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Tacito - Biografia e pensiero politico


Biografia e pensiero


Tacito visse in un periodo compreso tra la morte di Cicerone e l’ano di Amiano, quello cioè dei quattro imperatori, periodo che segnò l’avvento al potere di Traiano.
Tacito discendeva da una famiglia aristocratica. Proprio per questo motivo egli ricevette una formazione culturale molto approfondita e intraprese gli studi per diventare avvocato. Fra l’altro, il suocero fu ucciso probabilmente dall’imperatore, geloso dei successi che egli aveva attenuto. Per questo motivo egli scriverà un’opera, Agricola, a lui dedicata. In seguito alla morte del suocero, la carriera politica di Tacito si arrestò ed egli si dedicò esclusivamente alla stesura di opere letterarie e storiche.

Pensiero politico


Già nella vita Tacito sostiene che non sia possibile il principato (l’impero) e la libertà. Traiano, tuttavia, è riuscito nell’intento. Dopo gli anni bui della tirannide di Domizio, in cui per altro egli tacque le sue riserve per fare carriera politica, egli scrisse l’agricola, dedicata al suocero. Secondo Tacito la figura di Agricola rispetta l’idea che Tacito ha del rapporto tra Stato e cittadini. In lui Agricola vede l’uomo che possiede la virtus e si prodiga per la salvezza dell’impero, dunque la sua virtù appare diversa da quella di chi si è sacrificato per l’ideale comune; Agricola, infatti, umile servitore dello Stato, non consiste nel cambiare le cose dall’esterno, bensì dall’interno. L’impero, per Tacito, ha una funzione insostituibile perché l’aristocrazia non sembra più in grado di assumere il ruolo di classe dirigente, ma alla luce delle trasformazioni che lo stato stava subendo era necessario conciliare il potere imperiale e la libertas: ciò può essere attuato solo dal cosiddetto “princeps optimus”, il principe illuminato.
Durante la stesura del testo tacito maturò una nuova concezione e ciò gli fece modificare alcuni dei punti salienti dell’opera. Egli cominciò a rendersi conto che l’ideale del principe illuminato rappresentava un ossimoro in quanto liberà e principato sono di fatto inconciliabili. Secondo Tacito la soluzione proposta da Nerva crea una dicotomia tra dittatura debole e forte (ciò rimanda alla concezione di dittatura alfieriana: egli preferiva una dittatura ferma).
Cambiato punto di vista, è come se egli indirettamente prendesse di mira Nerva e poi Traiano per favorire la repubblica. In questo modo nacque dunque una sorta di ambiguità nel pensiero di Tacito, il quale mutò radicalmente punto di vista. Molti ritengono che Tacito fosse un ostaggio della repubblica, ma ciò non corrisponde alla verità in quanto egli credeva sinceramente che il principato rappresentasse il male minore e che i cittadini romani dovessero essere al servizio del principato, proprio come Agricola, il più umile tra i servitori dello Stato.
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