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Schema riassuntivo sulle tragedie di Euripide

Alcesti: Admeto è il re della Tessaglia che da Apollo aveva ricevuto l'opportunità di sfuggire alla morte se qualcuno si fosse sacrificato al suo posto. Solo la moglie Alcesti è decisa a sacrificarsi per il marito, mentre il padre Ferete no, e il giorno del supplizio arriva alla corte Eracle, che venuto a conoscenza dell'accaduto grazie alle parole di un servo, va da Thanatos e libera Alcesti e la riporta al marito, dopo averne messo alla prova la fedeltà.
• Una tragedia pro satirica -> Simile al dramma satiresco e vi è la presenza del miles gloriosus (il soldato fanfarone) con l’episodio di Eracle ubriaco.
• Admeto un uomo giusto -> Admeto non viene presentato come un personaggio meschino ed egoista ma in chiave positiva da Euripide.
• L’esaltazione dell’amore coniugale -> Questa esaltazione è molto forte nell’amore che vi è tra Alcesti e Admeto.

Medea: la donna ha seguito il marito fino a Corinto con i figli. Qui l'uomo deve sposare la figlia del re Creonte, Creusa. Allora ella, offesa nei sentimenti, prepara la vendetta e uccide prima la promessa sposa e suo padre, e poi i figli avuti da Giasone. Infine scappa ad Atene dove si innamora di Egeo.
• Medea donna barbara -> Giasone contrappone il comportamento selvaggio di Medea a quello più mite che avrebbe avuto in circostanze simili una donna ateniese.
• Comportamento anti socratico -> L’analisi razionale della situazione conferma a Medea la necessità di compiere quella vendetta alla quale è spinta anche dal suo impulso irrazionale. Così in Euripide la conoscenza razionale, non porta al bene ma serve a rafforzare le azioni malvagie.
• Contrapposizione donna al ghenos -> I diritti della donna si contrappongono a quelli del ghenos sostenuti da Giasone.

Ippolito portatore di corona: Fedra è la seconda moglie del re di Atene Teseo che per volontà di Afrodite si innamora del figliastro Ippolito. Questo messo al corrente dei sentimenti che per lui prova la matrigna dalla nutrice, la respinge. Fedra allora si uccide ma lascia uno scritto in cui incolpa Ippolito d'averla sedotta. Il padre Teseo, allora maledice il figlio e questi muore ucciso dai cavalli imbizzarriti da Poseidone. A questo punto, Artemide compare e rivela al padre l'innocenza del figlio, che distrutto chiede perdono.
• Comportamento anti socratico -> Anche per Fedra l’analisi razionale produce una conoscenza che non si identifica con il bene, ma con la dolorosa consapevolezza dell’immodificabilità della propria situazione.

• Tragedia non orientata in modo positivo -> Il tema principale non può essere la virtù ricompensata oppure l’apprendimento tramite il dolore o l’umanizzazione dell’ideale di purezza.
• Finale non risolutivo -> I parallelismi strutturali (morte di Fedra e morte di Ippolito, prologo di Afrodite e finale di Artemide) evocano una realtà indipendente dalle volontà individuali. Ciò che accade è frutto della vendetta di Afrodite, e Artemide sancisce l’impossibilità per l’uomo di mettere ordine in una realtà mossa da impulsi irrazionali.

Eraclidi: A Maratona arrivano i figli di Eracle, guidati dal vecchio Iolao: qui essi sperano di fuggire alla persecuzione di Euristeo, re di Argo. Davanti al re di Atene Demofonte, si scontrano verbalmente Iolao e un araldo di Euristeo, che minaccia guerra agli ateniesi se gli Eraclidi non verranno consegnati. Scoppiata la guerra, la giovane Macaria si offre come vittima da sacrificare per la vittoria degli ateniesi. Grazie all'intervento di Iolao, che sopraggiunge con delle truppe, gli ateniesi vincono il combattimento e Iolao, ringiovanito, imprigiona Euristeo e lo manda a morte. Euristeo prima di morire, anche se gli Ateniesi non desideravano in alcun modo la sua morte, dirà per gratitudine verso di loro che un giorno la città di Atene grazie al suo corpo sarà salvata dall’attacco dei peloponnesiaci.
• Una versione abbreviata -> Il critico letterario Schlegel ha giudicato male la tragedia sia per gli inattesi rovesciamenti finali sia per la debole coesione delle parti. Inoltre la tragedia è troppo breve con solo (1055 versi). Si è sospettato quindi che il dramma sia una versione abbreviata rispetto a quella originale.
• Interpretazioni politiche -> O è un encomio di Atene in opposizione alla spietata realtà del finale o è un appoggio alle alleanze di Atene mosse da Pericle.

Andromaca: Andromaca, la moglie d’Ettore, divenuta schiava di Neottolemo, ha generato un figlio al suo signore di nome Molosso, ma è minacciata dalla sposa di lui Ermione che è gelosa della rivale. Approfittando dell'assenza del marito insieme al padre Menelao, trama la morte di Andromaca, che si rifugia presso l'altare di Teti. Interviene però il vecchio Peleo, re di Ftia che trionfa che fa fallire il piano di Ermione e Menelao. Ermione allora, rimasta sola, teme l'ira del marito e medita di uccidersi. A salvarla è Oreste che la conduce via con se e frattanto trama di uccidere Neottolemo. Per Peleo è un colpo atroce poiché egli teme che sia stata la gente di Delfi ad ucciderlo. Ma appare Teti che gli rivela la verità. Peleo allora fa sposare Andromaca con Eleno e suo figlio sarà il capostipite di una nuova famiglia. Peleo diviene immortale.
• Polemica antispartana -> Secondo una notizia, la tragedia sarebbe stata presentata fuori di Atene e forse in Epiro. Per il tema dominante la tragedia va però pensata per un pubblico ateniese, dal momento che vi è una forte polemica antispartana, che si concretizza nei personaggio odiosi di Ermione e Menelao.
• Una struttura poco coerente -> La tragedia presenta svolte inattese, avendo come protagonisti prima Andromaca, poi Ermione e infine Neottolemo, Peleo e Teti. La tragedia è in effetti costituita sulla triplice ripetizione di uno schema per cui un personaggio in condizione precaria è salvato da un’inaspettata apparizione (deus ex machina).

Ecuba: Dopo la distruzione di Troia, gli Achei non potevano partire cosi decidono di sacrificare sulla tomba di Achille la principessa Polissena, figlia di Ecuba. A nulla valgono i tentativi della madre a cercare di dissuadere Odisseo giunto a prendere la giovane. Dopo la morte di questa, un altro dolore arriva alla donna: il mare le restituisce il corpo esanime dell'altro figlio Polidoro da lei affidata al re della Tracia Polimestore. Ecuba allora prepara la vendetta: attira Polimestore nella sua tenda, lo acceca e uccide i suoi figli. Alla fine, Agamennone giudica la vendetta d’Ecuba giusta e condanna Polimestore ad essere esiliato in un’isola, tuttavia egli pronuncia una terribile profezia, dicendo che Ecuba si trasformerà in una cagna e poi morirà, mentre Agamennone e la sua schiava Cassandra saranno uccisi da Clitemnestra.

• Il dolore centro della tragedia -> Emerge in modo chiaro la dolorosa condizione di Ecuba, un tempo regina e ora schiava e madre inconsolabile.
• Un’atmosfera cupa -> Sulla tragedia grava un’atmosfera cupa che non ammette consolazione e speranza. Incerta è la vita e la sorte dell’uomo, come si vede dalle opposizioni che caratterizzano i protagonisti, Ecuba da regina a schiava, Polimestore da potente re a povero cieco senza figli, Agamennone da vincitore a vittima.

Supplici: La scena è a Eleusi, dove le madri degli argivi, si recano supplici presso l'altare di Demetra. Il loro scopo è quello di convincere il re d’Atene ad ottenere da tebani la restituzione dei corpi dei figli. Con loro si schiera anche Adrasto re di Argo al quale Teseo prima rifiuta il suo aiuto; ma poi si lascia convincere. Scoppia la guerra fra Atene e Tebe. Teseo riporta la vittoria e ottiene la consegna dei cadaveri. Si celebrano i riti funebri e alla fine compare Atena che chiede a Adrasto di giurare eterna fedeltà ad Atene.
• La critica alla guerra -> La tragedia è stata definita encomio degli Ateniesi, ma non è però né celebrazione patriottica né strumento di propaganda politica.

• La critica alla democrazia imperialista -> Euripide condanna la democrazia imperialista e spiega quali siano i valori autentici della democrazia, come la libertà, la sovranità popolare e l’uguaglianza politica.
• Una tragedia antistorica -> I valori espressi da Euripide sono lontani dalla realtà. Per esprimere la divaricazione tra idealizzazione e realtà politica, la tragedia è stata definita come antistorica, in quanto costituisce una penetrante rappresentazione della crisi dei valori pubblici.

Troiane: Dopo la guerra di Troia Cassandra è stata assegnata ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo ed Ecuba ad Odisseo. Prima entra in scena Cassandra che dimostra alla madre Ecuba che la sorte dei vinti non è migliore di quella dei vincitori dicendo che Agamennone morirà presto per mano di Clitemnesta, poi entra in scena Andromaca con il piccolo Astianatte, che viene condannato a morte. Entrano allora in scena Menelao ed Elena e ne sorge uno scontro tra Elena ed Ecuba, questa, infatti, vuole che Elena paghi per il suo tradimento che ha portato alla guerra. Menelao, decide di portare con se Elena in Grecia e la tragedia termina con Ecuba accanto al corpo d'Astianatte sullo scudo pronto ad essere sepolto. Gli achei partono, Troia crolla.
• Episodi uniti dal dolore -> Ecuba acquista man mano che si sviluppa la tragedia sempre un maggior dolore, che è simbolo di un’umanità umiliata e dolente. È la sua presenza e quella del suo immenso dolore a dare compattezza alla tragedia, che priva di deus ex machina, manca di una ricomposizione finale, configurando anche il futuro come tempo di un infinito dolore.
• Una visione antieroica della guerra –> Presentando in modo antieroico la guerra di Troia, vista dalla parte degli sconfitti, Euripide vuole offrire un’immagine della guerra alternativa al bellicismo dominante.

Ifigenia in Tauride: Ifigenia è diventata sacerdotessa di Artemide nella terra dei tauri. Qui ha il compito di sacrificare uomini alla dea. Arrivano allora Pilade con l’amico Oreste, dal momento che un oracolo vuole che Oreste per espiare l’assassinio della madre, rubi la statua della dea e la porti ad Atene. I due sono però catturati e destinati al sacrificio. Prima di sacrificarli, Ifigenia li interroga sulla Grecia e dopo un lungo dialogo avviene il riconoscimento tra fratello e sorella. I due devono ora rubare la statua e fuggire al re Toante e alla morte. Ifigenia dichiara di dover purificare in mare lo straniero e la statua da lui toccata. Toante le crede e solo troppo tardi capisce l’inganno. Mentre sta per lanciarsi all’inseguimento, appare Atena e chiarisce che quando è avvenuto corrisponde al volere degli dei. In onore della dea Oreste fonderà il culto di Artemide Tauropola, mentre Ifigenia custodirà il suo tempio in Attica.
• Il complesso impianto strutturale -> Solidi legami danno compattezza alla tragedia, che ha come significato la rappresentazione di una realtà che nei suoi inaspettati rovesciamenti risulta come evanescente. Lo stesso evento principale, il sacrificio di Oreste, che è inizialmente prospettato come un evento tragicamente reale, nel corso del dramma finisce per acquistare una dimensione fittizia, divenendo esso lo strumento di salvezza.
• Fra tuke e tekne -> Nella tragedia domina la tuke, che nel concatenarsi con la tekne, la capacità operativa dell’uomo. Dalla cooperazione e opposizione di questi due elementi scaturisce un’immagine enigmatica della realtà caratterizzata da violente opposizioni.

Elena: Nel prologo Elena narra che a Troia non andò la vera Elena, ma una sua immagine; la vera Elena fu invece portata da Hermes nell’isola di Faro, in Egitto, presso Proteo, per essere poi restituita a Menelao. Ma Proteo è morto e il figlio Teoclimeno vuole ora sposarla. A Faro approda Menelao reduce da un naufragio; egli ha con sé colei che crede Elena ma, insospettito dalle parole della vecchia custode della reggia che fa menzione dell’Elena lì presente, decide di nascondersi per verificare i suoi sospetti. Elena lo vede e i due si incontrano: il loro riconoscimento è però incerto, e solo quando un messo riferisce che l’Elena si è volatilizzata Menelao capisce qual è la vera Elena. Si ordisce allora l’inganno per sfuggire a Teoclimeno: Elena gli dirà di aver appreso che Menelao è morto e di essere perciò pronta a sposarlo dopo il rito funebre che sarà fatto in mare con una nave fornita da Teoclimeno stesso. Teoclimeno accetta e Menelao ed Elena fuggono. Nel finale i Dioscuri ex machina, assicurano che quanto è avvenuto è voluto dal destino e dagli dei.
• Realtà e apparenza -> Nella tragedia si svolge un tema di serio impegno filosofico, cioè il rapporto tra realtà vera e apparenza, drammatizzato nell’opposizione tra Elena e il suo fantasma.
• La condanna della guerra -> Euripide in questa tragedia condanna fortemente la guerra perché è stata causata solo da un fantasma della vera Elena, e quindi ne conferma l’inutilità.
• Una tragedia di intrigo -> Anche questa tragedia può essere definita di intrigo, dal momento che l’inganno prende le mosse da un fatto reale, il naufragio di Menelao, che nell’organizzazione dell’intrigo acquista invece dimensione fittizia con l’annuncio della sua morte. L’eroe si è in realtà salvato e il naufragio diviene mezzo per ottenere la salvezza.

Ione: Creusa, figlia del re ateniese Eretteo, è stata sedotta da Apollo e dalla loro unione è nato Ione. Apollo stesso ha poi fatto esporre il bambino presso il suo tempio a Delfi: qui Ione è stato accolto e cresciuto dalla Pizia, divenendo custode del tempio. Creusa ha poi sposato Xuto e poiché le loro nozze sono sterili i due decidono di consultare l’oracolo: il responso dato a Xuto è che dovrà ritenere figlio suo chi per primo incontrerà uscendo dal tempio. Xuto si imbatte in Ione e, dopo averlo convinto di esserne il padre, lo esorta ad andare in segreto ad Atene; un banchetto celebrerà il ritrovamento. Creusa, pensando che Ione sia nato da un tradimento di Xuto, decide di avvelenare il giovane; il suo piano è però scopetto e mentre Ione a sua volta sta per ucciderla, la Pizia lo ferma e lo esorta a cercare sua madre: come indizio gli consegna la culla e le bende in cui fu abbandonato. Creusa riconosce la culla e madre e figlio si ritrovano, ma nuovi dubbi tormentano Ione sull’identità del padre e Atena, ex machina, rivela che Ione è figlio di Apollo e che è stato dato a Xuto affinché entrasse a far parte di una delle casate più nobili. La dea annuncia poi che da Xuto e Creusa nasceranno Doro e Achèo e che da Ione avranno origine i progenitori delle tribù ateniesi.
• Un riconoscimento difficile e il ruolo della tuke -> La tragedia è molto complessa. Il riconoscimento, che si protrae attraverso colpi di scena e peripezie varie, occupa quasi tutta la tragedia e la sua complessità fa riferimento ad una rappresentazione della condizione umana dominata dall’impossibilità di conoscere la realtà, realtà che è regolata dalla tuke.
• Il recupero della religione tradizionale -> Attraverso la figura di Ione Euripide recuperò alcuni elementi della religione tradizionale, senza astenersi comunque dal sottoporli alla consueta critica razionalistica. L’atteggiamento religioso di Ione è quello di chi ha cessato di interrogarsi sugli dei e sulla loro giustizia ripiegando su una fede fatta di devozione assoluta e di incrollabile fiducia negli dei.

Fenicie: La scena si svolge a Tebe: dall’alto delle mura, Antigone osserva lo schieramento nemico. Dopo un po‘ sopraggiunge Polinice che ha convocato la madre Giocasta per un chiarimento con Eteocle, ma quest'ultimo rifiuta. Allora Polinice si schiera dalla parte degli invasori, mentre Eteocle al servizio di Creonte e organizza la difesa. Viene interrogato allora Tiresia, che dice che vinceranno i tebani solo se sarà sacrificato Meneceo, figlio di Creonte. Il ragazzo allora si sacrifica e la storia viene affidata a due messaggeri: il primo racconta lo scontro tra i due fratelli, il secondo la morte di entrambi e il suicidio di Giocasta. Creonte diviene nuovo sovrano di Tebe e bandisce Edipo dalla città, poi vieta di seppellire Polinice in terra tebana. Antigone, però dichiara che seppellirà ella stessa il fratello.
• Il problema dell’autenticità -> La tragedia è eccezionalmente lunga e, anche per la varietà delle scene e la molteplicità dei temi. È naturale che una trama così abbia destato sospetti sulla sua autenticità. Spia delle difficoltà incontrate da Euripide nell’unificare tante prospettive diverse è anche la particolare composizione del coro, costituito da fanciulle fenicie in viaggio verso Delfi: esse si trovano a Tebe solo per caso e non possono perciò instaurare legami significativi con quanto messo in scena.
• L’interpretazione politica –> Per la ricchezza tematica, la tragedia è stata oggetto di interpretazioni diverse, prima fra tutte quella politica fondata sulla contesa tra Eteocle e Polinice. Ai principi democratici di Polinice si opporrebbe l’estremismo tirannico di Eteocle, che viene criticato da Euripide.

Oreste: Dopo aver ucciso la madre, Oreste attende il verdetto degli Argivi. La sua unica speranza è Menelao, giunto con Elena; ma Tindàreo, padre di Clitemestra, è deciso a far condannare Oreste ed Elettra ed esorta Menelao ad abbandonarli. Oreste è condannato e dovrà e suicidarsi con Elettra; anche Pilade, solidale con Oreste, è risoluto al suicidio, ma prima di morire i tre decidono di vendicarsi del traditore Menelao uccidendo Elena e prendendo in ostaggio la figlia Ermione. Il loro piano però fallisce perché Elena, come canta un servo frigio scampato alla strage compiuta da Oreste e Pilade, è scomparsa misteriosamente. Oreste minaccia ora di uccidere Ermione; infine, ordina a Elettra di dare fuoco al palazzo. Ma Apollo rivela di aver salvato Elena e ordina a Oreste di affrontare l’Areopago ad Atene e di sposare, dopo l’assoluzione, Ermione. Pilade sposerà Elettra e Menelao avrà un’altra sposa.
• Amicizia e solidarietà -> Tema di fondo della tragedia è la solidarietà del vincolo familiare e dell’amicizia. La centralità del tema dell’amicizia è dimostrata anche sul piano drammaturgico dalla ristrutturazione del personaggio di Pilade è che divenuto un appassionato banditore dell’amicizia al punto di volersi associare alla morte dell’amico.
• La mutabilità del reale -> Anche se Apollo produce un lieto fine, la sensazione che rimane è quella di una realtà che, indipendentemente dalla volontà degli uomini, si trasforma spesso nel suo opposto.

Eracle: Compiuta l’ultima delle sue fatiche, Eracle è ora atteso dalla moglie Mègara e dai figli, la cui vita è in pericolo da quando a Tebe Lico si è impadronito del potere uccidendo Creonte, padre di Megara e re della città. Lico si appresta ora a sterminare l’intera famiglia, ma giunge Eracle che lo uccide e salva i suoi congiunti. Subito dopo Lyssa, la dea della follia, fa impazzire Eracle: la istiga Era, che è ostile all’eroe perché nato dall’adulterio di Zeus con Alcmèna. Ormai folle, Eracle uccide Megara e i figli credendoli i figli dell’odiato Eurìsteo, colui che gli ha imposto le fatiche. Solo l’intervento di Atena placa Eracle, colto ora da un sonno improvviso. Al risveglio l’eroe vorrebbe uccidersi ma ne è dissuaso da Tèseo, che fa appello all’amicizia che li lega: dopo un ultimo abbraccio con il padre, Eracle abbandona Tebe sorretto da Teseo.
• La precarietà della sorte umana -> Ricorre il motivo della mutabilità della sorte umana, esemplificato da Megara e da Anfitrione, passati dalla felicità alla disperazione. Secondo le parole di Anfitrione, di fronte alla precarietà della condizione umana, l’unica possibilità aperta all’uomo è quella di trascorrere la vita nel modo più dolce possibile, tenendo l’animo sgombro da affanni.
• Lo scetticismo verso gli dei -> La pazzia di Eracle non è una dato patologico autonomo, ma è la manifestazione di una volontà divina ostile agli uomini e capace di produrre l’annullamento della personalità. Serpeggia infatti nella tragedia uno scetticismo corrosivo nei confronti degli dei, accusati di non offrire niente di sicuro.
• Il valore dell’amicizia -> L’unico riferimento positivo è l’amicizia, il cui valore principale sta nel non essere soggetta alla sorte e nell’essere l’unica risposta possibile all’ostilità degli dei.

Elettra: Dopo aver assassinato Agamennone, e per evitare che potenti discendenti vendichino un giorno la sua morte, Egisto ha dato Elettra in sposa a un contadino. Oreste, giunto ad Argo con Pilade per uccidere la madre Clitemestra, si finge un messo di Oreste e si presenta alla casa del contadino. Questi, uomo di animo nobile, gli offre ospitalità e convoca il vecchio pedagogo di Agamennone, lo stesso che salvò Oreste, quando era piccolo, dalla morte. Il pedagogo narra a Elettra di aver trovato presso la tomba di Agamennone riccioli e orme simili ai suoi, indizi del ritorno di Oreste. Elettra non gli crede e smonta le prove; riconosce però il fratello quando il vecchio nota nel finto messo un’antica cicatrice. Oreste ed Elettra preparano ed eseguono la vendetta uccidendo Egisto e Clitemestra; poi però, sconvolti dal matriciclio, si pentono, finché deus ex machina compaiono Castore e Pollùce che decretano per loro la separazione e l’esilio. Pilade sposerà Elettra; Oreste, perseguitato dalle Erinni, andrà ad Atene e una volta assolto fonderà Oresteo in Arcadia. Gli Argivi seppelliranno Egisto, mentre Menelao darà sepoltura a Clitemestra.
• Il rapporto con Eschilo -> La tragedia è insieme commento, critica e correzione delle “Coefore” di Eschilo. Nuovi sono l’ambientazione (la casa del contadino), il ruolo degli umili (contadino e pedagogo) e la de-eroizzazione di Oreste ed Elettra. In polemica con Eschilo è anche la scena del riconoscimento, dove sono demolite le prove delle somiglianze genetiche.
• Il motivo della nobiltà d’animo -> Come critica ai valori tradizionali si pone il motivo della nobiltà d’animo che si contrappone alla nobiltà che viene dal ghenos.
• La polemica antidelfica -> Un’altra importante innovazione è lo scetticismo verso Apollo e verso l’oracolo che ha istigato al matricidio, infatti dubita dell’oracolo Oreste e addirittura Castore definisce non saggio il responso del dio.

Infigenia in Aulide: Agamennone ha convocato la figlia Ifigenia in Aulide, dove la flotta greca aspetta di salpare alla volta di Troia, con il pretesto di volerla dare in sposa ad Achille; in realtà, vuole sacrificarla ad Artemide per avere dalla dea i venti favorevoli alla partenza. Pentito del suo inganno, Agamennone vorrebbe impedire l’arrivo di Ifigenia, ma il messo da lui inviato per disdire la convocazione ‘e intercettato da Menelao, convinto che il sacrificio sia indispensabile; poco dopo arrivano Ifigenia e la madre Clitemcstra. Intanto Menelao, commosso dal dolore di Agamennone, cambia opinione ed esorta a risparmiare la fanciulla; ma anche Agamennone è mutato e ora si mostra risoluto al sacrificio. Da un incontro casuale con Achille, del tutto ignaro delle sue nozze con Ifigenia, Clitemestra apprende le vere intenzioni di Agamennone e chiede aiuto ad Achille stesso. Mentre l’eroe si dispone alla difesa di Ifigenia, la fanciulla decide di lasciarsi sacrificare ma sopravviene un prodigio: al momento del colpo Artemide sostituisce Ifigenia con una Cerva e gli dèi accolgono tra loro la Fanciulla. Artemide è ora benigna e la flotta può partire.
• La mancanza di forza psicologica dei personaggi -> Motivo di fondo è la mancanza di forza psicologica dei personaggi. Aristotele cita Ifigenia come esempio di personaggio incoerente, rilevando la contraddizione tra l’Ifigenia che supplica disperata per la sua vita e quella che si avvia risoluta alla morte. Ma il motivo del ripensamento investe anche Agamennone e Menelao.
• La demitizzazione del mondo eroico -> Si attua in tal modo una dissacrante rappresentazione del mondo eroico, le cui figura più illustri appaiono in balia di impulsi opposti e incontrollabili.
• Interpretazione politica -> C’è chi ha letto la tragedia in prospettiva politica, poiché si è visto nel sacrifico di Ifigenia un atto di appassionato patriottismo antipersiano, oppure rilevando l’ingiustizia del sacrifico, ha letto la tragedia come denuncia della guerra.

Baccanti: Dopo essere giunto a Tebe, Dioniso ha portato al delirio le donne della città spingendole a celebrare i suoi riti sul monte Citerone. Penteo, re di Tebe, intenzionato a punire severamente lo straniero sovvertitore, ordina di catturare Dioniso, che si finge un seguace del dio. Dioniso è imprigionato, ma poco dopo fa crollare la prigione. Intanto, sul Citerone, le baccanti sbranano armenti e saccheggiano villaggi; Dioniso suggerisce allora a Penteo di andarle a spiare, travestendosì anch’egli da baccante. Penteo, ormai in potere del dio, accetta il consiglio e si avvia sul Citerone in abiti Femminili: ‘e Dioniso stesso ad accompagnarlo. Poco dopo, Penteo viene smascherato e fatto a pezzi dalle baccanti, incitare alla ferocia sanguinaria proprio dalla madre di Penteo, Agave; e quando le baccanti tornano a Tebe è proprio Agave a portare, infilzata sul tirso, la testa del figlio: ancora in preda al delirio, la donna crede di portare la testa di un leone da lei stessa ucciso e fatto a brani. Spetta a Cadmo rivelarle l’agghiacciante verità. Nel finale, mutilo, Agave innalza il suo lamento e Dioniso, dichiarata giusta la morte di Penteo. annuncia che ad Agave, alle sorelle e a Cadmo è riservato l’esilio.
• Dioniso e Penteo -> La linea drammaturgica dominante è il progressivo insinuarsi di Dioniso in Penteo fino al completo soggiogamento della vittima con l’inversione polare dei ruoli. Dioniso, lo straniero scacciato, diviene persecutore di Penteo e padrone della città, mentre Penteo, il tiranno tracotante, perde il potere, divenendo seguace e vittima sacrificale del dio.
• L’ambiguità del dionisismo -> Motivo centrale del dramma è il dionisismo, ma riduttiva è l’interpretazione che la tragedia sia la testimonianza della conversione di Euripide all’ortodossia dionisiaca. La tragedia, infatti, denunciando la pericolosità della repressione degli impulsi elementari, si mostra dapprima favorevole ad donisismo, ma poi nel momento in cui Dioniso trionfa prende le distanze dalla violenza del dio.

Ciclope: La scena si svolge in Sicilia presso l’antro di Polifemo, e il coro è Composto dai Satiri, figli di Sileno, il vecchio e panciuto pedagogo di Dionìso. Sileno e i Satiri sono stati catturati da Polifemo, che li ha fatti suoi servi. Odisseo, giunto anch’egli nell’isola, e apprese le abitudini antropofaghe dei Ciclopi, vorrebbe partire immediatamente ma è catturato da Polifemo. Inutilmente gli chiede ospitalità: due suoi compagni sono divorati dal Ciclope. Per vendicarsi, decide di ubriacarlo e di accecarlo; i Satiri si associano, ma hanno paura e non osano aggredire Polifemo; tocca perciò ai compagni di Odisseo accecarlo. Il piano si compie e Polifemo, apprendendo l’identità di Odisseo, constata l’avverarsi di un oracolo che aveva previsto quanto avvenuto. Furente, maledice Odisseo, che si salva fuggendo.
• Eroi e personaggi satireschi -> Questo è l’unico dramma satiresco conservato intero. Vi agiscono eroi con il loro carattere tradizionale e personaggi satireschi.
• Fra Omero e la sofistica -> La vicenda è tratta dal IX libro dell’Odissea e ricalca il racconto omerico, parodiato in più punti. Tuttavia si ritrovano nel dramma satiresco posizioni e dibattiti sofistici, come il disprezzo espresso da Polifemo per Odisseo.

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