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Tito Livio


Vita


Tito Livio nacque nel 59 a.C. a Padova, città della Gallia Cisalpina, da famiglia agiata, infatti si dedicò all’attività letteraria senza problemi economici. Mantenne la patavinitas, ossia un’impronta conservatrice-tradizionale in campo etico, linguistico e stilistico, contestato da Asinio Pollione. Recatosi a Roma, fece amicizia con Augusto, che lo chiamava “pompeiano” per il suo atteggiamento filo-repubblicano, questo non intaccò la loro amicizia. Livio scrisse Ab urbe condita libri, una raccolta di 142 libri storiografici scritti fra il 27 a.C. e il 17 d.C., data della morte del poeta a Padova, infatti egli si dedicò interamente all’attività letteraria nella sua vita, non svolgendo alcuna attività politica, al contrario degli altri storiografi, dunque Livio non era legato alle famiglie senatorie.

L’opera


La fama di Livio sta tutta nei 35 libri pervenutici dell’ Ab urbe condita libri. Essi narravano la storia di Roma dalle origini troiane al 9 a.C. o d.C. (Sconfitta di Varo a Teutoburgo), anche se Livio intendeva continuare fino a 150 libri e concludere con la morte di Augusto, infatti i libri erano pubblicati in pentadi o decadi aventi ciascuna un evento o una serie di eventi politici-militari.
I-X libro: Età monarchica di Roma e primi secoli della repubblica fino alla fine della terza guerra sannitica
XXI-XXX: Lotta contro Pirro, Prima guerra punica.
XXXI-XXXV: Seconda guerra punica, lotta contro Filippo V macedone.
XXXVI-XL: Guerra contro Antioco III siriano.
XLI-XLV: Guerra fra Perseo macedone e Lucio Emilio Paolo (vincitore).
In tutti i libri sono presenti le periochae, piccoli riassunti scritti 3-4 secoli dopo ma concepiti prima dell’originale.
L’opera di Livio è paragonabile all’Eneide in quanto ha la stessa mole, importanza ideologica e propagandistica, impatto rispetto alla tradizione posteriore, solo che l’Eneide fu alternata a momenti di servizio politico, inoltre l’opera liviana è presumibilmente incompiuta. I libri si sono persi col tempo poichè, a causa di esigenze scolastiche, si sono andati a copiare solo libri specifici.

La concezione storiografica


Livio utilizza la scansione annalistica per le sue opere, a differenza delle opere di Cesare e Sallustio rispettivamente autobiografica e monografica, fornendo una storia completa del popolo romano dalle origini all’età augustea, che viene esposta anno per anno, ad esempio nel primo libro la scansione cronologica è determinata dagli anni di carica del re, a partire dal secondo dalle cariche delle coppie consolari, accanto a questo Livio utilizza un metodo diastematico (intervallo), partendo da un evento preciso (fondazione di Roma “Ab urbe condita” o cacciata dell’ultimo Tarquinio “post reges exactos”). L’ordine è quindi diviso in sezioni annuali, che nominano sì eventi leggendari o prodigiosi ma sono perlopiù di carattere politico-militare (la suddivisione annalistica è data dalle guerre e queste ultime sono controbilanciate dalle attività politiche). Tratta scarsamente economia, cultura e sociale. La narrazione si fa sempre più dettagliata man mano che si avvicina al presente, non solo perché vi sono più fonti ma in gran parte perchè il pubblico è interessato alla storia contemporanea.
Le fonti di Livio sono quasi solo letterarie e vanno dagli Annalisti romani del I-II secolo a.C. alle Storie di Polibio, fonte per avvenimenti Greci e orientali, che Livio segue molto fedelmente talvolta storpiando le interpretazioni a favore della parte romana. Ogni sezione è data da un’unica fonte principale, talvolta un dubbio è lasciato al lettore. I limiti di Livio come storico sono: l’incapacità di presentare l’evoluzione costituzionale dello stato, il carattere approssimativo delle informazioni topografiche e geografiche e la scarsa conoscenza in materia militare. A ciò si aggiungono deformazioni intenzionali a favore del popolo romano (elogia il popolo romano in rapporto con gli altri popoli, disgrega i popoli nemici di Roma con stereotipi).
Per Livio la storiografia ha una funzione etico-didascalica: la ricostruzione del passato non è a scopo scientifico, bensì etico civile, imponendo di seguire gli esempi virtuosi ed evitare quelli negativi, questa ricostruzione della moralità privata e pubblica consente a Livio di individuare i processi di crescita dello stato, a detta sua causati da una superiorità morale e dei valori del mos maiorum. Il fato e la fortuna hanno una funzione molto minore. L’opera di Livio si conclude nel periodo di regressione della Repubblica, quindi non si sa se ciò coincida appunto con un regresso morale, si sa solo che ciò corrisponde ad un aumento dell’avidità.

Lo stile e la tecnica narrativa


Livio adopera la lactea ubertas che sarebbe una gran fluidità della prosa che reagendo alla brevitas e inconcinnitas recupera un periodare ampio e armonico, senza simmetria. Inoltre Il poeta è in grado di variare i registri stilistici in base all’argomento trattato, ad esempio nella prima decade utilizza un registro solenne e ricco di arcaismi e impostazioni poetiche. Mentre all’interno delle unità drammatiche egli utlizza un linguaggio ricco di suspence periodando in modo ampio e pacato nei momenti di alta tensione, divide inoltre gli eventi in singoli episodi.
Livio generalmente analizza psicologicamente i suoi personaggi , ciò lo porta ad aderire alla “storiografia drammatica”, che sarebbe una rappresentazione viva ed efficace degli eventi. In questo caso la tecnica comporta una dissoluzione degli eventi in episodi, ciascuno dei quali ha una struttura precisa (nucleo, soluzione), inoltre utilizza elementi quali allusione, anticipazione e suspence per infondere una crescente attesa dell’esito della vicenda, es. stupro di Lucrezia da parte di Sesto Tarquinio. Nella sua radice oratoria vi sono inoltre gran numero di discorsi diretti e indiretti, mirati a precisare ulteriormente la tipologia sociale e la psicologia dei personaggi.

Livio e il suo tempo


Livio era uno storico a tempo pieno, nella sua opera vi sono elementi delle varie tendenze culturali del suo periodo, quale impostazione annalistica tradizionale, applicando però la storiografia drammatica, la parte dell’oratoria contribuisce a coinvolgere maggiormente il lettore , soddisfando la massima ciceroniana “la storia come opus oratorium maxime (la storia è un’opera maggiormente di eloquenza)”, inoltre la finalità morale ne determina che la storia è magistra vitae. Livio condivide i valori del mos maiorum e quindi il programma della restaurazione morale e religiosa proposto da Augusto.
La tendenza pompeiana di Livio non ostacolò i rapporti con Augusto, si dice che educò addirittura Claudio, tuttavia ha un atteggiamento critico nei confronti di quei personaggi emergenti che affermavano il proprio potere carismatico al di sopra di quello delle istituzioni. Nonostante Livio fosse nostalgico dell’antica Repubblica, condivise alcuni aspetti del principato augusteo: la pacificazione sociale, la rivalorizzazione dell’agricoltura italica, la concezione provvidenzialistica della missione civilizzatrice e di pace di Roma, la restaurazione degli antichi costumi e il recupero delle antiche religioni italiche.
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