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Caratteri generali della storiografia romana: Annales

La prima forma di storiografia è rappresentata dagli Annales: sono una registrazione degli eventi anno per anno (per questo, l'opera è detta annalistica). La prima annalistica è quella pontificale; poi, dal III secolo a.C si afferma l'annalistica letteraria, cioè, non più opera dei pontefici ma dei primi storiografi romani. Questa descrizione anno per anno resterà una caratteristica romana. Tacito nel I secolo scriverà ancora secondo questa scansione anno per anno.

Genere monografico

Il Bellum Catilinae e il Bellum Iughurtinum sono due monografie di Sallustio che preludono ad una grande opera storiografica che saranno le Historiae. Anche Tacito opera allo stesso modo di Sallustio: scriverà prima due monografie, Agricola e Germania.

Historiae

Sono un'opera storiografica di grandi dimensioni che supera la dimensione narrativa della monografia che ha un taglio critico narrativo che tende alla ricerca delle cause e si propone di arrivare a un significato complessivo dell'agire storico. Quindi, le Historiae presuppongono un autore con una sua ideologia di base, calato in un contesto che dà un'interpretazione degli eventi. Le grandi Historiae del mondo romano sono quelle di Livio e di Tacito (perché quelle di Sallustio non ci sono pervenute)

Biografia

Cornelio Nepote è un biografo. La biografia è una descrizione storica che ha come soggetto la vita di un personaggio illustre il quale funge da angolo di visuale e di interpretazione degli eventi. Il personaggio viene presentato come un modello emblematico. Lo stile della biografia tende alla celebrazione all'encomio. C'è una forte carica moralistica perché se la vita di un personaggio è esemplare la narrazione di questa vita implicitamente sottolinea i valori che rendono questa vita esemplare. I grandi biografi del mondo latino sono Nepote e Svetonio.

Commentarii

Sono una forma di storiografia che a Roma si identifica solo con Cesare. Cesare scrive due commentari: il De bello Gallico e il De bello civili. Sono due opere in cui Cesare scrive di sé, delle sue imprese militari, focalizzando, dunque, l'attenzione su due momenti storici di cui è stato protagonista. Gli storici si sono sempre posti il problema se i commentari si debbano considerare un'opera storica vera e propria o degli appunti da offrire a degli altri storici. uπομνηματα racconta lo stadio generale dell'opera. Era solito per i generali e gli uomini politici prendere appunti sui fatti di cui erano stati protagonisti perché uno storico prendesse questi fatti e li elaborasse. Aulo Irzio, luogotenente di Cesare e probabile autore dell'ottavo libro, nella prefazione scrive che i commentari sono stati scritti perché agli storici non mancasse la conoscenza di imprese tanto grandi. Aulo Irzio fa propendere verso l'ipotesi che fossero appunti. Cicerone considera l'opera di Cesare come uno stadio preparatorio per coloro che volessero scrivere di storia, anche se poi aggiunge che in realtà distolse dallo scrivere tutte le persone assennate per la sua BREVITAS. I commentari di Cesare sono caratterizzati dalla brevitas, scarna e inerente ai fatti. Sono opere lontane (antitetiche) dalla concezione ciceroniana della storiografia. Per Cicerone la storiografia è sub specie oratoria o opus maxime oratorium, "sotto specie oratoria, la più grande opera oratoria".

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