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Romanzo ellenistico

Tra tutti i generi della letteratura greca il romanzo è il più recente, tuttavia la critica antica non si è mai occupata del romanzo, ritenendolo un genere inferiore. I critici concordano che si tratti di un genere completamente ellenistico, posteriore quindi al 323, poiché tutte le tematiche (temi epici, tragici, comici) sono rielaborate alla luce dell’individualismo tipico dell’epoca e in chiave privata.
Ci sono cinque ipotesi fondamentali sull’origine del romanzo greco:
Rohde: il romanzo greco nasce nel II secolo d.C. (seconda sofistica) e fiorisce nel VI secolo; la pratica delle declamationes avrebbe condotto alla fusione e alla rielaborazione da parte dei retori di racconti di viaggi ed elegie erotiche: questo spiegherebbe i due filoni del romanzo, ovvero quello avventuroso e quello erotico; questa ipotesi è stata tuttavia smentita dal ritrovamento di un papiro del romanzo di Mimo (?) che è più antico del II secolo.

Lavagnini(1921): il romanzo deriva dalla rielaborazione di leggende locali che avevano già avuto una rielaborazione precedente sulla scia di Callimaco; il difetto di questa teoria è che non tiene conto delle diverse nature del romanzo e della novella.
Kerenyi: alle origini del romanzo c’è il culto di Iside, ovvero il romanzo è una rielaborazione in chiave allegorica delle storie sacre della coppia Iside e Osiride, che ebbe vicende analoghe a quelle dei protagonisti del romanzo (pene d’amore ecc). Osiride infatti muore dopo le nozze e viene fatto a pezzi e poi ricomposto da Iside. È l’ipotesi più accreditata, anche se troppo unilaterale per la troppa enfasi sul tema religioso; tuttavia il culto di Iside si diffonde proprio in età ellenistica, inoltre il tema della morte apparente dell’eroina nel romanzo rimanda alla trasfigurazione di Iside nella Luna, che nasce, muore e risorge.
Merkelbach: riprende l’ipotesi di Kerenyi dicendo che il romanzo nasce come un testo sacro per iniziati da leggere per intero in chiave allegorica. Il romanzo quindi racconta le peripezie dell’anima per giungere alla perfezione. È stata criticata perché non tiene conto del livello di lettura novellistico – popolare e della continua compenetrazione tra l’elemento mistico – religioso e il tessuto originario della favola milesia che costituisce la vera originalità del romanzo di Apuleio.
Cataudella: rilancia quella di Rodhe dicendo che il romanzo può essere nato nell’ambiente delle scuole retoriche, ma non in quelle della seconda sofistica perché le declamationes nascono prima; il romanzo potrebbe essere un’evoluzione di quegli esercizi scolastici che consistono nel libero svolgimento di temi storici, mitici, inventati. È poco probabile però che il romanzo possa nascere da qualcosa di così vincolato da regole retoriche.
Otto Weinreich: vede una connessione tra l’epica e il romanzo nell’elemento avventuroso dell’Odissea.
Tra i precedenti del romanzo troviamo l' Odissea; racconti di nostoi; tragedia, in particolare Euripide, perché all’interno del romanzo ci sono citazioni di tragedie, per la presenza di resais, per il ruolo della tuche e per il lieto fine di alcune tragedie di Euripide; la commedia nea (Menandro) per il perbenismo e l’aspetto borghese; la commedia di Aristofane per le soluzioni fantastiche e i cambi di scena; la storiografia ellenistica di stampo romanzesco e tragico; la biografia (Anabasi di Senofonte); l’oratoria epidittica e giudiziaria per il gusto per il dibattito e per l’encomio funebre.
La novella deve essere esclusa come precedente perché ha un’evoluzione diversa in quanto nasce come forma orale ed è un genere chiuso, mentre il romanzo nasce come forma scritta ed aperta. Dunque, le storie milesie di Aristide di Mileto non hanno influenzato il romanzo greco, ma solo quello latino. Tuttavia alcuni studiosi il fatto che ci siano romanzi a sfondo sessuale presuppone un’influenza della novella milesia.
Le caratteristiche narrative sono:
La scarsa creatività poiché la fabula è tradizionale, mentre l’intreccio è complesso.
I protagonisti sono sempre biondi, giovani, belli, di ceto elevato e simili agli dei; l’innamoramento è sempre frutto di un colpo di fulmine, mentre il sentimento è sempre nobile e casto; ci si concentra sulla psicologia dei personaggi, che sono leali, onesti e generosi, persino i cattivi alla fine si pentono sempre.
L’ambientazione è varia, esotica e ci sono terre favolose.
Il linguaggio cerca di essere semplice, ma ci sono citazioni letterarie e nessi retorici, per cui tende al patetico e al melodrammatico; mancano le volgarità.
La struttura narrativa è quella del superamento di ostacoli: il sogno d’amore viene contrastato da qualcuno, per cui ci sono avventure e peripezie e poi il lieto fine.
La destinazione è forse verso larghi strati popolari, ma il tono ricco di doctrina presuppone un pubblico dotto. In una società cosmopolita il romanzo greco ha come destinatario il pubblico dai gusti semplici, e si pone come genere di evasione e puro intrattenimento.
Ci sono tre filoni: avventuroso; erotico – avventuroso (caratterizzato dall’assenza dell’elemento sessuale); erotico – avventuroso scabroso (l’elemento sessuale è predominante). Il romanzo risulta essere un incrocio di generi.

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