Catone


Marco Porcio Catone fu tra i primi scrittori latini, egli occupò per lunghi anni un posto di primissimo piano sulla scena politica di Roma come si evince dalle sue opere che condensano riferimenti autobiografici. Il profilo di Catone non è del tutto attendibile in quanto deformato e fortemente idealizzato. Egli visse a lungo in un'epoca densa di avvenimenti decisivi e profondi mutamenti della repubblica romana, ovvero, nel secolo degli Scipioni in cui Roma, sconfigge Cartagine e diviene padrona del Mediterraneo, aprendosi sempre di più all’influenza dell’Oriente ellenizzato. Conservatore intransigente, per tutta la vita condusse un'accanita battaglia politica e culturale in difesa del mos maiorum contro l’aristocrazia filo - ellenica e le tendenze innovatrici. La sua opera di scrittore va interpretata in strettissimo rapporto con la sua instancabile attività di uomo politico e di magistrato.
Protagonista sulla scena politica, Catone riveste un ruolo fondamentale anche nella storia della letteratura Romana: fu il primo oratore romano a scrivere e pubblicare i propri discorsi, compose la prima opera storica in latino e il primo trattato di tecnica agraria, dando un impulso decisivo alla prosa latina.

Catone nasce nel 234 a.C a Tusculum sui colli Albani, da una famiglia plebea di proprietari agricoli. Nessuno dei suoi antenati aveva mai ricoperto cariche pubbliche. Durante l’adolescenza si occupa del duro lavoro dei campi, coltivando i poderi ereditati dal padre nel territorio Sabino. Muore nel 183.

 Le orazioni
Catone si dedicò all’attività oratoria fin dalla prima giovinezza, quando patrocinava modeste cause locali nelle campagne sabine ed esercitò poi ininterrottamente l’eloquenza lungo tutto il corso della sua prestigiosa carriera politica. Catone esercitò con eguale padronanza tanto l’eloquenza politica quanto la giudiziaria. Nella sua ricca produzione oratoria si possono distinguere, infatti, orazioni deliberative, cioè interventi pro o contro determinate proposte legislative oppure sententiae pronunciate dinanzi al senato o ad altra assemblea su importanti questioni di politica interna e orazioni iudiciales, ovvero discorsi di difesa o accusa nell’ambito di processi giudiziari. Egli predilige i temi politici e le cause pubbliche rispetto a quelle private. Le caratteristiche dell’oratoria di Catone consistono nella gravitas (solennità, autorevolezza), la brevitas (la concisione), acerbitas (l’asprezza nell’invettiva), l’assenza del numerus (il ritmo), struttura paratattica e figure retoriche.

Opere di Catone

- Carmen de Moribus: è un opera dell'autore latino detto il Censore, composta nella prima metà del II secolo. Si tratta di una raccolta in prosa ritmica di sententiae a carattere morale: Catone, fiero oppositore alla penetrazione in Roma, favorita dal circolo degli Scipioni, della cultura ellenistica, che considerava fautrice di corruzione ed eccessivamente raffinata, intendeva tramite la sua opera ribadire l'importanza fondamentale dei valori, derivanti dal mondo agricolo, veicolati dal mos maiorum, cardine della figura del civis Romanus.

Al livello letterario, il Carmen si inserisce nel filone dell'antica tradizione precettistica a carattere sapienziale, che già aveva avuto un importante esponente in Appio Claudio Cieco, autore di una raccolta di Sententiae. Dell'opera di Catone rimangono solo tre frammenti. Lo stile è ruvido e paratattico, in conformità allo stile asciutto, moraleggiante e quasi oracolare dell'opera.

- De agri agricoltura: Il Liber de agri cultura, comunemente noto come De agri cultura, è un'opera in prosa composta probabilmente attorno al 160 a.C. Si tratta della prima opera in prosa della storia della letteratura latina interamente pervenuta; il testo è tuttavia privo di una precisa struttura formale. L'opera, a carattere pedagogico e tecnico-didascalico, era uno fra i trattati scritti e raccolti, dallo stesso Catone, nei Libri ad Marcum filium.
L'opera, aperta da un'importante praefatio che ne chiarisce il significato e l'ideologia, consta di 170 capitoli generalmente piuttosto brevi sebbene di ampiezza diseguale. Nel passo proemiale Catone afferma la superiorità dell'agricoltura, sul piano sociale, morale ed educativo ma anche su quello del profitto economico, rispetto alle altre attività che pure procurano guadagni, quali la mercatura e l'usura.

- Libri ad Marcum filium: (Libri per il figlio Marco) o Praecepta ad Marcum filium (Precetti per il figlio Marco) sono una raccolta di tutti i manuali e i trattati scritti. Essi, portatori di un sapere pratico e funzionale, affrontavano numerosi argomenti, tra cui la retorica, il diritto, la medicina, l'agricoltura e l'arte militare: formavano dunque una raccolta enciclopedica delle informazioni necessarie all'educazione del buon cives Romanus, fondata sui valori tradizionali del mos maiorum, contrapposti alle tendenze ellenizzanti la cui diffusione era favorita in Roma dall'opera del circolo degli Scipioni: si andava infatti diffondendo, tra le famiglie della nobilitas, il costume di affidare l'istruzione dei figli a pedagoghi di origine e cultura greca, e di inviare più tardi i giovani a perfezionarsi presso le scuole di retorica in Grecia.

Di tali trattati, dedicati al figlio omonimo di Catone, nato probabilmente nel 192 a.C., restano pochi frammenti e un solo trattato integro, il De agri cultura, dedicato alla coltivazione dei campi e all'attività agreste. I singoli manuali, a carattere sentenzioso e precettistico, avevano probabilmente carattere miscellaneo e disorganico, così come traspare dai frammenti e dal De agri cultura.

- Origines: sono un'opera storiografica. Composta in prosa e suddivisa in sette libri, fu scritta da Catone in vecchiaia, dunque dopo il 174 a.C. quando, compiuti i sessant'anni, l'autore poteva dirsi entrato nella senectus. Prima opera storiografica in lingua latina, ne restano un centinaio di frammenti, che permettono tuttavia di conoscere quale fosse il contenuto generale dell'opera:
• il libro I narrava la storia di Enea e dei suoi discendenti, della fondazione di Roma e dell'età regia;
• i libri II e III trattavano le origini delle principali città italiche e comprendevano notizie di carattere geografico ed etnografico sulle popolazioni italiche, tra cui erano incluse le genti dell'Italia settentrionale, tra cui Galli e Liguri;

• i libri IV e V narravano lo svolgimento della prima e della seconda guerra punica;
• i libri VI e VII narravano gli eventi successivi alla seconda guerra punica fino alla spedizione di Servio Sulpicio Galba in Spagna nel 151 a.C. o fino al discorso pronunciato in senato da Catone contro lo stesso Galba nel 149 a.C.
Il titolo di Origines, dunque, si riferiva in modo esplicito esclusivamente al contenuto dei primi tre libri, cosicché alcuni studiosi hanno formulato l'ipotesi che esistessero due opere distinte, una sulle origini e un'altra sugli sviluppi storici più vicini allo stesso Catone. Come gli annalisti romani in lingua greca Quinto Fabio Pittore e Lucio Cincio Alimento e gli autori epico-storici Gneo Nevio e Quinto Ennio, Catone dedicò ampio spazio alla trattazione dei miti delle origini e degli avvenimenti a lui più vicini, tralasciando invece la storia del primo periodo repubblicano.
Numerosi sono, tuttavia, gli elementi di innovazione nell'opera di Catone: egli fu il primo a comporre un'opera storiografica in lingua latina, e tale scelta si spiega con il conservatorismo e la politica antiellenica di cui lo stesso Catone si fece promotore. Con il dominio di Roma sul Mediterraneo, inoltre, era scomparsa l'esigenza propagandistica e apologetica che aveva contraddistinto le opere di Pittore e Alimento, che erano state composte in greco proprio per essere fruibili in tutto il bacino mediterraneo. Catone rifiutò, poi, lo stile tipico dell'annalistica pontificia, fondato sul minuzioso elenco di fatti, per procedere ad una narrazione sintetica, esponendo nell'opera stessa il suo programma, che prevedeva una nuova interpretazione della storiografia.

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