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Il Ciclo dei Vinti

È un ciclo di romanzi, inizialmente dovevano essere 5, ma furono completati solo “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo”. Egli voleva dimostrare come la società italiana stesse cambiando in seguito all’Unità d’Italia, voleva studiare il comportamento delle classi sociali, partendo dalle classi più semplici, di contadini e pescatori, fino ad arrivare a quelle più alte. Voleva dimostrare anche come il progresso economico non stesse portando a nulla di buono, ma alla sconfitta della classe contadina. Una struttura analoga, era stata introdotta da Balzac e Zola, che avevano analizzato la società francese, concentrandosi però solo su quelle più basse. Il Ciclo dei Vinti doveva essere composto da:
1. I Malavoglia Famiglia di pescatori; nel romanzo, Verga spiega come una piccola famiglia di pescatori, che cerca di migliorarsi attraverso il progresso, rimanendo sconfitta. Verga, è infatti evoluzionista e fatalista; sostiene che chiunque cerchi di migliorare le proprie condizioni sociali, verrà sconfitto. Egli crede in una lenta evoluzione, la società non cambia velocemente.
2. Mastro Don Gesualdo È un muratore che con il suo duro lavoro vorrebbe scalare la propria situazione sociale. Sposa una donna nobile che si era però impoverita; ma viene guardato male, come un uomo “venuto dal nulla”. Muore infatti in solitudine, circondato da servi che gli fanno capire che non si è realizzato, ma è rimasto uno di loro.
3. Duchessa Leyra Donna borghese che ambisce a diventare aristocratica, ma non ci riuscirà.
4. Onorevole Scipioni Uomo illegale, nato fuori dal matrimonio, che vuole diventare un uomo politico, ma fallirà.
5. L’uomo di lusso Artista che vorrebbe realizzarsi nel campo artistico, ma è destinato anche lui al fallimento.
Gli ultimi tre romanzi non verranno utilizzati in quanto Verga, nei suoi romanzi, utilizzava l’eclissi dell’autore, di conseguenza, assumeva anche il linguaggio della classe sociale analizzata. In questo caso, doveva assumere un linguaggio colto, raffinato, borghese, elevato ed aristocratico; questo però, era simile al suo, dunque non riesce a creare l’impersonalità (nei primi due, al contrario, xi riesce in quanto utilizza molto il dialetto).

I “Vinti” e la “Fiumana del progresso”-Giovanni Verga (19 Gennaio 1881)


Prefazione ai Malavoglia, che funge anche da prefazione all’intero Ciclo dei Vinti. Verga fa proprie le idee di Smith della mano invisibile nel descrivere il progresso, definito come un insieme di piccole azioni con cui le persona fanno i propri interessi, creando nel complesso il bene della società. Non ha dunque una visione del tutto complessiva del progresso, che al contrario rappresentava un mito per il positivismo.
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