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Verga: Biografia e poetica

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 e fu il massimo esponente del verismo. Lasciò gli studi giuridici per dedicarsi completamente alla Letteratura. Si trasferì a Firenze nel 1865, scrivendo i suoi primi romanzi; in seguito si trasferì a Milano frequentando gli scapigliati e criticando il mondo aristocratico-borghese.
Dopo la scoperta del naturalismo francese, si appassionò al verismo. In questo periodo scrisse i suoi romanzi in ambiente siciliano. Il poeta si interessava ai vinti e ai deboli, ma anche a ltema del progresso. La sua visione era completamente pessimistica, ponendosi in antitesi all'ottimismo di quei tempi. Lo scrittore rappresentava un mondo di primitivi in lotta con il destino nemico. Il linguaggio utilizzato era nuovo, dava spazio a una coralità creata dal dialetto. Alla produzione narrativa si accompagnava quella teatrale. Verga morì nella sua natia Sicilia nel 1922 all'età di 82 anni.

POETICA

Verga prese spunto dal naturalismo di Zola e Flaubert. Fu proprio l'attenzione alle cose reali della vita, delle plebi meridionali che lo spinsero a una nuova descrizione artistica. Il rifiuto di questi elementi della società fecero sì che Verga si rivolgesse a strati sociali bassi. Come Zola, egli concepiva la vita morale dominata dalle stesse leggi della vita fisica e quindi si proponeva di togliere alle radici le passioni da cui zampillava la vita stessa e si propose di scrivere opere impersonali, come le esperienze di laboratorio.
L'autore sarebbe dovuto quindi sparire, per lasciare campo solo ai personaggi che con il loro concreto agire avrebbero suscitato emozioni nei lettori. Lo scrittore sarebbe stato imparziale, non avrebbe descritto i suoi personaggi, ma li avrebbe fatti parlare con la forma del linguaggio inerente al soggetto.
Verga decise di descrivere la vita della natia Sicilia, di descrivere classi sociali, in cui le leggi economiche regolavano la vita. Quindi i suoi personaggi parlano in siciliano. Lo scrittore rappresentò i suoi personaggi come umiliati, offesi, le folle schiacciate da un nemico senza volto, lo Stato.
Egli rappresentò le sofferenze, le angosce del popolo, come fece ne "I Malavoglia" dove sono descritte le pene di un villaggio di pescatori.
La gente nei suoi romanzi è sempre la stessa pur cambiando le situazioni. Non riesce a superare la valutazione pessimistica della vita, infatti, nessun raggio di luce splendeva negli occhi dei suoi personaggi. Scrisse una raccolta di romanzi: I Malavoglia, Mastro Don Gesualdo, La duchessa di Leyra, L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso.

I Vinti

I vinti sono coloro che si fanno trasportare da tutto ciò che è definito progresso. Alla ricerca del miglioramento si finisce con il perdere quello che si ha. I cinque romanzi devono parlare dei vinti in cinque diverse possibilità. Purtroppo i tre romanzi successivi non sono stati scritti, solo del primo restano alcune pagine.
Dovevano narrare la sconfitta nell'amore (la duchessa di Leyra), la sconfitta nelle ambizioni politiche (l'onorevole Scipioni), la sconfitta nell'aspirazione alla gloria (l'uomo di lusso).

Verga descriveva gli umili. Egli descriveva una società incapace di correre verso il benessere. Il Verga usava il dialetto integrale e non dava nome e cognome ai suoi personaggi, ma soprannomi. In alcuni suoi romanzi si lasciò trasportare da un sentimento d'amore intimo, durante le descrizioni paesaggistiche, profonde, ma brevi, come se avesse paura di ricordare troppo il passato.

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