Plauto: vita e opere


I tria nomina di Plauto appaiono secondo uno schema diverso del tipico “praenomen-nomen-cognomen” romano, ma piuttosto si ha un accostamento tra un pronome (Titus) e due cognomi, Maccus e Plautus, che vengono anche considerati come dei nomi d’arte, in quanto Maccus è la maschera tipica dell’Atellana e quindi si associa all’autore dell’atellana; Plautus probabilmente è riferito al fatto che egli avesse i piedi piatti, oppure al fatto che lui recitasse a piedi nudi (plànipes).

Uno dei temi principali delle opere di Plauto è il tema padre-figlio.
Il conflitto tra padri e figli in Plauto non avviene mai in modo diretto: entrambi evitano lo scontro e stanno sempre un passo indietro: i figli mandano i servi astuti o le madri, i padri, invece, amici fidati. Molto spesso vi sono delle scene in cui si hanno innamorati alle prese con dei lenoni, cioè padri che “posseggono” giovani donne alle quali, a causa del loro lavoro, non viene data molta importanza anche a livello giuridico. Così, gli innamorati che si scontrano con questi, agli occhi dei cittadini, sono visti non come colpevoli, ma piuttosto come una specie di eroi.

La figura del servo astuto è centrale nelle opere dell’autore; infatti presenta delle caratteristiche drammatiche in quanto egli viene rappresentato come un poeta drammatico, cioè il proprio doppio sulla scena, l’alter-ego dell’autore: egli guida infatti gli altri personaggi nella rappresentazione del canovaccio.

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