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Fedro

Fedro fu originario della Manfredonia, visse nel I secolo d.C. e giunse a Roma come schiavo ai tempi di Augusto e quest’ultimo colpito dalla genialità e dalla cultura di questo suo schiavo decise di liberarlo e quindi Fedro divenne un liberto; la sua occupazione principale fu quella di maestro privato e lui fu autore di cinque libri di favole che poi utilizzò anche come materiale didattico sul quale far studiare i suoi alunni. La favola come genere letterario sicuramente non fu creata da Fedro che infatti si rifà a Esopo, autore greco, che creò il genere favolistico. Per quanto riguarda però la produzione letteraria latina, fino a quel momento la favola come genere autonomo non era mai stata trattata; al massimo erano presenti delle favole all’interno di altri generi ; per cui Fedro viene considerato l'iniziatore di questo genere all’interno della produzione letteraria latina. All’inizio di questa raccolta di favole (5 libri) egli indica quella che è la sua finalità ovvero quella di far dilettare i lettori ma anche quella di dare degli insegnamenti morali ed infatti poiché si rifà alla favola di Esopo, tutte le favole presentano sempre una morale che possiamo trovare o all’inizio e in questo caso abbiamo il PROMITIO (ovvero l’incipit della favola che contiene già il messaggio morale) oppure spesse volte la troviamo alla fine e quindi abbiamo l’EPIMITIO .In effetti per quanto riguarda la struttura di Fedro, questa ricalca quella di Esopo per cui abbiamo l’incipit o promitio se contiene la morale all’inizio , poi abbiamo il nucleo centrale e poi abbiamo la conclusione oppure epimitio se abbiamo la morale alla fine. Fedro però non fu soltanto un evocatore delle favole di Esopo perché nelle favole di Fedro troviamo anche dei tratti originali, non presenti in quelle di Esopo e inanzitutto la cosa che maggiormente li distingue è che Esopo scrive in prosa mentre Fedro utilizza i versi e come metro utilizza il senario giambico (ovvero verso formato da 6 metra giambici;i metra giambici sono formati da piedi giambici ed il giambo è formato da una breve e una lunga) che conferisce un ritmo molto incalzante perché formato da piedi di solo due sillabe. Altre differenze sono:
• Nelle favole di Esopo come protagonisti abbiamo sempre gli animali che rappresentano i vizi e le virtù dell’uomo
• Nelle favole di Fedro spesse volte abbiamo come protagonisti gli animali però a differenza di quelli di Esopo, gli animali non presentano sempre uno stesso topos, stereotipo; per esempio: il lupo nella favola “Il lupo e l’agnello” rappresenta colui che cerca di usare violenza sul più debole quindi è un esempio negativo (nella favole di Esopo rappresenta sempre un esempio negativo) però poi nella favola intitolata “Il cane grosso e il lupo emaciato” il lupo rappresenta un esempio positivo perché in pratica quando si incontrano questi due animali , il cane è molto ben curato mentre il lupo è molto magro, allora il cane lo invita ad andare dal suo padrone il quale gli darà da mangiare; il lupo all’inizio accetta l’invito però poi man mano che camminano nota che il cane ha dei segni sul collo causati dal guinzaglio con cui il padrone lo teneva legato durante la notte per evitare che scappasse. Allora a questo punto il lupo si rifiuta di seguirlo perché afferma che è meglio vivere una vita di stenti ma in libertà piuttosto una vita agiata, senza libertà. Il cane che in genere viene rappresentato come esempio di fedeltà, in questo caso rappresenta l’esempio di maggiore debolezza dell’uomo che a costo di vivere una vita agiata è disposto anche a perdere la sua libertà.
• La variatio. Accanto agli animali abbiamo come protagonisti anche dei personaggi talvolta anche storici cosi anche in Fedro si assiste ad una maggiore variatio per quanto riguarda le tematiche trattate.
-Perché Fedro sceglie questo genere?
Questa scelta la si deve ricondurre alla sua origine sociale; lui è uno schiavo diventato liberto e sicuramente non è un potente, non ha amicizie che possano tutelarlo e quindi sceglie questo genere molto leggero per portare avanti la sua critica nei confronti della società del tempo. Una società in cui vigeva la cosiddetta “legge del più forte” ed in cui i più deboli dovevano sempre soccombere nei confronti dei più forti; quindi alla base del suo pensiero c’è un profondo pessimismo e in effetti utilizza la favola per dare una rappresentazione realistica della società del suo tempo ma certamente non si illude che attraverso le sue opere la società possa cambiare quindi in pratica lui è un amaro pessimista e non considera la letteratura come uno strumento per il cambiamento della società ma solo come strumento per rappresentare la società (la situazione è questa e rimarrà sempre questa dove il più forte prevale sempre sul più debole. Questo è molto importante perché Fedro si collega direttamente a quello che sarà il pensiero di Verga.
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