Erectus 2101 punti

Lo sviluppo della letteratura latina tra III e II secolo a.C.


A partire dalla fine del III secolo a.C. la letteratura latina si sviluppò notevolmente grazie all’influsso di una corrente grecizzante e ad un processo di “maturazione” culturale.
Alcuni generi letterari si consolidarono e ne nacquero di nuovi, tra cui la STORIOGRAFIA. Oltre a Terenzio e Plauto gli autori che hanno contribuito in maniera significativa in questo periodo furono ENNIO e CATONE.

Ennio fu il primo che scrisse poemetti in esametri, ovvero il metro utilizzato da Omero, che poi venne adoperato da tutti gli scrittori epici successivi, tra cui Lucrezio e Virgilio. Proprio per la novità che egli introdusse Ennio fu considerato il fondatore e il padre della “letteratura” latina.
Quinto Enio era originario della Magna Grecia, nacque nel 239 a.C. a Rudiae, nel Salento, vicino Trani. Egli, parlando con altri di se stesso, usava definirsi un uomo "con tre cuori" poiché conosceva la lingua latina, greca e osca (lingua comunemente parlata nel Meridione). Ennio prese parte alla 2^ guerra punica, combattendo in Sardegna insieme alle truppe ausiliarie; nel 204 a.C. giunse a Roma grazie a Catone, il quale aveva avuto modo di apprezzarne le qualità intellettuali.

A Roma Ennio si guadagnò l’approvazione di personaggi illustri che talvolta avevano posizioni differenti ed anche opposte a quelle prese da Catone. Egli divenne infatti molto amico di Scipione l’Africano, di cui negli ANNALES e nello SCIPIO celebrò le gesta. Tra i suoi sostenitori vi fu anche Marco Fulvio Nobiliore, il quale lo portò con sé nella campagna militare contro gli Etòli. Egli descrive queste imprese negli Annales e nell’AMBRACIA (tragedia praetexta). Divenne cittadino romano e nel 169 a.C. morì.

La principale opera di Ennio è un poema epico, articolato in 18 libri, dal titolo ANNALES, pubblicato dallo stesso autore man mano che veniva scritto. Dell’opera sono rimasti frammenti costituiti da un solo verso, per un totale di circa 600 versi.
Nell’opera Ennio riprende il filone epico-storico introdotto da Nevio. Riguardo al titolo dell'opera egli si rifà all’ordine cronologico della narrazione, partendo dalle origini di Roma, ma risulta collegato anche ai registri ufficiali in cui i pontefici annotavano gli avvenimenti principali dell’anno in corso.
Il genere utilizzato da Ennio è quello del poema nazionalistico, raccontato secondo l’epos greco, ovvero attraverso l’esametro. Anche nel Proemio del poema vi è un rivoluzionamento, tanto che al posto di invocare le Camene latine, Ennio invoca le Muse, divinità greche ispiratrici dell’arte poetica.
Nel proemio, oltre che nel verso iniziale, il poeta riprende il motivo del sogno e dell’investitura poetica conferitagli da due autori greci, Esiodo e Callimaco. Ennio descrisse un sogno in cui gli apparve Omero il quale dopo avergli mostrato la dottrina della metempsicosi- trasmigrazione dell’anima, gli avrebbe rivelato che proprio in lui stesso (Ennio) era trasmigrata la sua anima (di Omero). Da questo sogno il poeta latino si presenta come un Omero redivivo, ovvero un erede spirituale dell’Omero originale.

Secondo Ennio la storia di Roma ha avuto origine dalla caduta di Troia:
-nel primo libro è narrata la caduta di Troia e l’arrivo di Enea sulle coste del Lazio, di come siano nati da Rhea Silvia i gemelli Romolo e Remo, del conflitto per la fondazione della città, della vittoria di Romolo e della morte di Remo, fino alla sua divinizzazione.
-nel secondo libro è trattata la storia degli altri re di Roma, fino alla caduta della monarchia;
-nel terzo libro vi sono sia episodi e vicende dell’età repubblicana sia i racconti delle espansioni territoriali romane datate fino all’anno 171 a.C.

A causa dello stato di frammentazione del poema non è possibile valutare le tecniche narrative e la struttura generale; però riguardo la lingua e lo stile vi sono elementi distintivi: Ennio infatti crea uno stile proprio, elevato e solenne, attraverso l’uso di arcaismi romani che conferiscono all’opera una patina letteraria di antichità.
Ennio punta molto sulle figure di suono, già presenti nei carmina e nei saturni. Tra le varie figure quella maggiormente usata è l’allitterazione, tanto che vi sono anche esempi di uso esasperato di questa figura. Riguardo lo stile c’è una tendenza alla sperimentazione, riscontrabile anche nell’uso di onomatopee, sia nel modo di accostarsi all’epica greca; infatti egli stesso inventa nuove formule, sul modello ed esempio di quelle antiche di ispirazione omerica.

In molti frammenti, narranti episodi di guerra, è riscontrabile una predilezione per il macabro (particolari raccapriccianti), soprattutto nella descrizione cruda dei cadaveri. Uno dei frammenti più lunghi del primo libro è quello in cui Ilia, figlia di Enea, racconta alla sorella un sogno profetico, in cui ella stessa sarebbe stata sedotta dal Dio Marte da cui avrebbe poi avuto i gemelli Romolo e Remo.

Gli Annales, fino ai tempi di Virgilio rivestirono sempre un’importanza fondamentale nella storia della letteratura latina. Nell’opera erano celebrate le potenze di Roma e le conquiste dei popoli assoggettati. Attraverso l’esaltazione di nobili e condottieri si caratterizzava il racconto enniano, il quale ha una concezione individualistica della storia, contrapposta a quella che negli stessi anni predicava Catone.

Riguardo la produzione comica ci sono pervenuti solamente due titoli e cinque versi. Sappiamo infatti che Ennio eccelleva nella tragedia, essendo il genere più vicino all’epos; le sue tragedie infatti ebbero successo sia in vita sia successivamente. Egli, così come Nevio, scrisse due praetextae, di ambientazione romana, le SABINAE, in cui si rievocavano le gesta di Romolo e dei suoi compagni, e l’AMBRACIA, ispirata all’allora storia contemporanea.

Caratteristica principale dello stile enniano era l’uso di artifici linguistici e retorici che aiutavano ad ottenere l’effetto di sentenziosità: infatti in numerosi frammenti sono state rinvenute massime di carattere generale che grazie all’uso di artifici assumono carattere proverbiale. Alcune di queste possono essere ricollegate al tema del potere assoluto, identificato con la tirannide e opposto invece alla libertas repubblicana.
Oltre agli Annales e alle opere teatrali, ci rimangono, anche se in forma frammentaria, numerose opere che confermano i suoi molteplici interessi culturali. L’EveMerus - Evemero è un’opera in prosa, ispirata ad Evemero di Messina, secondo cui gli dei furono uomini e benefattori, divenuti in seguito oggetto di culto post mortem. Nel poemetto dell’Ephicharmus vi è una interpretazione fisica della religione mitologica, secondo cui gli dei altro non sono che personificazioni degli elementi naturali.

Oltre alle opere in prosa e ai poemetti Ennio scrisse anche le Satire, delle quali ci restano pochi frammenti nei quali emerge una varietà di temi e metri, con presenza di considerazioni personali, spunti autobiografici, critiche, favole, sentenze, proverbi, giochi di parole. Al genere della satira mancavano però caratteri distintivi: aggressività ed attacco personale introdotti successivamente da Lucilio.

Hai bisogno di aiuto in Arcaica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email