Fedro e la favola


Fedro è uno dei più importanti autori dell’età giulio-claudia e principale esponente della favola romana. Era uno schiavo della Tracia che era venuto a Roma insieme a Lucio Calpurnio a Roma dove studiò. Apparteneva alla famiglia degli schiavi di Augusto ma ben presto vene liberato, era diventato un liberto cioè uno schiavo che per i suoi meriti aveva ottenuto la libertà infatti la raccolta delle sue favole porta il titolo di liber fabularum. Dopo gli anni 50, non si hanno più sue notizie quindi li si colloca la data della sua morte. Fedro ha vissuto sotto Augusto e poi dopo la sua morte sotto le dipendenze di Tiberio. Fedro era un liberto, un maestro di scuola elementare insegnava ai bambini e vive nel periodo in cui l’impero di Augusto passa a Tiberio e poi Tiberio se ne va a Capri e lascia l’impero a Seiano che era il prefetto del pretorio, il quale cerca con una presa di stato di prendere potere ma viene fermato da Tiberio che lo uccide. Ma prima Seiano che era un personaggio autoritario che temeva congiure nei suoi riguardi legge nelle favole di Fedro delle accuse contro di lui e quindi processa Fedro. In questo processo Seiano contemporaneamente era il testimone, l’accusatore e il giudice quindi faceva tutto lui e questo sta a dimostrare la prepotenza degli uomini di potere che Fedro aveva ampliamente condannato nelle sue favole, Fedro si salva da questo processo grazie all’aiuto di famiglie potenti che lo appoggiano quindi riesci a conservare la vita continuando a scrivere sotto Caligola e Claudio fino al 50.. Ha scritto delle favole e sotto il titolo di liber fabularum ci sono giunte 93 favole divise in 5 libri. Ogni libro aveva una introduzione dove Fedro andava a spiegare i motivi che lo avevano spinto a scrivere quelle favole, e si vede che con il susseguirsi dei libri ha preso sempre più indipendenza dal suo modello. Il suo modello di favole era Esopo che è un autore vissuto intorno al 6 secolo a.C. Egli aveva scritto delle favole in lingua greca in prosa invece Fedro scriverà delle favole in latino in versi usando il senario giambico che era il verso del teatro di quei generi letterari più semplici e adatti al popolo quindi il suo merito è stato quello di scrivere poesie in versi. Nella introduzione ai vari volumi egli diventa sempre più indipendente dal suo modello perché mentre nel primo volume si rifà quasi al 100% alle favole di Esopo poi arricchisce questi argomenti e rende le favole molto più indipendenti e originali. Venne accusato di aver copiato le favole di Esopo ma lui all’interno del prologo del I libro si difende affermando di essersi limitato a rifinire la materia di Esopo. Di questi 5 libri di favole sono giunti a noi solo 93 favole però il primo e il quinto libro avevano 9 e 10 favole mentre gli altri 28 21 23 allora sicuramente parte di queste favole sono andate perdute. Quand
o nel 19 secolo c’è stato Perotti che era un filologo il quale ha trovato circa 32 favole che erano scritte nello stile nello schema e nella forma di Fedro lui attraverso un esame filologico ha affermato che queste fossero sue e decise quindi di pubblicare la appendix perrottina in appendice al V libro delle favole di Fedro. Sue favole che vedevano come protagonisti gli animali sono un tipo di poesia e di letteratura che faceva parte del dissenso velato, perché Fedro, proiettava gli stati d’animo. i caratteri degli esseri umani negli animali in modo da non accusare direttamente la persona. Quindi Fedro era un pessimista perché dalle sue favole, anche se molto spesso i deboli erano più furbi e intelligenti dei forti, questa intelligenza non è mai riuscita a vincerà sulla superbia e sulla prepotenza. Era pessimista perché era convinto che nella società, le cose andavano così e che nulla i più deboli avrebbero potuto fare per vincere i forti e cambiare la loro posizione. In alcune favole abbiamo anche la presenza di umani illustri come Augusto e Tiberio.

Lo stile

Queste favole hanno uno stile molto colloquiale. Hanno un lessico molto semplice e sono molto brevi infatti c’è la brevitas perché subito dovevano dare l’idea di quello che Fedro voleva comunicare e quindi l’evidenza del messaggio morale. Le favole di Fedro hanno sempre una morale che si chiama promitio se è all’inizio ed epenitio se è alla fine, questa morale vuole dare un insegnamento di vita un suggerimento a tutti coloro che leggeranno le sue favole. Fedro ha la capacità di far muovere il riso (risum movet) e la ragione (consilio monet).I lettori delle favole di Fedro era il popolo. Egli non ha avuto una grande importanza tra i suoi contemporanei perché Quintiliano, autore del 1secolo che si era occupato dell’educazione dei bambini egli non fa nessuno riferimento a Fedro e lo stesso succederà a Seneca perché anche lui parla della favola come genere letterario ma non fa riferimento a Fedro questo perché probabilmente perché i contemporanei non hanno capito che Fedro ha avuto un grande merito quello di aver creato un nuovo genere letterario, quello della favola. Si pensa comunque che prima di Fedro ci fossero state a Roma altre raccolte di favole delle quali però non abbiamo nessuna traccia e sulle quali ha studiato lo stesso Fedro. O comunque satire che possono avvicinarsi alla favola come la celebre favola del topo di campagna di Orazio.
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