperatore Nerva, descrizione della vita e delle imprese, compresa la disgrazia e il ritiro a vita privata.
Ha struttura composita, perché unisce biografia tradizionale, prosa politico-militare, libellistica apologetica e polemica.
Per mettere in luce le qualità di Giulio Agricola utilizza la conquista della Britannia, ove aggiunge un excursus sul popolo.
Altro excursus è quello sulla lotta tra Agricola (Romani) e Calgaco (Caledoni), il cui discorso serve ad elencare le ragioni dei popoli assaliti e vinti da Roma e a mostrare l'ammirazione dell'autore per la fierezza e l'integrità delle popolazioni barbariche.
Nella parte finale riflette sul comportamento di un cittadino onesto di fronte all'autorità imperiale: atteggiamento equilibrato e appartato evitando servilismo e ribellione.
Stile: Sallustio (infiniti storici, ellissi, rapidità), Livio (discorsi dei generali), Cicerone (tono oratorio, periodi ampi e simmetrici).

De origine et situ Germanorum o Germania:
monografia etnografica le cui fonti sono Il De Bello Gallico di Cesare e altre fonti.

Per lo studio delle popolazioni si ispira al "determinismo ambientale": il clima e il luogo in cui un individuo nasce e si sviluppa condiziona il suo aspetto fisico, la sua forma mentis, e i costumi (clima temperato di Roma= soggetti forti, equilibrati e intelligenti; clima troppo freddo della Germania= soggetti alti, combattivi ma semplici e poco riflessivi).
Suddivisa in due sezioni: nella prima descrive la Germania e i suoi abitanti, nella seconda le singole tribù.
Scopo opera: soddisfare la curiosità etno-grafica, fornire indicazioni per una futura conquista, giudicare su Roma e la sua civiltà.
Sottolinea il contrasto tra la civiltà della Germania e quella di Roma e il fatto che la Germania non fosse mai stata sconfitta: aspetti connessi e integrati in una prospettiva etica attraverso cui Tacito analizza la storia (Roma: lacerazioni, corruzione, perdita valori; Nord Europa: spirito guerriero, fierezza, sanità morale: le giovani popolazioni del nord sono più integre dell'antica società romana).
Tacito non vuole esaltare il primitivo ma sottolineare il pericolo che i Germani rappresentano per l'impero (sia per i loro difetti sia per le loro doti), ma anche come l'odio tra le varie tribù possa essere a vantaggio di Roma.
Stile: periodi brevi, elementi antitetici, sentenze incisive.

La storiografia: 30 libri in totale tra le due opere; tema: riflessione sul potere imperiale.

Historiae:
Dalla morte di Nerone all'uccisione di Domiziano (tratta il passaggio dalla dinastia Giulio-Claudia a quella Flavia).
Fonti: opere storiografiche del tempo, epistole tra personaggi illustri, libellistica polemica.

Il senato è un male inevitabile: non è la forma migliore di governo e riduce la libertà, ma è l'unica in grado di assicurare ordine.
Il problema non era il senato ma trovare un buon principe; Tacito sosteneva l'adozione: la scelta di un successore valido ed equilibrato da parte dell'imperatore in carica.
Un'epoca "atroce": vi sono pagine dai toni cupi perché tratta uno scontro per il potere, rappresentando i princeps più nei loro limiti e vizi che nei loro meriti, così come i collaboratori e il popolo sono trascinati dall'interesse del momento.
Storia "drammatizzata": ricostruisce la psicologia degli individui (emozioni, pensieri, pulsioni irrazionali), inserisce discorsi indiretti, crea scene d'insieme, sintetizza in poche battute.
Emerge un cupo pessimismo sul destino di Roma.

Annales (antefatto):
Dalla morte di Augusto alla morte di Nerone (studia la dinastia Giulio-Claudia di Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone).
Fonti: opere storiografiche del tempo, che analizza, confronta e critica (lavoro di ricerca più complesso).
Tratta un argomento a lui lontano nel tempo sine ira et studio (senza sentimento di vendetta e partigianeria).
Tacito, per comprendere meglio il principato e i suoi meccanismi di gestione del potere risale alle sue origini, ricercando quegli errori che hanno condotto alla corruzione della società; punta l'attenzione sul senato e sulla corte.

Nella sua storiografia sono presenti pessimismo e moralismo: Tacito è uno storico-senatore che da un lato riconosce l'inevitabilità del principato, dall'altro lo accusa di aver spento per sempre la libertà repubblicana del senato e di aver portato alla decadenza morale della classe dirigente; in più, dalle sue indagini, emerge un giudizio negativo degli imperatori.

Pessimista è anche la visione della vita umana: l'uomo agisce spinto da avidità di potere e di ricchezza.

La sua storiografia è pragmatica (rappresenta gli eventi nella loro catena di cause ed effetti, come Tucidide e Polibio) e tragica (rappresenta la storia e la psicologia dei personaggi, come Livio e Sallustio). "Figure tragiche": primi piani dedicati ai personaggi, alternati alle scene di insieme, che emergono lentamente attraverso lo svolgersi delle vicende o vengono svelati di colpo.
Descrive con disprezzo il mondo del male e del vizio e critica la plebe stolta e volubile.

Lo stile: All'inizio si rifà a Sallustio, in seguito matura una personalità espressiva: inconcinnitas, variatio, concisione, pathos.

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