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Tucidide - Analisi delle “Storie”



Tucidide, vissuto ad Atene, probabilmente fra il 460 e il 388 a.C., è uno storico la cui opera più importante sono le “Storie”.Essa fu composta in concomitanza della guerra del Peloponneso che ne V secolo contrappose Atene a Sparta e, di cui, Tucidide intuì la gravità e l’importanza fin dall’inizio.

Durante il periodo ellenistico le Storie furono divise in otto libri: il primo è dedicato alla ricostruzione storia delle origini del modo greco per far capire al lettore il contesto della guerra del Peloponneso. Nei successivi, accanto ai fatti di tipo politico-militare, trova uno spazio narrativo l’analisi approfondita dei vari personaggi, alcuni anche di rilievo. Lo scopo di questa scelta è di fornire delle valutazioni complessive delle loro qualità e del loro pensiero.
All’interno della narrazione, lo scrittore inserisce dei discorsi - forse veri o verosimili - pronunciati dai vari personaggi. Le più celebri sono le due orazioni pronunciate da Pericle., una destinata ai caduti in guerra durante il primo anno delle ostilità e seconda rivolta alla popolazione sconvolta dalla peste. Occorre ricordare che la prima è un esempio significativo di autocelebrazione di Atene. Questo è il passo più importante: “ Abbiamo una costituzione che non ricopia le leggi dei vicini, poiché noi siamo più un esempio per gli altri che non imitatori. E poiché essa è retta in modo tale che i diritti civili spettino non a pochi cittadini, ma alla maggioranza di essi, essa è detta democrazia. Noi amiamo ciò che è bello, ma con una certa compostezza e ci dedichiamo al sapere, ma senza debolezza ….Concludendo, affermo che tutta la città di Atene è la scuola della Grecia….” L’obiettivo di questi discorsi è spiegare alcuni punti di vista e soprattutto di interpretare i fatti senza alcun condizionamento religioso. Poiché lo scrittore sceglie di trattare un argomento di storia contemporanea, possiamo dire che egli è l’autobiografo della propria generazione. Le cose degne di memoria che egli trascrive sono espressione dei cronisti che le hanno veramente vissute e l’autore cerca sempre di trovare gli informatori maggiormente affidabili.
Per quanto riguarda le fonti scritte, Tucidide ricorre volentieri ai poemi di Omero, considerati deposito di notizie molto attendibili, anche se non tralascia di sottoporli ad un preciso vaglio critico.
Nell’opera, Erodoto non viene citato: esso rimane sempre presente sullo sfondo, spesso come oggetto di minute e puntigliose correzioni . Per esempio, Tucidide sostiene che Erodoto avrebbe trascritto le sue storie solo e soprattutto per compiacere ai suo uditori.
Accanto a queste fonti ne esistono altre come i messaggi epistolari, le iscrizioni di vario genere oppure i testi ufficiali dei trattati fra i belligeranti. Il loro uso non costituisce una novità assoluta e nemmeno una forma di rovesciamento fra testimonianze scritte ed orali: esso dimostrano una maggiore attenzione nei confronti dei documenti scritti, un aspetto caratteristico della fase di transizione fra documenti orali e documenti scritti, tipico dell’età di Tucidide. Infine dobbiamo segnalare anche il ricorso alle testimonianze archeologiche come verifica di certe tradizioni. Inoltre, Tucidide utilizza procedimenti di tipo analogico e comparatistico che permettono di confrontare la realtà del mondo barbarico con quella del mondo greco più arretrato: tali realtà sono considerate significative per ricostruire la storia delle zone più evolute.