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Nel I secolo d.C. si affaccia nella letteratura latina un genere minore e nuovo, quello della favola.
Nel mondo greco Esiodo e Archiloco svilupparono questo genere, ma fu solo con Esopo che la favola assunse una propria autonomia letteraria.
Nella letteratura latina invece abbiamo alcuni spunti favolistici nelle Satire di Ennio, Lucilio e Orazio, ma erano favole inserite all’interno di opere che appartenevano a un genere letterario diverso.
Colui che diede realmente vita a questo genere letterario è Fedro, prendendo ovviamente spunto da Esopo (emulatio)

Fedro, nato attorno al 15 a.C. in Tracia o in Macedonia, quindi di origine greca, giunto a Roma, fece parte della familia di Augusto che lo liberò (divenne suo liberto).
Durante il regno di Tiberio subì un processo da parte di Seiano, oggetto di allusioni poco gradite in alcune favole.
Morì probabilmente intorno al 50 d.C..

Il suo corpus letterario è composto da 94 favole in senari giambici, divise in 5 libri pubblicati tra il 20 e il 50 d.C..

Forse qualche testo è andato perduto e quindi il corpus originario forse era più ampio.
Furono trovate 31 favole in più da Nicolò Perotti, che vennero raccolte nella Appendix Perottina.
Il poeta ci tiene a sottolineare la propria dipendenza da Esopo ma al contempo rivendica la propria originalità: ad esempio la novità dei soggetti che, mentre in Esopo erano dominati esclusivamente da animali che agivano come esseri umani e incarnavano vizi e virtù, in Fedro hanno per protagonisti anche figure umane, personaggi storici e mitologici. Tra le favole ve ne sono alcune desunte dalle Fabulae Milesiae di Aristide di Mileto, a sfondo prevalentemente licenzioso - erotico.

Un’importante novità è l’uso del verso: infatti lui abbandona la prosa e usa il senario giambico.
Fedro chiarisce anche le finalità della sua opera riprendendo il concetto oraziano del miscere utile dulci: attraverso la narrazione di una vicenda divertente si deve fornire un insegnamento morale.

Critica soprattutto i vizi degli uomini: la stoltezza (cervo vanitoso) o la falsità (volpe e uva). Ciò rientra in una concezione pessimistica della realtà, nella quale i deboli e gli onesti sono sempre vittime, per questo Fedro è stato considerato anche portavoce di ceti sociali subalterni.

La breve massima (morale) può trovarsi all’inizio della favola (promythion) o alla fine (epimythion)
Le favole sono caratterizzate da semplicità e brevità, sono composte per lo più da vivaci dialoghi, lo stile è medio, la sintassi regolare e lineare, la lingua è soprattutto il sermo cotidianus in cui non compaiono né volgarismi né arcaismi.

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